Enemy, un film del 2013 diretto da Denis Villeneuve e tratto dal romanzo “O homem duplicado” di José Saramago, narra la storia di un uomo, Adam Bell (Jake Gyllenhaal), che incontra un uomo identico a se stesso, Anthony Claire (Jake Gyllenhaal). La trama del film è fondamentalmente questa, ma si scompone e si complica in maniera esponenziale mano a mano che il film prosegue.

Ci troviamo di fronte ad una narrativa da ricostruire completamente – non a caso il film inizia con una citazione dal libro di Saramago: “Chaos is order yet undeciphered” che si può tradurre come “il caos è un ordine non ancora decifrato” – una storia da decifrare, interpretare, ricostruire, tanto che lo stesso Jake Gyllenhaal chiude un’intervista rilasciata ad IndieWire dicendo: “I hope I have confused you even more”. Even more?! Ma se finito il film io non sapevo manco quale fosse il mio nome possiamo stare freschi! Soltanto alla terza visione, infatti, sono finalmente riuscita a dare un senso a tutto quanto, ma quasi certamente valido solo per me, data l’immensa possibilità di interpretazioni che Enemy ci offre.

Ci sono alcune domande imprescindibili, tuttavia, che tutti dovrebbero porsi: chi è Adam? Chi è Anthony? Sono la stessa persona? Siamo nel presente o nel passato? O siamo semplicemente di fronte al frutto dell’immaginazione del protagonista?

(Warning! Se ancora non avete visto il film e volete ragionarci con la vostra testolina fatelo ora, perché rischiereste di perdervi un’esperienza di cui potreste pentirvi!)

Introduzione: il tema del controllo

Adam Bell è un professore di Storia all’Università di Toronto. Le sue lezioni sono permeate dalla noia. È specializzato in governi totalitari, cita l’Impero Romano e il controllo che gli imperatori avevano sulla plebe attraverso i cosiddetti “panem et circenses” abbassando il livello della cultura e limitando ogni forma di espressione. Più tardi cita Hegel, il quale attribuiva al concetto di storia un valore ciclico. In particolare, riportando le parole del Professor Bell, Hegel afferma che i grandi eventi accadono due volte. La storia quindi raddoppia, “prima come tragedia, poi come farsa”, come appunto ricorda Adam citando anche Marx.

Controllo. È tutta una questione di controllo. Ogni dittatura ha un’ossessione, tutto qui. È importante ricordare questo, si tratta di un piano, che si ripete in qualsiasi momento storico.

Così dice Adam ai suoi studenti, e proprio con queste parole inizia questo magnifico film che, nonostante la sua complessità, ruota attorno ad un unico, chiarissimo concetto: il controllo. È proprio il controllo, il controllo che le donne e la sua stessa mente avranno irrimediabilmente su di lui, infatti, ad orientarci attraverso l’intricata trama di questo film.

Il controllo delle donne

Le donne giocano un ruolo assolutamente centrale all’interno di questa storia.
Il film si apre con la voce della madre di Adam che gli lascia un messaggio nella segreteria telefonica. È preoccupata per lui. Poi la scena di una bellissima donna incinta. Nuda. Una donna incinta in una camera da letto. Un’immagine quasi onirica, distaccata completamente da quello che abbiamo appena visto, un flash che balena davanti ai nostri occhi senza un perché. Successivamente altre donne. Uomini che guardano donne nude. Una donna scopre da un piatto d’argento una tarantola. Tutto ciò non ha senso, dopo una sola visione.Assolutamente nessun senso. Ma se analizziamo i copiosi indizi che il film ci fornisce possiamo arrivarci.

Adam ed Anthony sono rispettivamente impegnati in una relazione. Anthony è sposato con Helen, aspettano un figlio e hanno una vita molto agiata, mentre Adam sta con una donna (Mary) che va e viene dal suo modestissimo appartamento. E fino a qua nulla di strano, giusto? Tuttavia, la cosa che ci sconvolge è la rivelazione dell’identità di questi due personaggi, tanto uguali quanto diversi: Adam scopre di avere questo “gemello”. Vuole conoscerlo. Si incontrano e scoprono di essere identici. Noi capiremo che sono la stessa persona. Ma quindi? Chi è chi? E quando lo è? E dove?

Anthony è un uomo sposato ma probabilmente infelice, legato ad una donna che non lo soddisfa e che lo porta a cercare altro altrove – si capisce che tradisce la moglie quando lui parla al telefono con Adam, ma Helen teme che lui stia solo mentendo e che stia ancora “seeing her again”. Quindi Adam altro non sarebbe che Anthony mentre ha una relazione con Mary, la sua amante, la quale arriva e se ne va quando vuole, lo abbandona nel cuore della notte perché non c’è amore, è chiaro che non c’è. Un rapporto molto freddo e sterile che possiamo associare all’appartamento di Adam: spoglio, impersonale, fin troppo modesto per essere quello di un docente universitario.


Che fosse l’appartamento che usava solo per fuggire da Helen e dalle ragnatele del matrimonio nelle quali si era irrimediabilmente impigliato, per scappare da una situazione dalla quale non riusciva più a sciogliersi? Forse. O forse Adam è Anthony dopo esser stato cacciato di casa, distrutto dalla fine del matrimonio, umiliato, ravveduto? Forse.

Adam/Anthony deve ripercorre tutta la sua storia per rielaborare il trauma che ha subito (chiama la moglie al telefono dopo chissà quanto tempo, torna presso l’agenzia di audizioni cinematografiche che frequentava quando faceva l’attore, torna nel suo vecchio appartamento in cui viveva con Helen). Infatti lo stesso Jake Gyllenhaal, durante l’intervista per Indiewire, afferma che

[The character] is having an affair, his wife is pregnant, they separate, he’s a professor but performing some idea of who he is, he’s living a different life in a different apartment, and then eventually realizes that it’s not who he really is and has to go through a number of stages to go back and commit and apologize and beg for forgiveness from the woman who he truly loves and wants to be with. And that to me is what the movie is about.

Ecco allora che i ragni all’inizio del film altro non sono che la metafora del controllo che le donne hanno su Adam/Anthony, un uomo che dopo esser stato lasciato dalla moglie torna da lei, pentito per ciò che ha commesso, ma ancora fragile e fallibile. Infatti troverà ancora la chiave, quella chiave che ad inizio film aveva usato per entrare nello strip club, e dirà ad Helen che quella sera sarebbe stato impegnato. E l’avrebbe tradita, di nuovo. E ancora una volta i suoi occhi si sarebbero impigliati nelle ragnatele tessute da quei ragni con il corpo di donna che si agitavano anche nei suoi peggiori incubi.


È per questo motivo che questa storia contempla anche la ripetizione, e ci racconta come vivere una vita senza commettere gli stessi errori, errori che però immancabilmente si ripetono, “prima come tragedia, poi come farsa”, per citare, precisamente ed ironicamente, lo stesso Adam.

Inoltre, il ruolo della madre di Adam, e della madre in generale, non fa altro che confermare questa tesi: le madri hanno il controllo su tutti, nessuno escluso. Vogliono proteggerci. E la figura della madre veste i panni di un gigantesco ragno che sovrasta la città, che ci impiglia nella sua ragnatela e non ci lascia via di scampo. La madre rappresenta la donna con la quale tutti instauriamo un rapporto che è per antonomasia impossibile da recidere.

Degna di nota è in questo caso “Mamam”, un’opera che l’artista canadese Louise Bourgeois ha installato ad Ottawa, la quale aggiunge un tassello fondamentale a questa tematica:

“The Spider is an ode to my mother. She was my best friend. Like a spider, my mother was a weaver. […] Like spiders, my mother was very clever. Spiders are friendly presences that eat mosquitoes. We know that mosquitoes spread diseases and are therefore unwanted. So, spiders are helpful and protective, just like my mother.” – Louise Bourgeois


Infine, l’ultimo ragno che ci viene rivelato nella scena finale del film (che mi ha letteralmente terrorizzata), è quello rappresentato da Helen. Una donna che ha imbrigliato Anthony durante tutta la loro relazione, e una futura madre pronta a tessere la sua tela, ora più grossa e stretta che mai. Una donna, e non solo una, che governa la vita di Adam e dalla quale lui cerca di fuggire, ma invano, poiché l’ossessione che ha per lei gli tenderà la medesima trappola. Non a caso, “ogni dittatura ha un’ossessione”, e per quanto Adam ne sia un massimo esperto pare il solo ad esserne all’oscuro.

Il controllo della mente

Il ruolo della mente e del subconscio di Adam/Anthony gioca un ruolo altrettanto chiave all’interno di questo film. Quando Denis Villeneuve ha dichiarato che Enemy

is an exploration inside yourself. […] Sometimes you have compulsions that you can’t control coming from the subconscious… they are the dictator inside ourselves

ho avuto un’altra risposta, la risposta che finalmente scioglie il filo rosso da tutti i suoi nodi. Adam/Anthony non è solamente incatenato dalle donne che lo circondano, ma anche dalla sua stessa mente, perché è quella che lo ha controllato e che lo ha portato a commettere, di nuovo, lo stesso errore. Il protagonista è soggiogato da un “governo totalitario” che non è tanto quello dell’Impero Romano dei “panem et circenses”, quanto piuttosto dal governo della sua vita stessa. Il controllo che il suo subconscio ha sulla sua mente prende il sopravvento e per quanto cerchi di opporsi a questo alla fine ricade nella stessa trappola. Adam/Anthony è il prigioniero di se stesso, è lui il nemico (enemy) della sua vita.

C’è in particolare una scena che conferma questo concetto, e precisamente quando Adam ed Anthony si incontrano per la prima volta nella stanza dell’hotel. Adam, dopo essersi reso conto che Anthony è praticamente una fotocopia di se stesso, dice di aver commesso un errore, che è stata una brutta idea, che era dispiaciuto. Sembra che l’incontro avvenuto con Anthony sia avvenuto solamente nella sua testa, come se fosse andato a ripescare nella sua mente i vecchi ricordi, il vecchio Anthony e la vita con Helen. Adam esce dall’hotel e sale in macchina, scaccia i pensieri, scaccia Anthony perché non è sicuro di voler tornare indietro. Ma Anthony lo insegue in moto. È il suo subconscio che lo insegue, che gli dice di restare, di tornare indietro, di ricominciare. È solamente la sua mente che lo intrappola, ma lui non riesce a contrastarla. Alla fine Adam tornerà dalla moglie ma, come detto prima, commetterà lo stesso errore e la tradirà di nuovo, vittima della “dittatura” della sua mente. Vittima di se stesso.

Abbiamo capito, dunque, che è tutta una questione di controllo, come diceva Adam, e la dittatura esercitata dalla sua mente ha un’ossessione, la donna, che a sua volta esercita un potere su di lui. Ed è un piano che si ripete continuamente poiché Adam sempre cederà a quell’ossessione: prima con Helen, sposandola, poi con Mary, tradendo Helen. Infine, una volta ritornato da Helen pentito e mortificato per gli errori commessi, la tradirà con una nuova Mary questa volta incontrata per strada, dopo averla inseguita salendo sul suo stesso autobus fino al suo ufficio e così via, all’infinito.

Adam ed Anthony sono quindi la stessa persona ma in situazioni diverse, prima con la moglie e poi con le diverse amanti. In base alla situazione, in base al ruolo che il nostro protagonista copre, ci vengono presentate le sue due diverse personalità: un Anthony sicuro di sé poiché sta ancora con Helen, l’ha sposata ed è per lui un’ancora sicura e ormai ferma nella sua vita, e un Adam invece al contrario fragile e debole, insicuro del rapporto che ha con le amanti, senza una stabilità affettiva e lontano dalla sua ossessione principale: Helen.

Questo film ha suscitato moltissimi dubbi riguardo l’interpretazione che più si avvicina alla realtà o al volere del regista, ma credo sia più semplice e affascinante pensare che ognuno di noi ne abbia individuata una (o più di una). In fondo è un film che investiga sulla mente e l’inconscio dell’uomo, un luogo oscuro e impenetrabile anche a noi stessi tante volte. Un luogo nel quale ci perdiamo e dal quale non riusciamo ad uscire, intrappolati dalle ragnatele che noi stessi (noi, i nostri nemici) senza volerlo abbiamo tessuto nei nostri sogni più remoti.

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