Il terzo trimestre

Il terzo trimestre è quello, a mio parere, più strano. Io ora ci sono dentro fino al collo. Mentre scrivo queste parole mancano poco più di 3 settimane al parto e sinceramente non vedo l’ora che Alien esca da questo corpo!

Sono pesante, nel vero senso della parola. Ho preso 12 kg, il che non è male, pensavo peggio. Quando ho scoperto di essere incinta una delle mie paure più grandi era di prendere 25/30 kg, cosa abbastanza tipica nella mia famiglia. Mia mamma, quando è rimasta incinta di mio fratello, era diventata talmente grassa che il collo aveva lasciato posto ad una pappagorgia allucinante. Mia zia, quando aspettava mia cugina, mi chiese di ritrarla con il pancione, fiduciosa dei miei anni passati al liceo Artistico (nella nullafacenza totale ma lei questo non lo sapeva) e alla fine si è lamentata della somiglianza tra il mio disegno e le opere di Botero.

Le tette si gonfiano, ma a giorni alterni.. e a tette alterne. Probabilmente allatterò ad un cilindro.
I capezzoli sono diventati enormi e scuri, io che ho sempre avuto le tettine rosa ora non le riconosco più. Sono tornate adolescenti le mie tette. Stanno lì, sembrano due esseri a sé che vivono la loro vita, ognuna per conto proprio. Aspettano solo il momento opportuno per trasformarmi nella rivale della mucca frisona.

Ti gonfi, ma ti gonfi ovunque. I piedi diventano molto simili a quelli di Frodo alla fine del viaggio per distruggere l’anello. Le mani assomigliano a quelle di Hulk. Le labbra alla Nina Morich ti donano un’ espressione di perenne stupore, il che va bene se fai una puzzetta in ascensore, ma se sei in banca per questioni burocratiche no. Pure la papussa ti si gonfia, e questo davvero non te lo dice nessuno! La prima volta che mi è capitato ho quasi fatto un infarto, ho inviato una mail imbarazzante al ginecologo, una delle tante a pensarci bene, in preda alla paura di essermi beccata una qualche malattia in uno di quei bagni fatiscenti dove mi sono ritrovata a fare pipì, sempre grazie alla mia bambina che vive abbracciata alla mia vescica.

E poi ci sono le emorroidi. Tasto dolente di cui nessuno parla, forse perché è un tabù, ma fatto sta che la maggior parte delle donne incinte ne soffre, prima del parto e, grazie alle spinte, soprattutto dopo. Visto che non tutte le creme si possono mettere, bisogna evitare quelle cortisoniche, ci sono mille consigli che mille persone diverse vi daranno. Il mio gruppo Whatsapp del corso preparto ha discusso un giorno intero su quale crema fosse più adatta per risolvere il problema, su che alimentazione seguire, su che riti Vudù praticare e su che santo interpellare. Ma manco Odino vi ascolterà. Andate giù pesanti di acqua fredda, anche ghiaccio.
Per il post parto invece drogatevi di crema al cortisone e girate con il cuscino a ciambella come se fosse lo scudo di Capitan America, prima o poi passeranno.

Tutte mi dicevano che verso la fine la piccola si sarebbe mossa meno, ed è più o meno vero.
Cioè, non balla più il boogie, ora ha solo preso di mira con i piedi il mio fegato. Probabilmente così facendo pensa che la birra mi manchi di meno, ma non è così. Ho provato a prenderla analcolica ma è una schifezza. È come fare sesso con un pisello barzotto. Non si può, non si fa. Alla fine se riesco a stare 9 mesi senza prosciutto crudo e soppressa, cosa vuoi che sia stare senza birra. Evito farmaci pur avendo il nervo sciatico infiammato, porto pazienza, sto a riposo e aspetto che si decida a nascere.

Mi hanno consigliato di fare molto sesso per far partire il parto. Ora… ma avete idea di quanto complicato sia? Mi sento come uno dei personaggi di “Vite al limite”. Mi aspetto da un momento all’altro la visita del dottor Nowzaradan e il cazziatone solito “Signora se non cambierà le sue abitudini alimentari… bla bla bla…”. Grazie alla sciatica la cosa si complica ulteriormente perché l’unico modo al momento sarebbe avere le capacità contorsionistiche di una circense tailandese invece mi muovo come Puffetta. Mi dispiace per il mio compagno, al quale ho pensato di pagare un pacchetto da una escort.

dottor Nowzaradan

Prepararsi al parto

Nel terzo trimestre si comincia a pensare molto di più al parto e a tutto quello che ci va dietro. La parte più divertente è la preparazione della borsa per l’ospedale. Andare in cerca dei completini, delle tutine è veramente divertente e piacevole. Ho diviso tutto in varie bustine e sistemato le cose a modo, stirandole e piegandole per bene.

Poi ho dovuto preparare le cose per me. Servono camicie da notte che si possano sbottonare sul seno, una vestaglia, ciabatte, e ovviamente le mutande. Meglio se in rete ed usa e getta.
Una cosa da far rabbrividire il più morto di figa. Io ho detto NO alle mutande di carta e mi sono fatta dare delle mutande da mia nonna! Lei usa dei mutandoni di cotone della Sloggi, rigorosamente bianchi, a vita alta e come taglia credo siano una sesta/settima. Almeno non mi sembra di indossare la rete che si mette all’arrosto ecco.

Per le camicie da notte sono andata in un negozio qui in paese dove ne ho trovate due che esaudivano tutte le richieste, le ho provate comunque giusto per vedere come vestivano, e mi sono accorta che una delle due era molto trasparente. Esco dal camerino e lo faccio presente alla commessa che, invece di darmi ragione, mi dice “Beh quanto devi stare in ospedale? Solo 3 giorni? Allora puoi anche usarla tanto cosa vuoi che sia!”…. Sono stata in silenzio il tempo necessario per lasciarla riflettere sulle parole che aveva appena proferito. Ma zio cannella.

Già durante il parto la mia patata sarà del popolo. La vedranno vari sconosciuti. Avrò probabilmente punti di sutura dove non si dovrebbero avere, i mutandoni sopracitati, un assorbente di dimensioni enormi… e dovrei anche mostrare il culo ad amici e parenti che verranno a trovarmi? Donna ragiona perdio!!! Sono anch’io commessa ma questa “vendita ad ogni costo” non ti fa fare bella figura. Ho comunque acquistato l’altra camicia da notte, che trasparente non era, e me ne sono andata. Mi ha talmente demoralizzata questa ricerca che come altra soluzione ho deciso di utilizzare una maglia lunga e larga con stampato la faccia di topolino perché io, seria, non lo sarò mai.

maternità e serietà