La mia piccola ranocchia è nata finalmente! Ed è ufficiale. Una futura nerd è tra noi.

Il parto è stata un’esperienza con un mix di emozioni e sensazioni pazzesche che sono state estremamente personali. Ogni donna vive in maniera diversa il momento, percepisce il dolore e reagisce a quest’ultimo a suo modo. Per non scrivere una cosa troppo personale ho fatto un’indagine tra ragazze che conosco e ho chiesto loro di raccontarmi le loro esperienze. Ho tratto le mie conclusioni suddividendo in vari gruppi queste eroine che hanno deciso di rovinarsi il fisico e la patonza per mettere al mondo un mini-sè.

L’urlatrice

Un classico. Chi di voi non ha mai visto un film qualsiasi con una donna incinta in procinto di partorire, dove la futura mamma urlava come se le stessero togliendo un dente del giudizio senza anestesia? Io, per esempio, vengo accolta nella zona monitoraggio da delle grida strazianti di dolore.

Avete presente quando Smeagol si accorge di non avere più l’anello? Oppure più semplicemente la scena di Psycho, quella della doccia? Ecco, peggio. Probabilmente a far partorire la donna nel letto accanto, c’era Bolton di Game of Thrones che, tra una contrazione e l’altra, le toglieva un pezzo di pelle a vivo. Lei, povera, si scusava con me e io mi sentivo male per lei! Pure la ragazza della stanza accanto urlava di dolore. A me era sorto il dubbio di essere andata in ospedale troppo presto. Ok, avevo male, ma non da urlare! Ma ripeto, ognuna fa quello che si sente e per alcune urlare è liberatorio.

La travagliona

La travagliona (citando i Pozzoli) ha un travaglio che dura più o meno quanto la gravidanza stessa. Entra in ospedale il lunedì e partorisce il sabato. Si dilata un millimetro l’ora. Il bimbo, quando pare uscire, mostra il dito medio all’ostetrica e torna su nell’utero. Lei ci mette almeno 3 giorni di spinte. Arriva stremata, con la prestanza fisica di Sheldon Cooper, gli occhi iniettati di sangue e la faccia stravolta, tanto da assomigliare a Sloth dei Goonies. Mi dispiace per loro almeno tanto quanto mi dispiace per le Sfigate.

Le sfigate

Io non credo nella sfiga. Ma quando ho sentito di questi parti mi sono dovuta ricredere.
Rottura precoce della membrana, perdita delle acque ma zero contrazioni. La prassi prevede che si aspetti un po’ di tempo prima di iniziare ad indurle. Ovviamente col cazzo che partono da sole quindi vai di induzione. E niente, ‘ste contrazioni, anche con le fetucce, non arrivano, invece arriva la febbre e magari una qualche infezione. Il tutto correlato da vomito. Quindi ti ritrovi ad avere più tubi di Wolverine (in xman le origini quando viene messo dentro alla vasca per iniettargli l’adamantio), tra ossitocina, tachipirina, antibiotico e qualcosa per reintegrare i liquidi.

Alla fine tra una spinta e l’altra oltre alla cacca (un must in tutti i parti naturali), esce anche la creatura e la mamma finalmente può stramazzare e farsi una villeggiatura di qualche settimana, ricoverata in ostetricia, giusto per rimettersi in sesto.
Per tranquillizzare le future mamme questo parto è raro e comunque, so per certo dalle sopravvissute, che hanno poi coraggiosamente fatto un secondo figlio ed il secondo parto è stato una passeggiata.

Le elefantesse

Le elefantesse sono quelle che hanno una gravidanza di 10 mesi. Tanto per cominciare, alla mamma che aveva detto a tutti la data presunta, viene scassata la minchia a son di messaggi del tipo “è nato? Quandonasce alloratidaiunamossaaaaa??”. Ma il pupo sta talmente bene dentro la pancia della mamma che proprio non ne vuole sapere di uscire. Questa le prova tutte.
Cammina 25 km al giorno. Si intrufola nei condomini più alti per fare le scale. Tromba come un daino ma niente. Se poi le inducono il parto il pargolo dice “no non esco comunque, adesso mi incastro da qualche parte e col cavolo che mi tirate fuori” quindi, a lei partono le contrazioni ma del bambino manco i capelli si vedono quindi… cesareo! La poretta si sorbisce i dolori sia prima che dopo il parto.

Elefantessa può essere definita anche colei che sforna un bambino particolarmente grande. Mia zia, per esempio, ha dato alla luce un vitello di 5 kg tondi tondi. Non stava dentro all’incubatrice da quanto grande era. Aveva tante pieghe da sembrare La Cosa de I Fantastici 4 e probabilmente il suo stesso peso specifico. Pure a lei hanno fatto il cesareo. Era troppo grande e non ci passava. Elastica sì, ma a tutto c’è un limite.

La babbuina

La babbuina è colei che, dopo il parto, si ritrova ad avere una patonza gonfissima e una corona di emorroidi al posto dell’ano. Diciamo che le babbuine sono molto diffuse. Le spinte e il passaggio di un melone per la nostra prugnetta fanno questo effetto. Non vi dico la goduria che provano a farsi bidè con acqua fresca. Fatto sta che questa situazione dura poco e si sistema tutto nel giro di qualche giorno, tranquille scimmiette!

L’affettata

L’affettata, un modo carino per definire colei a cui viene fatto il cesareo. Per molte può sembrare una passeggiata ma se eviti i dolori prima… te li becchi poi! L’utero con il parto naturale torna in sesto prima e in modo più indolore. Chi subisce il cesareo dice che dopo ha avuto contrazioni molto forti. L’unica speranza è avere una cicatrice da bikini e gioire per avere ancora la patata integra.

La fortunata

Colei che partorisce con una scoreggia. Esistono. Sono rare tanto quanto gli unicorni ma esistono. Vanno in ospedale perché sentono dei dolorini. Arrivano dilatate di 4 cm. Dopo un quarto d’ora sono dilatate totalmente. Fanno 3 spinte e taaaac. Il bimbo è nato ed e di 4 kg.
Niente episiotomia. Niente punti. Niente cacca. Niente urla. Giusto una goccia di sudore ma si sa, fa caldo in reparto. Invidiatele e portate un cero a sant’Antonio chiedendo di partorire come una di loro.
Una mia cara amica ha partorito da poco e io ho deciso di metterla in questo gruppo di puerpere perché alla mia domanda “ma l’hai fatto con una sola spinta?” mi ha risposto che no, non con una, ma con 3 spinte ben fatte. Con tutti i problemi che ha avuto durante la gravidanza si meritava un parto così!

La cannibale

Questa è la mia preferita. Quando mi è stato raccontato ho riso talmente tanto da essermi fatta la pipì addosso, e non per colpa della mia patonza che deve ancora riprendersi dal parto, ma perché questa mia amica durante il travaglio.. mordeva qualsiasi cosa le capitasse a tiro.

E nel suo caso si è trattato dell’ostetrica. Lei è dentista e boh, probabilmente voleva controllare il suo calco dentale. Fatto sta che ha fatto come il lupo mannaro nella speranza di passare il dolore a qualcun’altro. Ragazze, lei si è sorbita una pera di ossitocina. Le contrazioni le sono andate da 0 a 100 in un attimo e quando sei in preda al dolore non si ragiona molto, quindi, perdoniamola come l’ha perdonata l’ostetrica che ora ha tutte le fascette nuove in ceramica. Omaggio della dentista!

La gallina ripiena

Mia nonna mi ha insegnato a fare la gallina lessa con dentro il ripieno e perché venga bene devi cucire ben stretto la parte del culo da dove l’hai riempita. Può essere una sintesi sbrigativa del mio parto e di quello di molte altre donne a cui è stata praticata l’episiotomia o che si sono lacerate. Solo che a noi il ripieno c’è appena stato tolto. Chi si lacera fino al clitoride, chi fino all’ano ma sia da un verso che dall’altro verrai ricucita e la patonza assomiglierà veramente al culo della gallina ripiena.

I tacchini al Thanksgiving Day vengono trattati con più riguardo. A me personalmente ha fatto più male il puntocroce praticato dal ginecologo sui miei tessuti che il parto in sé. Ne porto ancora i segni dato che i punti sono simpaticamente saltati dopo qualche giorno. La mia cocca è la rana dalla bocca larga. È cicciolina dopo l’incontro con lo stallone. È la mia Waterloo. La riuserò nel 2000emai.

Ora sicuramente non ho scritto di tutte le varianti di travaglio. Ce ne sono troppe. Ma da quello che ho capito c’è un unica sola costante ed è la cacca.

Vedete, una che sta per partorire per la prima volta non dice “il bambino sta arrivando, devo spingere sento la testa” ma dice “devo fare la popò!” la sensazione è quella. Le spinte sono più o meno quelle. E sì, durante il parto non esiste dignità. Non esiste pudore. Si caga liberamente davanti ad estranei. In realtà non ci si rende neanche conto finché non si sente l’odore. Io ho guardato il mio compagno e l’ho rimproverato chiedendogli se era il caso di scoreggiare in un momento così importante… Quando mi è stato detto che avevo fatto un po’ di cacchina volevo sotterrarmi dalla vergogna. Poi è arrivata un’altra contrazione e chissene della cacca, della pipì, del pudore e della dignità, non si può non spingere. Il corpo ti dice di farlo e se ciò implica defecare allora defecherai!

Quando finalmente esce la tua creatura, il tuo mini-te, il tuo bambino ti importa ancora meno di quello che hai appena fatto perché l’unica cosa che senti è un caldo atroce che parte dal petto e ti prende la testa. Ti senti ebbra. Hai in braccio questa cosa meravigliosa che hai fatto tu.

È tuo figlio, ma che è anche figlio del mondo. Lo guardi e non senti più dolore. Sei piena di gioia perché hai in braccio La Gioia. Sai che da quel momento la tua vita cambierà, ora sei madre e dovrai crescere, dovrai essere d’esempio. Quindi con gli occhi lucidi dalla felicità guardi l’uomo che ti è stato accanto. Colui che è la causa di tutto questo, lo baci e con voce roca gli chiedi finalmente, dopo mesi, una piadina con il crudo e qualche fetta di soppressa grazie.

Ah, e non dimenticarti la birra!