È il 1969. Il 20 Gennaio, Richard Nixon si insedia alla Casa Bianca mentre la guerra in Vietnam continua ad imperversare. Dopo 10 giorni i Beatles suonano dal vivo sul tetto del numero 3 di Saville Row, sede della Apple Corps, lasciando un nuovo segno indelebile nella storia della musica. Nello stesso anno i King Crimson danno alla luce il loro primo disco: In the Court of the Crimson King.

A Bethel, New York, alcuni tra i più grandi musicisti del tempo si esibiscono sul palco del Festival di Woodstock, davanti a un’enorme folla esultante, apoteosi del movimento hippie.

La sera del 9 Agosto, a Los Angeles, i seguaci di Charles Manson si macchiano del sangue di Sharon Tate, attrice e moglie del regista Roman Polansky, e dei suoi ospiti, in quella che viene ricordata come “la strage di Cielo Drive”.

Continuano le missioni Apollo mentre, sulla terra, Easy Rider fa sognare agli Stati Uniti la Libertà, tanto cara al popolo “a stelle e strisce”.

In tutto il mondo gli eventi di cui sopra, e molti altri, sconvolgono gli equilibri e la direzione giusta appare poco chiara. Lo smarrimento è causa ed effetto di questo girovagare nell’insicurezza per chiunque, in quell’anno, si chiedesse “cosa sarà di me?”.

Ramble On” significa, per l’appunto, girovagare, vagabondare, ed è il titolo di una canzone pubblicata nell’Ottobre di quel confuso 1969. Fa parte del disco Led Zeppelin II, composto dalla band durante il tour successivo all’uscita del loro primo album, nemmeno a farlo apposta, on the road.

Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Bonham. Loro formano quello che, per molti anni e forse ancora oggi, viene considerato, semplicemente, il gruppo rock più figo della storia umana.

Led Zeppelin

Hanno appena pubblicato il loro primo disco, acclamato dalla critica e dagli ascoltatori, subito in top ten, disco d’oro, tour, donne, soldi, fama, rock ’n roll. La Atlantic Records non vuole perdere tempo e chiede ai ragazzi di mettersi subito a lavoro per sfornare un altro grande successo, quindi, tra una data e l’altra, il gruppo compone e incide le tracce del secondo disco.

Sono in viaggio. La carovana che li segue macina chilometri su chilometri. Jimmy strimpella la sua acustica accompagnato a orecchio dal basso non amplificato di John mentre Bonham picchietta sul tavolino della roulotte con le sue bacchette. Improvvisano e scherzano, bevono qualche birra. Robert sta comodo sul divano, fumando una sigaretta dopo l’altra. Avvolto da una nube, è assorto nei suoi pensieri, completamente rapito dalla lettura di un grosso volume dalla copertina marrone e logora, già suo compagno di viaggio in molte altre occasioni. Il titolo dell’opera è stampato a caratteri dorati ed eleganti: The Lord Of The Rings.

Il Viaggio. Partire, per poi tornare. Cresciuti, diversi, forse migliori. Di questo parla, in fondo, il capolavoro di Tolkien, e Robert si lascia ispirare da uno dei suoi libri preferiti per scrivere il testo di questa meravigliosa power ballad che recita così:

Leaves are falling all around
It’s time I was on my way
Thanks to you I’m much obliged
For such a pleasant stay
But now it’s time for me to go
The autumn moon lights my way
For now I smell the rain
And with it pain
And it’s headed my way
Ah, sometimes I grow so tired
But I know I’ve got one thing I got to do
Ramble on
And now’s the time, the time is now
To sing my song
I’m goin’ ‘round the world, I got to find my girl
On my way
I’ve been this way ten years to the day
Ramble on
Gotta find the queen of all my dreams
Got no time for spreadin’ roots
The time has come to be gone
And thoough our health we drank a thousand times
It’s time to ramble on
Ramble on
And now’s the time, the time is now
To sing my song
I’m going ‘round the world, I got to find my girl
on my way
I’ve been this way ten years to the day
I gotta ramble on
I gotta find the queen of all my dreams
I ain’t tellin’ no lie
Mine’s a tale that can’t be told
My freedom I hold dear
How years ago in days of old
When magic filled the air
‘T was in the darkest depths of Mordor
I met a girl so fair
But Gollum, and the evil one
crept up and slipped away with her
Her, her, yeah
Ain’t nothing I can do, no
I guess I keep on rambling
I’m gonna, yeah, yeah, yeah
Sing my song (I gotta find my baby)
I’m going ‘round the world (I gotta ramble on sing my song, gotta work my way around the world baby, baby)
Ramble on, yeah
Doo, doo, doo, doo, doo, my baby
Doo, doo, doo, doo, doodoo doodoo doodoo doodoo doodoo
I gotta keep searching for my baby (baby, baby, baby, baby, baby, baby)
I gotta keep-a-searchin’ for my baby (my, my, my, my, my, my, my baby)
Yeah yeah, yeah yeah, yeah yeah yeah yeah yeah yeah yeah yeah yeah yeah (my, my, my, my, my, my baby)
Oh, I can’t find my bluebird (my, my, my, my, my, my, yeah)
I’d listen to my bluebird sing but I, I can’t find my bluebird (yeah, I keep rambling baby)
I keep rambling baby (I keep, I keep, I keep)
I keep rambling baby, baby, baby, baby, baby

I riferimenti al Signore degli Anelli sono molteplici, già a partire dall’incipit del testo, ispirato, pare, ai versi di apertura di Namárië, conosciuto anche come Lamento di Galadriel, il più lungo componimento in Quenya mai scritto da Tolkien:

Ai! laurië lantar lassi súrinen,
Ah! like gold fall the leaves in the wind,

yéni únótimë ve rámar aldaron!
long years numberless as the wings of trees!

 Yéni ve lintë yuldar avánier
 The long years have passed like swift draughts

mi oromardi lissë-miruvóreva
of the sweet mead in lofty halls

Andúnë pella, Vardo tellumar
beyond the West, beneath the blue vaults of Varda

nu luini yassen tintilar i eleni
wherein the stars tremble

 ómaryo airetári-lírinen.
 in the voice of her song, holy and queenly.

Plant immagina, o forse sogna, di trovarsi nella Terra di mezzo, protagonista di un’avventura o un viaggio simili a quelli affrontati dai personaggi dei quali molte volte ha letto le gesta. Proprio come Bilbo, che canticchia di dover partire ad ogni costo verso sentieri sconosciuti ne “Il canto della strada”, anche il frontman degli Zeppelin fantastica su un lungo e pericoloso viaggio da affrontare, alla ricerca della sua donna, la regina di tutti i suoi sogni. La incontrò quando la magia riempiva l’aria, in un’epoca antica, nell’oscura desolazione di Mordor ma Gollum la rapì e fuggi via, condannandolo all’eterna ricerca della sua amata.

 Il giovane cantante scrive il testo insieme a Page che introduce la strofa con una serie di accordi memorabili. Il basso e la batteria già sono stati scritti durante le lunghe jam session itineranti, così come la chitarra, mentre Plant sonnecchiava fantasticando di Frodo e dell’Anello.

La versione finale del brano si crea praticamente da sola, come per magia, come se i 4 avessero sentito quel brano chissà dove o quando, magari canticchiato da un vecchietto ricurvo sul proprio bastone mentre passeggia verso l’ignoto. La band registra il pezzo al Juggy Sound Studio di New York, per poi ripartire, ancora una volta, verso una nuova destinazione.

Da quel 1969, così chiassoso esagerato e concitato, un grande interprete del Rock ci parla ancora di una terra di magia dove tutto può accadere ed è già accaduto. Una terra che addirittura lui sognava di poter vedere almeno una volta.

Ho ascoltato Ramble on centinaia di volte, e molte di più dopo aver scoperto i richiami al Signore degli anelli. La certezza di condividere una passione con un grande idolo come Plant mi ha fatto sentire, in qualche modo, protetto e felice di poterlo considerare a tutti gli effetti come un membro ufficiale della comunità nerd mondiale.

Ahimè, sbagliavo.

Perché Plant cita in effetti i luoghi cari a Tolkien, e parla dei personaggi da lui creati, ma non lo fa strizzandoci l’occhio, complice. La sua non è una lode al grande autore e neppure un tentativo di dimostrare la sua conoscenza letteraria.

Plant è un artista e gli artisti non citano, non ripetono, ma si ispirano. Cercano, e trovano, il modo più adatto per portare a termine il loro scopo: consegnare un messaggio.

E la Terra di mezzo diventa, allora, soltanto una scusa. Il cantante, appena ventunenne, sta affrontando la vita e il suo viaggio è appena iniziato. Sa benissimo che non c’è il tempo per mettere radici è che l’unica cosa da fare è continuare a viaggiare, nonostante il dolore, nonostante la pioggia. Quello che cerca, o cerca di non perdere, è la sua libertà. Il mondo intorno a lui è cambiato velocemente. Una vera e propria rivoluzione è all’opera e la sua vita stessa è stata stravolta dal successo ottenuto dai Led Zeppelin. Non è sbagliato pensare che potesse essere spaventato. Chi non lo sarebbe? Ecco che allora trova rifugio in quel libro, in quelle storie, e stringe a sé i protagonisti del Signore degli anelli.

La certezza più grande infine, e la mia preferita, è che quello che pensavo fosse un nerd, proprio come me, si è rivelato, dopo tutto, semplicemente un uomo. Proprio come me.