Dopo due mesi, sette stagioni, sessantasette episodi e innumerevoli fazzoletti Tempo tragicamente dispersi fra le fessure del divano, posso finalmente dire addio a questa straziante ed inesorabile lotta contro lo spoiler che imperituro trionfa in tutto il cyberspazio a me circostante. Dopo due mesi di gioie e dolori, nuntio vobis gaudium magnum: ho finito Game of Thrones. Due mesi di folle binge watching  (che per altro non è nemmeno nel mio stile) che non solo mi ha intensamente appassionata a questa storia, ma mi ha anche permesso di cogliere fin dai primi episodi alcuni riferimenti artistici che ho continuato ad individuare quasi fino alla fine. Riferimenti che, anche in merito alla crescita dei personaggi e allo sviluppo dell’intreccio, saranno forse sfuggiti a chi ha dovuto sorbirsi l’infinita attesa per l’uscita dei nuovi episodi.

Eccomi qua, dunque, a raccontarvi quanto le passioni che portiamo nel cuore possano a volte prendere vita anche in contesti e situazioni che mai avremmo osato immaginare, e quanto la pittura, nel mio caso, possa fare capolino anche tra spade affilate e zampilli di sangue. Durante la visione di questa magnifica serie, ho visto materializzarsi davanti ai miei occhi l’olio su tela che ha fatto la fortuna di Vermeer, o i migliori pittori fiamminghi rappresentare le scene di vita quotidiana degli abitanti di Winterfell o King’s Landing, o ancora il ritratto di una giovane donna intenta a svolgere le normalissime attività domestiche che la madre le aveva insegnato da bambina. È questo il motivo per cui voglio parlarvi di alcune opere pittoriche che io trovo abbiano ispirato (o forse no?) alcune scene di Game of Thrones.

Pittura fiamminga: a short overview

Per cominciare, trovo assolutamente propedeutico delineare alcuni semplici concetti storici e stilistici della pittura fiamminga del XVII secolo, un periodo universalmente conosciuto come il Secolo d’oro nelle Fiandre, sia sul piano artistico che commerciale e religioso. Dal mio punto di vista, reputo queste nozioni indispensabili alla comprensione di alcuni dipinti di cui vorrei parlarvi, ma soprattutto penso che incarnino alla perfezione l’indole di un personaggio di Game of Thrones.

Storicamente, il Seicento è per l’Olanda un periodo molto florido grazie ai commerci con tutta Europa, e alle buone capacità amministrative della nuova borghesia fatta di mercanti, artigiani e artisti provenienti anche da paesi stranieri. Si tratta di un periodo di grande apertura mentale durantebil quale Amsterdam diventa una delle città cosmopolite più importanti d’Europa, nonché cuore pulsante per l’arte fiamminga dominato da grandi artisti come Rembrandt e Vermeer. Di conseguenza, la situazione storica di questi paesi ne definisce anche lo stile, ragion per cui la pittura fiamminga non narra importanti eventi di storia o scene religiose, ma semplicemente la realtà, la contemporaneità, la rappresentazione normale della vita di tutti i giorni. È la borghesia ora la protagonista, con i suoi artigiani e commercianti, sposati con donne di “umili” origini che si occupano di attività domestiche e di svago, quali il ricamo o la musica. I fiamminghi ritraggono episodi di vita quotidiana piuttosto banali, ma con una tale precisione e cura per il dettaglio da renderli famosi in tutto il mondo proprio per questo. E qui mi è impossibile non citare Philippe Daverio, quando in una delle sue magnifiche lezioni così ha descritto “La Lattaia” di Jan Vermeer: “Mai latte fu così latte, mai pane fu così pane, mai piccolo pezzo d’argento appeso dietro la cesta sul muro di cucina è mai stato così argenteo”. È un bellissimo dipinto che sicuramente alcuni di voi avranno visto sui libri di scuola, o al Rijksmuseum di Amsterdam.

dipinto la lattaia di Jan vermeer

Gli elementi che quasi sempre ritroviamo nelle opere fiamminghe del Seicento, e che possiamo appunto individuare ne La Lattaia, sono una finestra che lascia entrare all’interno della stanza la luce del giorno, nature morte, oggetti ed utensili casalinghi, e mobili molto dettagliati che definiscono la stanza in questione. Arrivati a questo punto, i concetti chiave che caratterizzano il genere fiammingo e che ci servono per capire (finalmente!) la relazione che hanno con Game of Thrones, sono soltanto due: scene di vita quotidiana e… luce.

Sansa in un perfetto ambiente fiammingo

Terza stagione, decimo ed ultimo episodio. Sono successe uno sproposito di cose, l’ultima in particolare riguarda un avvenimento che mi ha quasi provocato un infarto. Mi ha sconvolta. Ammazzata. Ho addirittura un video che testimonia la mia reazione (per maggiori informazioni chiedete a IL CAPO), e ancora mi si rizzano i peli delle braccia se penso a quel dannato Red Wedding. Tyrion sta andando da Sansa per avvisarla di ciò che è accaduto, ma a quanto pare i little birds di Varys l’hanno già informata. Ha il volto sconvolto, rosso di pianto. Tyrion capisce che è il caso di lasciarla stare e si allontana. Ed ecco l’inquadratura sulla figura di Sansa, sola, che disperatamente guarda attraverso le grate della finestra, grate che chiaramente alludono ad una prigione. La luce che esce dalla finestra illuminando il volto di Sansa, il piccolo pianoforte sulla destra e gli oggetti minuti e dettagliati appoggiati sui mobili al centro della stanza, fanno di questa stanza un perfetto dipinto fiammingo. I giochi di ombre e luce sono magistrali e l’atmosfera di malinconia e sofferenza è palpabile.

Sansa di game of thrones come la pittura fiamminga

Sansa a.k.a. Scarlett Johansson dei poveri

Quarta stagione, inizio del terzo episodio. Siamo a King’s Landing e Sansa riesce a fuggire dopo l’assassinio di King Joffrey grazie a Dontos (al quale qualche tempo prima lei stessa aveva salvato la vita nominandolo “fool”, come se prima non lo fosse già). Scendono velocemente dall’alto della città per dirigersi verso la nave in cui Littlefinger li sta aspettando. Per passare inosservata, Sansa indossa un mantello blu con un cappuccio molto ampio. Inizialmente non sono riuscita a non pensare a Meryl Streep in “La donna del tenente francese”. Ma è bastata un’inquadratura, una soltanto, per ricredermi totalmente.

Sansa di game of thrones come la ragazza con l'orecchino di perla

L’unica cosa che le manca è l’orecchino. Per il resto è lei, “La ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer.

La ragazza con l'orecchino di perla di Jan Vermeer

Stessa torsione del busto a tre quarti, stessa luce che illumina un lato del viso, stesso sfondo buio e stessa bocca semiaperta. Stupore e paura per ciò che sta accadendo. Entrambe hanno un’espressione molto enigmatica. Se non fosse per le diverse trasposizioni cinematografiche e letterarie di questo magnifico dipinto, non avremmo potuto fantasticare sulla complicata (e nascosta) relazione che c’è stata tra il pittore e la modella, rapporto che non sono riuscita a non paragonare a quello tra Sansa e Littlefinger, che di lì a poco avrebbe raggiunto sulla sua nave.

Needle (not Arya’s!) and thread mode ON

Siamo all’ultimo dipinto, e ultima scena, in cui ancora una volta Sansa primeggia. Quarta stagione, ottavo episodio. Littlefinger e Sansa sono già arrivati alla Vale of Arryn dove la zia di Sansa, Lysa Tully, vive assieme al figlio (ritardato, non poteva che essere suo). Alla fine del settimo episodio, Littlefinger supera sé stesso uccidendo Lysa, la donna che aveva appena sposato, ma non è qui che mi vorrei soffermare (anche se pure in questa scena sono riuscita a farmi venire un altro infarto). C’è una scena in cui, nell’ottavo episodio, Sansa è nella sua stanza a Casa Arryn. Littlefinger bussa alla porta e la osserva mentre, con molto zelo, sta ricamando.

Sansa di game of thrones come la merlettaia

Glielo ha insegnato la madre, Catelyn, e ripetutamente durante la serie la vedremo ricamare e  donare a qualcuno i suoi capi sartoriali. (Il mantello di pelliccia di lupo che cuce per Jon? Ve lo ricordate o ricordate solo i suoi bei glutei?)  Ed ecco, ancora una volta, una scena vista e rivista nei dipinti fiamminghi: una donna che con tranquillità ricama nella sua stanza. (Qui sotto, un dipinto di Nicolaes Maes, “La Merlettaia”)

La merlettaia di Nicolaes Maes

Una scena di vita quotidiana apparentemente senza significato, eppure essenziale per quest’epoca e corrente artistica. Il ruolo della donna è centrale, e centrali sono i riti di questa gente comune, ma comunque borghese, che trova diletto nel ricamo, nella pittura, nell’apprendimento della musica e in tante altre attività che si svolgono in casa. Una vita dedita alla casa e alla famiglia quella di queste donne, la stessa che d’altro canto anche Sansa, fin dai primi episodi, ci ha sempre dimostrato di avere. Mai una volta che si sia tirata indietro, nemmeno quando le è stato ordinato di sposare Tyrion o (quelpezzodimm**** di) Ramsay. Sansa ha sempre rispettato i valori e i doveri della famiglia, e allo stesso modo facevano le donne del XVII secolo nelle Fiandre.

Pittura e cinema. Due arti apparentemente distanti, eppure così affini. Henry James una volta ha scritto: “The analogy between the art of the painter and the art of the novelist is […] complete. Their inspiration is the same, their process […] is the same, their success is the same. They may learn from each other, they may explain and sustain each other.” Siamo contaminati da tutto ciò che ci circonda, e possiamo veramente prendere ispirazione da qualunque cosa. Qualunque, purché faccia parlare il nostro cuore.