Esiste un genere, all’interno del panorama del robotico, certamente di nicchia, ma che vanta esponenti illustri: il robotico misterico (di cui è un valido esponente anche The Big O, di cui ho già scritto qui. Non a caso Konaka, sceneggiatore di The Big O, è nello staff di RahXephon).
Rappresentante più famoso, anche se non ne è il capostipite, è Neon Genesis Evangelion. Le caratteristiche salienti sono una trama con più livelli di lettura e un robot non rappresentato quale un deus ex machina (superobot) o una macchina da guerra (real robot), bensì quale un organismo vivente dotato di vita propria e portatore di elementi esoterici.

Se Neon Genesis Evangelion è molto conosciuto, molto meno noto è quello che potremmo definire suo fratello, nato qualche anno dopo: RahXephon. E non ho usato il termine fratello a caso, infatti ghost writer de facto di RahXephon è proprio quel visionario di Hideaki Anno, amico di Izubuchi.

RahXephon e Neon Genesis Evangelion, simili eppure diversi

I punti di contatto con il fratello maggiore sono molteplici, quali il protagonista adolescente e tormentato, il misterioso robot che è ben più di una semplice macchina, gli invasori che mettono in pericolo l’umanità e infine la giovane Quon, che nei comportamenti ricorda fin troppo Rei.
Eppure Rahxephon assurge a opera con una propria dignità e merita una visione.

Se infatti i punti di contatto sono palesi, sono altrettanto chiari i punti di distacco. In primo luogo Ayato non è assolutamente Shinji: non si odia e non ha difficoltà a relazionarsi con gli altri. Ayato ha semplicemente le insicurezze tipiche dell’ età, che tenta di coprire con la propria coperta di Linus: la pittura. In secondo luogo il messaggio è diverso: Shinji è, secondo l’opinione dominante che mi sento di condividere, una critica di Anno all’essere otaku, all’isolamento, al rinunciare alla socialità che dovrebbe essere il sale dell’essere umano. Ayato, e in generale Rahxephon, non è nulla di tutto questo. Se critica sociale c’è, la si può individuare nell’invito a guardare oltre le apparenze e a scoprire la verità celata dietro le cose.

Altra differenza sostanziale è che RahXephon è più lineare nell’impostazione e solido nel finale. Certo è molto denso e necessita di più visioni, ma è meno ermetico di Evangelion. NGE è come il test delle macchie e ognuno rispecchia se stesso in quell’anime, mentre RahXephon è più didascalico lasciando meno spazio alle interpretazioni personali.

La trama di RahXephon

La trama è del regista Izubuchi (con lo zampino di Anno, come si è detto), che ben mischia mitologia precolombiana ed elementi tipici del robotico.
Ayato Kamina è un adolescente che vive dentro la città di Tokyo Jupiter, città isolata dentro una sfera protettiva e ultimo baluardo dell’umanità. Grazie a un fortuito incontro avrà la possibilità di uscire dalla città, e non solo. Infatti diverrà il pilota del RahXephon, potente ed enigmatico robot capace di sconfiggere gli alieni che hanno costretto l’umanità al declino: i Mu.

Non mi soffermerò ulteriormente sulla trama perché è bella da scoprire pian piano, ma posso anticipare che il fulcro principale di tutto è il suono e la musica, che funge anche da potente arma. Ayato dovrà trovare il proprio “tono personale” per scoprire chi è in realtà e compiere il proprio destino.

Conclusione

Anime non per tutti e non comprensibile a una prima visione, adatto a spettatori pazienti che hanno voglia di qualcosa di impegnato.
In conclusione Izubuchi ci consegna un cofanetto prezioso di rara raffinatezza e accuratezza tecnica.

HAIL FANACEA!