AJIN Demi Human: dalla parte degli immortali

ajin demi human

Ciao Fanacei! Io e Luca abbiamo da poco* finito di vedere (forse sarebbe più corretto “abbiamo divorato” viste le tempistiche) AJIN su Netflix e nonostante varie perplessità è piaciuto ad entrambi, evento impensabile dopo The OA.

Ambientato in Giappone, AJIN si svolge ai giorni nostri e vede come protagonista il liceale Kei Nagai. Kei è il classico secchione giapponese, con altissimi voti, pochissimi amici, e una madre che lo sprona continuamente a diventare “un cittadino onesto e rispettabile”.

Un giorno Kei ha un incidente e scopre così di essere un AJIN, ovvero una creatura immortale di cui non si sa molto e su cui il governo ha messo una taglia di 100 milioni di yen. Kei si dà subito alla fuga, aiutato solo da un amico d’infanzia.

Si scopre presto che il ragazzo non è ricercato solo dalla polizia, ma anche da un gruppo di AJIN terroristi che cercano vendetta per i maltrattamenti disumani e le persecuzioni subite.

L’azione è tutto

Il punto forte della serie sono le scene d’azione, non i personaggi: dire che molti hanno uno spessore psicologico pari a quello della carta velina è quasi fargli un complimento.

Il protagonista suscita zero empatia, non si capisce mai bene se ci è o ci fa, passa costantemente da stati di apatia totale (“Voglio una vita tranquillaaa” cit.) ad esplosioni di ira omicida.

I personaggi secondari, in alcuni casi, vengono completamente bistrattati, spariscono senza motivo, riappaiono come se non fosse successo nulla, e via dicendo.

Lo stile grafico è bipolare quasi quanto Kei: passiamo da disegni che “il mio falegname con trentamila lire li faceva meglio” alle spettacolari scene d’azione, realizzate con dovizia di particolari, e supportate da una colonna sonora incalzante che cattura l’attenzione dello spettatore da subito.

Gli AJIN: se questi non sono uomini

AJIN non è di per sé una serie che sprona alla riflessione, eppure le tematiche tirate in ballo in modo più o meno velato sono molte, come il purtroppo sempreverde tema del diverso.

Cos’è che ci contraddistingue come esseri umani? Gli AJIN non possono morire, e vengono classificati come una specie a parte, sebbene abbiano famiglie umane e provino emozioni pari alle nostre.

Ciò li rende appetibili come carne da macello per esperimenti di vario tipo, per testare nuove armi o nuovi prodotti farmaceutici. In pochissimi si rendono conto di quanto ciò sia sbagliato: la scusa del “non possono morire, non sono umani”, unita all’ingente premio in denaro per chi ne cattura uno, cancella ogni remore e anche i dubbiosi si trovano a perpetuare in modo apatico questo ciclo di orrore, esponendo gli AJIN nelle mani del governo ad una serie infinita di torture.

Tutto ciò mi ha ricordato gli esperimenti di psicologia sociale di Milgram e Zimbardo, in particolare il primo, che studiò il comportamento di soggetti ai quali un’autorità ordinava di eseguire ordini contrari ai valori etici degli stessi.

Probabilmente è un po’ tirata e l’autore aveva solo bisogno di un movente per giustificare l’odio e il desiderio di vendetta del gruppo terroristico, se qualcun altro l’ha visto e sa di cosa sto parlando (per chi no, ecco qualcosa di interessante da approfondire tra un torneo di X-wing e una fanabirra: Esperimento di MilgramEsperimento di Zimbardo) mi faccia sapere la sua opinione.

Si arriva infine anche a parlare di scelte e azioni “per il bene superiore”: è lecito sacrificare alcuni per la salvezza di molti? Con questa domanda e spero senza troppi spoiler vi lasciamo ad un’altra scelta, ovvero se guardare o meno questa avvincente e interessante, ma non imperdibile, serie anime, composta da due stagioni di 13 puntate.

Hail Fanacea!

* “da poco” significa almeno due mesi fa, che grazie a tutti voi il calendario di articoli fanacei è stato più fitto che mai!

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