Alita – Angelo della battaglia: Recensione in anteprima [NO SPOILER]

Alita Angelo della battaglia

Credo fosse il 2003 quando per la prima volta lessi in qualche forum sperduto di un ancora giovane-ma-non-troppo internet che James Cameron, il regista di Aliens e Terminator, era rimasto talmente colpito dal manga Alita di Yukito Kishiro da aver comprato i diritti per farne un film. Passano gli anni e niente, Cameron è talmente stregato dal successo del suo ultimo film Avatar che di Alita non si ha più nessuna notizia fino al 2015 quando viene annunciato che il progetto è passato nelle mani di Robert Rodriguez.

Da quel momento PANICO!

Per quanto ami le opere e la regia di Rodriguez non riuscivo proprio a immaginare il film diretto da lui…
Come poteva il regista di Dal tramonto all’alba, Machete, Desperado adattare al suo cinema un manga come Alita?
Gli unici due aspetti della cosa che mi facevano sperare per il meglio erano il fatto che Rodriguez aveva già diretto un adattamento cinematografico di un fumetto, con il pregevolissimo Sin City, e che dietro tutto il progetto c’era ancora James Cameron come produttore e sceneggiatore.

Ma arriviamo finalmente alla recensione del film in uscita in Italia il 14 febbraio:

Trama

Alita è una giovane cyborg (il cui cervello è stato installato all’interno di un corpo robotico) priva di memoria.
Le vicende si svolgono nella città discarica di Iron City, una gigantesca metropoli (dal retrogusto molto TEX-MEX) sovrastata da Salem, la favolosa città sospesa tra le nubi che scarica sotto di sé i rifiuti.
In una di queste discariche un cyber-dottore, Daisuke Ido, ritrova Alita gettata tra i rifiuti; il suo corpo ha subito gravissimi danni strutturali, mentre il suo cervello, sebbene in stato di “stasi”, è ancora intatto. Il cyber-dottore decide allora di ripararla e di donarle un nuovo corpo.

Per quanto riguarda la trama il film segue abbastanza fedelmente il fumetto, cosa che farà contenti i fan dell’opera cartacea di Kishiro e consentirà anche a i neofiti di godere di tutte le trovate narrative della trama originale.

Da questo punto di vista infatti il lavoro di Rodriguez/Cameron nella scrittura è impeccabile, l’atmosfera del fumetto è rispettata appieno: il caos della città discarica con i suoi cyborg, la sporcizia e la decadenza è riportato alla grande su schermo e soprattutto, grazie all’impiego di set reali e non totalmente ricostruiti in green screen, tutto sembra credibile e “tangibile”.
La storia scorre veloce perché gli argomenti da trattare sono tanti ma non c’è troppa fretta e questo comporta un montaggio granitico e mai raffazzonato e la narrazione scorre fluida senza “buchi”.

Estetica

Non c’erano grossi dubbi sul fatto che la CGI in questo film sarebbe stata usata pesantemente: Alita è un cyborg che combatte in un mondo di criminali e assassini anch’essi dotati di parti robotiche quindi la computer grafica era assolutamente necessaria per dare vita ai corpi dei personaggi e qui il livello non è solo alto, é ALTISSIMO.

La realizzazione di Alita è qualcosa di mostruosamente bello, l’espressività del volto (nonostante gli occhi enormi della protagonista) è di livelli mai visti prima,  le componenti meccaniche dei corpi robotici sono a dir poco eccezionali: ogni tubo, ogni placca metallica, ogni ingranaggio è studiato e modellato con estrema attenzione.

Cameron si dimostra ancora una volta il miglior utilizzatore del 3D, come per Avatar qui abbiamo il 3D migliore che possa esistere: la profondità di campo, l’utilizzo di vetri e specchi rendono l’esperienza del 3D non solo piacevole ma quasi necessaria pre godere appieno di questo prodotto.

Poetica

Come da ammissione dello stesso Cameron, quando ha scritto la sceneggiatura si è concentrato sul personaggio di Alita e sul suo rapporto con ciò che la circonda: una ragazzina innocente, dallo sguardo puro sul mondo (ecco perché gli occhi volutamente grandi ed espressivi) in un mondo che di innocente non ha più nulla. Si concentra molto sul rapporto di Alita con Ido in quanto padre-mentore-salvatore e sul suo rapporto con il coetaneo umano Hugo.

Come nell’opera di Kishiro sotto i combattimenti, le esplosioni e tutto l’action di cui la storia è zeppa c’è molto sentimento, molto cuore e molta attenzione ai rapporti umani e sono contento che sia Cameron che Rodriguez li abbiano colti e riportati su pellicola.

Conclusioni

Sebbene il film narri solo una piccola parte degli eventi del fumetto originale credo che la storia sia abbastanza sviluppata da poter essere apprezzata da tutti, certo è che essendo tratta da un fumetto del 1990 forse alcuni eventi potrebbero sembrare “già visti” e che quindi portino poca innovazione dal punto di vista narrativo.

Quindi per gli amanti del fumetto mi sento di dire di andare tranquilli, che tutte le aspettative verranno mantenute; per chi invece si approccia ad Alita per la prima volta consiglio di lasciarsi trasportare dalla tenerezza della protagonista, dalla potenza dei combattimenti e dalla poetica della trama senza il pregiudizio di un film action tratto da un manga.

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