Belladonna della Tristezza: i sentieri sconosciuti dell’animazione

Belladonna della tristezza

Ciò che ci approcciamo ad approfondire questo mese è, a tutti gli effetti, un tesoro ritrovato. E la storia della sua riscoperta è interessante tanto quanto l’opera stessa. Ma prima, come sempre, qualche coordinata.

Belladonna della Tristezza (Kanashimi no Belladonna) è il terzo e ultimo film della trilogia Animerama prodotta dalla Mushi Production, studio di animazione del Dio del manga Osamu Tezuka.

Il film tratta essenzialmente della stregoneria nell’epoca in cui il timor di Dio governava la vita di tutti ed è basato sul trattato “Satanismo e Stregoneria” del 1862 di Jules Michelet.

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La trama

In un ricco feudo nella Francia dell’ancien regime, Jean e Jeanne sono due giovani innamorati amati e rispettati da tutto il villaggio. Con la benedizione di Dio si sposano e si recano dal signore del castello a pagare le tasse dovute. Purtroppo però Jean è un povero contadino e non può pagare tutto, per cui il nobile, attirato dalla bellezza straordinaria di Jeanne, sfrutta il diritto dello ius primae noctis per violentarla e farla abusare da tutta la sua corte.

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Questo evento traumatico darà il via a una spirale incontrollabile di eventi. Traumatizzata e persa ogni gioia di vivere, preoccupata per la vita di stenti sua e dell’amato marito, la ragazza incontra uno spiritello che le promette il potere e una vita migliore. Questo spiritello non è altri che Satana, che si ripresenterà con i suoi doni ogni volta che Jeanne sarà in difficoltà.

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Tematiche in Belladonna della Tristezza

Una dei temi forti del film è soprattutto la questione di genere e dell’essere donna. Jean è solo un elemento passivo, che subisce le angherie dei nobili e si accontenta della propria vita.

Non è così per Jeanne: sotto l’apparente patina di ragazza tranquilla si nasconde una donna ambiziosa che non vuole cedere a una vita misera. E non esita a utilizzare tutti i mezzi che può. Compresi quelli magici ed esoterici.

Da notare che questa risolutezza è comunque legata a una grande dolcezza e gentilezza, in quanto il pensiero di Jeanne è sempre quello di aiutare sia lei che il marito, di cui è innamorata.

Altro tema cardine è il confine labile tra bene e male. Satana nel film non è del tutto malvagio ed è veramente innamorato di Jeanne. Infatti, nonostante potrebbe, non la prende mai con la forza e i rapporti sessuali che consumano sono sempre consenzienti (sebbene con qualche comprensibile diffidenza da parte di lei all’inizio). Oltretutto, colui che dovrebbe essere il cattivo, aiuta davvero la donna e suo marito mantenendo le promesse fatte e rendendola una donna libera e piena di potere.

D’altro canto coloro che dovrebbero essere i buoni, i timorati di Dio, non sono altro che degli ipocriti che utilizzano la religione o, nel caso dei nobili, per mantenere lo status quo e imporre il loro volere o, nel caso degli abitanti del villaggio, per sopportare la loro condizione e vivere nell’ipocrisia. Salvo poi ritornare dalla potente Jeanne quando ne avranno più bisogno.

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Stile

Belladonna della Tristezza è un film raffinato altamente sperimentale in cui stili diversissimi e simbolismi (anche e spesso sessuali) si mischiano, in cui l’arte di Klimt si mischia a scene psichedeliche. Ciò nonostante è un’opera con una propria solidità narrativa e con una storia interessante, sebbene senza colpi di scena. Una fiaba moderna.

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Oblio e riscoperta

Acclamato dalla critica per la sua originalità, Belladonna della Tristezza è stato il canto del cigno e la pietra tombale della Mushi, in quanto fu un clamoroso disastro commerciale che contribuì alla bancarotta dell’azienda di Osamu Tezuka: il film infatti incassò pochissimo a fronte dei costi esorbitanti e di una produzione tormentata (una prima versione del 1972 venne rifiutata e si rifece da capo per almeno un terzo del film).

Scomparso dai radar del pubblico per 40 anni (al limite c’era qualche versione pirata di bassa qualità su internet) venne riscoperto nel 2014 dalla casa di produzione americana Cinelicious che volle restaurarlo. Il team che si prese carico di questo compito iniziò una vera e propria epopea investigativa per contattare chi aveva i diritti del film. Venne contattata la Rapid Eyes Movies, che si era occupata della diffusione del film in Germania e Francia, che a sua volta indirizzò gli americani verso il signor Kiyo Joo della Gold View Company in Giappone, che rappresentava la defunta Mushi Production.

Le trattative furono dure perché i negativi originali di Belladonna della Tristezza non avevano mai lasciato il Giappone, ma alla fine gli americani la spuntarono e iniziarono una solida opera di restaurazione che riportò questo gioiello raffinato all’antico splendore. Per sapere i dettagli potete leggere questa bella intervista allo staff: www.tcj.com/belladonna-of-sadness-interview

I Supremes Fansub hanno subbato il film, ma ormai sono defunti, per cui i loro torrent sono stati adottati da BM Zone (una specie di orfanotrofio dei fansub italiani); in ogni caso dei sottotitoli inglesi penso possano essere reperibili.

Conclusione

Film non per tutti, questo è certo. Ma film da vedere per ricordarsi che, oltre che di un media, quando parliamo di animazione parliamo anche di una forma d’arte.

Ed è importante ricordare che si tratta di un film che affronta, attraverso la lente del fantastico, il tema della condizione femminile e che si ebbe il coraggio di farlo uscire nel Giappone degli anni 70.

Jeanne, con gli abusi che ha subito ma anche con la grande forza che ha dimostrato, potrebbe essere ancora oggi le nostre amiche, mamme, sorelle, fidanzate e mogli. E questo il film ce lo ricorda con una scena verso la fine, quando tutte le donne del villaggio trasfigurano il loro volto e diventano Jeanne, una strega perseguitata ma anche una donna libera.

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HAIL FANACEA!

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