Black Magic M-66: i sentieri sconosciuti dell’animazione

Shirow Masamune. A questo nome una cosa viene in mente: Ghost in the Shell. Ma non parliamo di questo, sono già stati spesi fiumi di parole sul quel manga cyberpunk, sull’omonimo film di Mamoru Oshii (che è una pietra miliare dell’animazione degli anni ’90) e fiumi se ne spenderanno per la trasposizione live-action che vede protagonista Scarlett Johansson. Parlare di Ghost in the Shell è prendere la strada facile, quella battuta da migliaia di piedi. No. Oggi io voglio portarvi per un sentiero semi-nascosto, coperto di vegetazione e abbandonato. Oggi vi parlerò di “Black Magic M-66”: film animato di genere fantascientifico sceneggiato da Shirow e che ha anch’esso quale base (per modo di dire, in quanto la strada presa è totalmente differente) un suo manga dei primi anni ’80.

Black Magic - android 1

Trama

La trama è molto semplice: due robot da combattimento, in seguito ad un incidente, si attivano e iniziano a dare la caccia al loro obiettivo designato: “Ferris”, la nipotina dello scienziato che li ha costruiti e che ha immesso nei robot i dati della ragazza solo a fine sperimentale. Nel loro imperversare i due androidi verranno braccati (con scarsi risultati va detto) da un commando di Forze speciali e da due cronisti che mirano a fare lo scoop della vita, Sybel e Larry.

Regia

Caratteristiche salienti di quest’opera sono le inquadrature, assolutamente azzeccate e cinematografiche, che fanno impallidire molti film d’azione odierni che orami puntano su facili dinamiche prive di classe ma soprattutto (troppe volte) immotivate. A tali inquadrature si aggiunge anche un sottofondo musicale che riesce a dare sempre la giusta tensione e non è mai invasivo o di troppo.

Black Magic - android 2

Design

Assolutamente da segnalare (ma perché il sottoscritto è fissato con questi dettagli) è il design degli androidi: molto ben elaborato e che dona loro una grande eleganza e fluidità nelle scene di combattimento. Le fattezze sono umane o meglio umanoidi; scordatevi  i bei visini di C-17 o C.18: questi sono macchine da combattimento efficienti e ben equipaggiate, senza orpelli o abbellimenti. Sono più somiglianti a manichini che non a persone, il che li rende ancor più inquietanti. Gli Androidi di Black Magic Non utilizzano armi da fuoco, quindi vedrete delle belle coreografie marziali ma non è finita qui perché questi androidi sono anche dotati di alcuni gadget sfiziosi come gli artigli eiettabili e una bella sorpresina nel caso vengano catturati.

Tematiche

A uno spettatore ancor più attento potrebbero balzare agli occhi alcuni elementi e tematiche che poi riaffioreranno nel film di Oshii: il rapporto fra società civile e corpo militare, il rapporto uomo macchina. Ma anche se volete semplicemente un film d’azione, Black Magic vi offre violenza e una buona dose di sangue (non splatter, ma sicuramente adeguata alla storia. D’altronde sono androidi assassini, non il robot Emilio che volevamo tutti per Natale). Non escludo abbia preso qualche elemento di ispirazione da Terminator, considerato che il film è del 1984 e Black Magic del 1987, quindi consiglio a chi ha amato il film con Shwarzy di recuperare questo piccolo gioiellino. Potete scaricarlo in sub ita dal sito dei Kanjisub.

Conclusione

In definitiva, si può ritenere questo film un lavoro con tutti i fondamentali al posto giusto: una trama ordinaria, che però è confezionata come si deve, senza frizzi o arzigogoli, essenziale ma completa, e, soprattutto, con ritmo. La tensione non cala mai, anzi raggiunge il suo apice  con la scena dell’ascensore: immaginate un androide killer chiuso in pochi metri quadri con il suo obiettivo primario e l’unica cosa che si frappone tra loro… siete voi e un marchingegno che fa da scudo magnetico. Ansia, giusto?
Ecco il sentimento che pervade tutto il film è l’ansia della fuga, la paura che l’androide a un certo punto sfondi la porta, esca da una botola, ti afferri il braccio da una finestra.

Questo film è l’ulteriore riprova che il mondo dell’animazione giapponese è talmente sfaccettato che nella sua vastità si può sempre trovare un tesoro nascosto come questo. Magari troverete una versione con sottotitoli in inglese sgrammaticato, ma si trova. Di conseguenza frasi come “gli anime non mi piacciono” (che poi cosa vuol dire “anime”? Davvero è corretto chiamarli così?) lasciano il tempo che trovano, un po’ come dire “non mi piacciono i film”. Per questo cercherò ancora di raccontarvi altre opere animate semi-sconosciute.

D’altronde se una cosa è famosa vuol dire che se ne è già parlato abbastanza.

HEIL FANACEA!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.