Cosmic Sin: l’intrattenimento ignorante di cui non c’era bisogno

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Cosmic Sin. Già dai primi secondi del trailer si preannuncia una bella scorpacciata di ignoranza. Bruce Willis, alieni/zombie, ambientazione futuristica, astronavi, esattamente quello che ci vuole per staccare la testa un paio d’ore e godersi della sana azione, giusto? ‘Nsomma….
[seguono spoiler]

La trama è semplice: nel futuro l’umanità inizierà a colonizzare altri pianeti, e in uno di questi avviene un contatto con forme di vita extraterresti (per la prima volta nella storia dell’umanità), non nel più pacifico dei modi. Chi chiamano per risolvere la situazione? Naturalmente un generale dell’esercito (Bruce Willis) che in passato per prevenire un’insurrezione ha nuclearizzato un pianeta di civili. America at her finest. Il film procede seguendo i classici binari dei film d’azione, le cui fermate sono annunciate con circa 25 minuti di anticipo. I nostri eroi salveranno capra e cavoli e alla fine l’umanità scamperà il pericolo cosmico, nulla di nuovo su questo fronte.

Se quindi il percorso è stabilito e conosciamo l’arrivo, la differenza in questo genere di film la fa il resto del contesto, e purtroppo in questo Cosmic Sin di originale non c’è nulla, sotto nessun punto di vista.
Le dinamiche scimmiottano quelle di un film d’azione, ma sono talmente esagerate e forzate da risultare per nulla credibili anche in questo contesto.

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Lo sguardo vacuo e perplesso di chi sa già com’è il film

I personaggi sono delle macchiette perfino per essere delle macchiette. Cambiano opinione con la stessa facilità e frequenza con cui un neonato perde l’attenzione, nei momenti in cui provano a dimostrare emozioni sono più patetici e meno plausibili di quando il T800 tenta di spacciarsi per un umano.
Agiscono in modo più stupido dei personaggi di Prometheus, di conseguenza la trama avanza unicamente grazie a deus ex machina che non fanno neanche sollevare dubbi, perchè altrimenti il film sarebbe ancora bloccato ai titoli di testa.

I dialoghi sono talmente triti che fanno rimpiangere quelli de I Mercenari, occorrono due minuti di monologo per esprimere un concetto che in Independence Day viene elegantemente riassunto in “niente pace”. Non manca la scena in cui Willis fa le sue richieste per accettare la missione, ma nel futuro va male come nel presente quindi si accontenta di avere una pensione. Nota positiva: l’unica citazione latina che fanno viene pronunciata correttamente e usata nel giusto contesto (forse è questa la vera fantascienza proposta dal film).

Passiamo all’ambientazione/scenografia. Il film è ambientato nel 2500, ma a quanto pare esistono ancora le auto come le conosciamo oggi (hanno come unica differenza quella di avere un singolo faro anteriore in più). Ci sono jukebox usciti dagli anni 70, evidentemente non ci sono stati progressi in campo musicale degli di nota: il sogno distopico di ogni boomer. L’ordigno di fine di mondo La bomba quantica è grande come una bottiglia d’acqua ed è un incrocio tra un candelotto di nitroglicerina ed un gremlin: non deve essere sottoposta ad urti, e deve stare calma altrimenti spacca tutto. Gli alieni sono dei fan dei film Marvel, invece di indossare armature potenziate (come fanno i soldati umani) indossano delle cappe, e al posto di caschi delle maschere con lineamenti deformi che paiono usciti da un brutto numero di Spawn. L’esoscheletro indossato da Willis sembra una miniatura di Warhammer dipinta male, talmente male che ogni volta in cui viene inquadrata è fuori fuoco altrimenti sarebbe troppo scrausa.

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Tron wannabe

Willis è invecchiato e si muove con la grazia e le smorfie di un Bud Spencer, purtroppo gli scazzottamenti che fa dovrebbero essere seri. Se avessero utilizzato gli effetti sonori dei ceffoni dei film di Bud sarebbe stato tutto più godibile.

Infine, le scene d’azione sono di una bruttezza rara. Sono confusionarie, infarcite di primi piani dei protagonisti alternati a inquadrature del campo di battaglia, che però non si vede, causa uso massiccio di lens flare che farebbe venire un attacco epilettico a J. J. Abrams. Le poche volte in cui questo paradigma non viene rispettato tutto è immerso nella nebbia. Non si capisce se tutto ciò sia dovuto ad una pessima regia o per mancanza di budget, ma quando arrivano le scene ambientate nello spazio arriva l’epifania: gli effetti speciali utilizzati fanno rimpiangere il film di Dune (quello dell’84).

Concludendo, Cosmic Sin si macchia del peccato che spesso contraddistingue questo genere di film: si prende troppo sul serio, non rendendosi conto di non esserne all’altezza. 88 minuti di brutte scene d’azione, dialoghi ridicoli e trama inesistente sono troppi, se fatti senza l’intento di strappare delle risate allo spettatore.

Passate oltre senza rimpianto.

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That’s all folks! Alla prossima!

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