Devilman Crybaby: un’occasione sprecata? (recensione)

Una settimana fa circa ho visto anche le ultime due puntate di Devilman Crybaby. Sui social se n’è fatto gran parlare e ho letto tantissimi pareri molto positivi, se non addirittura entusiastici. Io resto con una strana sensazione di incompiuto. Ci ho messo giorni a convincermi a pubblicare questo pezzo.

Cercherò di spiegarmi al meglio in quella che per me – più che una recensione – risulta una critica puntuale sugli aspetti che hanno generato il mio mancato innamoramento.

Non discuto la particolare scelta tecnica adottata, che rappresenta appieno la nuova onda dell’animazione giapponese seriale spesso con character design più minimal e a volte dei tratti decisamente più naif rispetto i predecessori degli anni 90.

Se al primo impatto si fatica un po’ ad “ammirarla”, c’è da dire comunque che ha tanti pregi e uno stile davvero personale ed azzeccato (oltre che rispettoso dell’originale tratto di Go Nagai semplice e fortemente stilizzato). Le scelte al “risparmio” (animazioni ripetute, linee semplici, sfondi a volte non particolarmente delineati) sono più che comprensibili e alla fine il bilancio è abbastanza positivo (a parte certi demoni che definire stilizzati è un eufemismo – scelta voluta? Mah). Ricordo ancora la visita che il mio collega Itomi di Lega Nerd fece ai piccolissimi studi Science SARU e l’intervista a Masaaki Yuasa: in 6 mesi e poche persone sono riusciti a svolgere il lavoro che – tradizionalmente – avrebbe richiesto un paio di anni di lavoro di circa una trentina di persone.

 

 

Per quanto riguarda la storia ho davvero tanti punti interrogativi.

Partiamo dall’inizio: c’era bisogno finalmente di una serie animata completa su Devilman.

Il cartone animato ce lo ricordiamo tutti (beh quanto meno chi ha la mia età) e ovviamente sappiamo quanto si discostava dall’originale manga del 1972, per esigenze televisive e perché rivolto di certo ad un pubblico differente e più giovane.

I due splendidi OAV del 1987 e del 1990 purtroppo non hanno mai visto una continuazione, lasciandoci con quell’immagine statuaria dell’Arpia Silen, morta nel tentativo di abbattere Amon/Devilman e un Akira Fudo ferito gravemente, sconfitto. Vi ricordate il bellissimo tema di apertura di Kenji Kawai (autore anche della colonna sonora dell’immortale Ghost in The Shell di Mamoru Oshi)? Ecco stiamo parlando di un gioiello, purtroppo rimasto incompiuto. Con gli anni ce ne siamo fatto una ragione.

 

Amon – The Apocalypse of Devilman, tratto dall’omonimo manga di Yu Kinutani, in parte colmava la nostra curiosità, presentandoci non solo degli approfondimenti su Akira Fudo e Amon, ma soprattutto su Ryo Asuka e sulla sua vera identità. Il motivo per cui fa incarnare Amon nel suo amico Akira Fudo, per salvarlo dall’apocalisse, palesa un amore profondo e quindi anche la probabile omosessualità di Ryo.

 

 

 

Ma rimaneva un vuoto, scoperto. Lasciato li per anni senza che nessuno si sentisse in grado di farsi carico di questo compito. Fino ad oggi, o meglio al 2017, nel 45° anniversario dell’uscita dell’opera del vecchio maestro Go Nagai, l’uomo che, in pratica, ha modellato la maniera di fare fumetto e animazione giapponese dei tempi moderni.

Un autore così importante i cui personaggi sono diventati molto più che iconici e cross-generazionali. Sono diventati un esempio da seguire, una leggenda. E anche un ottima fonte di reddito derivante dal merchandising.

Quindi davvero si sentiva il bisogno di una serie animata di qualità che colmasse questa lacuna.

Lo studio Science SARU con la direzione artistica di Ryo Kono e la regia di Masaaki Yuasa, ha infine stretto l’accordo con Netflix. E grande fu la gioia all’annuncio.

Non vi svelerò particolari della trama, non sarebbe giusto, ma mi soffermerò sui dettagli che non sono riusciti a farmi innamorare di questa serie, nonostante io sia un fan di lunga data e nonostante un approccio alle puntate davvero sincero e non viziato da pregiudizi di alcun tipo.

 

 

Rispetto della trama originale:

È bello e giusto quando un “remake” rispetta la trama originale con le sue caratteristiche e peculiarità.

Ma è altrettanto giusto e piacevole quando i nuovi sceneggiatori introducono anche elementi nuovi, contestualizzati alla società odierna, lasciando inalterato lo spirito e i colpi di scena, ma ammodernando il tutto. Tanto comunque ci sarebbero gli insoddisfatti da entrambe le parti.

È quindi un bene che abbiano rispetto la trama e i personaggi, è anche ammirabile il tentativo di introdurre i social, i video virali ecc. ma, in generale, il poco coraggio dimostrato nel ricontestualizzare sceneggiatura e situazioni rende il tutto un po’ forzatamente datato. Quando si vuole “svecchiare” si deve essere decisi. E non è questo che a mio avviso traspare dalla serie.

 

Personaggi principali

Akira Fudo rimane pressochè quello che conosciamo. Un giovane sensibile e impacciato che improvvisamente e senza troppi preamboli diventa un carro armato di potenza, sentimenti, emozioni e cattiveria all’occorrenza. Che si può dire? Il personaggio buono che sfrutta i poteri diabolici per la “giustizia” o per difendere la malvagità lo ha inventato proprio Go Nagai quindi non si può dire nulla. Anche se è un personaggio che per caratterizzazione e motivazioni rimane decisamente “old” e pieno di “buchi motivazionali”, non più tanto perdonabili nel 2018. Però dobbiamo tutti ammettere che funziona oggi come ieri.

 

Miki Makimura sarà anche il “personaggio puramente buono contrapposto alla malvagità del mondo” odierno, ma rimane di una ingenuità e di una mancanza di spessore davvero incomprensibile.

Fissata con la corsa in un loop anche fin troppo ridondante, con un sorriso stampato fisso  e con dialoghi a volte al limite del puerile (fino agli ultimi episodi in cui riacquista credibilità).

Quella che dovrebbe essere una sorta di “influencer”, un personaggio noto a scuola e sui social, che con un post pubblico – vedrete – riesce a muovere una “rivoluzione”, non è accettabile che sia ridotta per la maggior parte del tempo ad una macchietta da salvare su una monorotaia caratteriale davvero noiosa e prevedibile. Se la scelta è voluta è addirittura demotivante, perché fa sembrare i buoni e puri di cuore degli ingenui senza speranza.

 

Ryo Asuka parte molto bene, fungendo da controparte cattiva della coscienza di Akira Fudo. Poi ce lo ritroviamo improvvisamente (come nel manga e pure nell’OAV) ad occupare una posizione di rilievo sociale e accademico immotivata (per carità, conoscendo la sua vera natura, con il suo carisma può ottenere ciò che vuole, ma resta un personaggio con un buco di background enorme). I suoi discorsi sono piuttosto deliranti e le motivazioni sempre poco chiare, così come la ragione per cui tutti gli credono come degli allocchi (ripeto fino allo sfinimento: nel 72 andava bene, tanto il focus era su altri aspetti dell’opera, ma oggi non sta più tanto in piedi). Solo alla fine trova uno scopo, un significato e una redenzione.

 

Personaggi comprimari

I rappers sono la trovata più buona in tal senso. La piccola gang che modificherà il proprio ruolo nel corso della storia risulta un ottimo adattamento dei bulli del manga. Raccontano con i loro freestyle il disagio sociale e fanno da narratori fuori campo che introducono l’ambiente e il background in cui ci troviamo. Totalmente promossi.

Il resto del popolo è stereotipato/omologato come spesso accade nelle opere di Go Nagai che concentra sempre il focus sui protagonisti principali. Semplice carne da cannone, senza un’identità, da consumare ai fini di trama, dedita a stupri, linciaggi e a tutto il peggio offerto dagli istinti umani, quanto alla lacrima facile o al coraggio improvvisato. Fanno volume e servono per giustificare il fatto di essere sul pianeta terra. Metafora della società odierna? Piano, non è tutto bianco o nero, malvagi e buoni, è pieno di sfumature che non si intravedono, neanche nei due ulteriori “devilman” comprimari della seconda metà della serie.

 

Assenza di spiegazioni

Ci potremmo scrivere un libro su questo aspetto. Il pubblico oggi ama la completezza delle informazioni. Anche se sono inutili a fini di trama o non modificano l’economia della storia. Ma il pubblico è ingordo, vuole informazioni, speciali approfondimenti, spiegazioni a tutto. A me sta bene lasciare qualche alone di mistero, anzi ne godo perché mi permette di farmi le mie congetture con gli amici davanti ad una birra. Ma i buchi di background un po’ mi infastidiscono. Passiamoci sopra.

 

Uso della violenza e del sesso

Tanta violenza. Tanta nudità. Tanto sesso. Anche quello proprio disturbante. Si, è vero che per Go Nagai ogni occasione era buona per mostrare del nudo, degli squartamenti o entrambi contemporaneamente, ma quello che nel 1972 poteva essere considerato rivoluzionario e fortemente critico a scopi di denuncia sociale (in particolare nei confronti della rigida e conformata società giapponese), oggi lascia un po’ imbarazzati. La scena terribilmente gratuita in cui l’ingenua Miki si reca dal fotografo e sente l’immotivata esigenza di farsi un bagno a casa di un semi sconosciuto fotografo di modelle in costume (già autore di una violenza sessuale, abbastanza inutile ai fini di trama, perché i motivi per il “cambiamento” di Mi-Ko erano già presenti e sufficienti) è piuttosto banale. Così come l’improvviso e macabro coito di Mi-Ko con il maniaco sconosciuto. Abbiamo visto di tutto. Per fare un esempio, le serie HBO hanno mostrato incesti, peni mozzati, stupri e molto altro, quindi l’uso del sesso violento non suscita più troppo scalpore. L’omaggio (se di questo si tratta) alla violenza esplicita del manga, risulta più un mezzo per rendere la serie VM18, un pretesto per dire “Devilman è roba per adulti”.

 

Critica alla società

Devilman critica la società odierna, afflitta dalla superficialità e dalla perdita dei valori, che crede alle fake news, che sui social fai proclami e si schiera da una parte o dall’altra, inneggiando alla violenza e alla discriminazione. Molto bene, allora sarebbe stato questo il punto da enfatizzare,  utilizzando i personaggi come veri e propri testimonial e perni della controversia. Ci troviamo Miki Makimura, che senza mai apparire impegnata su social o servizi televisivi, diventa icona degli studenti suscitando l’invida di amiche e vicini. Non parliamo di Lois Lane, cronista d’assalto in prima linea al fronte per documentare gli abusi dei soldati, pur mantenendo la sua incredibile femminilità. Parliamo di una studentessa con la fissa per la corsa a staffetta (bella la metafora del passaggio di testimoni, ma dopo un po’ anche basta) che non mostra quasi nessuna peculiarità se non un’infinita bontà d’animo che le fa compiere azioni spesso troppo avventate. Stesso discorso più o meno vale anche per Ryo. Mi sarei aspettato una maggiore contestualizzazione sociale, una attinenza ancora più marcata ai veri problemi sociali e in generale un background più verosimile e meno stereotipato.

E con questo mi fermo. Ho voluto analizzare solo gli aspetti che ritengo principali, anche perché le ultime due puntate della serie accelerano in maniera assolutamente forte e mi hanno restituito un po’ di piacere della visione.

Insomma Devilman Crybaby è un’opera importante, visto che è la prima serie animata, rispettosa dell’atmosfera originale del manga di Go Nagai, che tuttavia spinge sul percorso facile della violenza estrema, senza tuttavia contestualizzarla bene i punti forti che avrebbero reso la serie davvero importante e di spessore.

 

Rimane la sensazione di un’occasione sprecata. Si poteva fare di più, di meglio a mio avviso. Un po’ sul comparto tecnico (ma rimane una cosa puramente soggettiva) e un po’ sulla profondità di trama, se solo ci fosse stato il coraggio di grattare via quella patina di – normale – ruggine del tempo, lucidando a fondo i tratti più attuali che sicuramente ci sono, ma non in modo approfondito.

Per tutto il resto rimane il manga. Un capolavoro per l’epoca e un’icona oggi. Un capostipite. Un libro che dovreste avere a testimonianza di cosa può arrivare ad essere l’uomo se si lascia andare ai suoi istinti.

Giovanni “Zeth Castle”

Lega Nerd – Il Trono Del Re

 

Link utili:

Per saperne di più su Devilman: http://leganerd.com/2017/12/11/trono-del-re-speciale-regali-natale/

Per acquistare Devilman Omnibus nella variant gold cover di Feltrinelli (J-Pop): http://amzn.to/2DpQnY9

Devilman Serie completa (J-Pop): http://amzn.to/2mPgVa6

Devilman – Serie completa in DVD : http://amzn.to/2Dwv9qH

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.