Game Of Thrones La lunga notte: L’arte della Guerra

Game of thrones l'artre della guerra

Dopo anni di astinenza dalle pizze in faccia del Gioco dei troni, e dopo due prime puntate che le riunioni di condominio di casa mia a Jesolo sono più interessanti, si è finalmente tornati a menare le mani.

E DIO SE SONO SCHIAFFI

In questa serie di articoli, facenti parti della moderata e elegante rubrica del FULL METAL ANALISI, faccio una attenta e professionale disamina tattico/strategico/militare di film e serie tv, con un livello di dettaglio che (giuro) provoca azioni di onanismo nelle più rinomate società di Soft Air.

(N.B. Non ho assolutamente trovato “disamina” nel trova sinonimi di Word)

Le analisi delle puntate del Trono di Spade sono cominciate durante la scorsa stagione (qui i link a quelle passate) ma potete decisamente cominciare da questa e, se vi garba, leggervi le altre con calma che tanto quelli del Soft Air vi prestano i fazzoletti.

Inutile dire che è stata scritta con intenti faceziosi, poiché chiaramente il primo punto della serie è renderla interessante e non strategicamente accurata, e sarà piena zeppa di spoiler SPOILERANTI sulla 03X08 quindi proseguite solo se siete in pari con la serie.

INTRO

PRONTI VIA PARTITI

Inutile dire che questa puntata è un autentico disastro di strategia, pieno di turbocazzate che rischiano di sminchiare in continuazione qualsiasi parvenza di speranza per gli scapicollati di Grande Inverno, già sguazzanti nella melmaommioddiononèmelma.

Come scrivevo nel primo articolo di queste analisi (leggetevi almeno l’inizio) le cause di una sconfitta di una battaglia sono spesso riconducibili al tradimento di uno dei 9 principi della guerra e, pur se in realtà alla fine della battaglia i nostri eroi vincono, lo fanno con una immeritata dose di culo, o meglio, di preveggenza divina di quello che a conti fatti è la star di tutta la puntata.

(No, non è Arya)

Ma andiamo con ordine.

Risulta difficile trattare questa puntata con occhi forzatamente realistici, essendo che è un conflitto estremamente asimmetrico, che vede da una parte una serie di uomini con assetti medioevali/fantasy ma comunque riconducibili a quelli di eserciti reali passati e moderni, e dall’altra una serie di zombi scatenati, privi di ogni possibilità di cedimento fisico e morale, e quindi scarsamente soggetti alle classiche dinamiche del conflitto bellico.

Con queste premesse, cominciamo alla grandissima.

IL COMANDANTE

Non c’è.

O meglio il campo di battaglia è gestito da una serie di capi e capetti (che agiscono a capocchia) che comandano ognuno un po’ a fatti suoi, senza una superiore autorità capace di indirizzarli verso un unico obiettivo e coordinare le forze al meglio.

Soprattutto in esercito estremamente eterogeneo come quello ammassato a Grande Inverno, soggetto al grande pericolo di uno scollamento di interno, sarebbe stata necessaria una figura autorevole ed autoritaria capace di tenerli uniti, abile nello sfruttare al meglio le peculiarità di ogni reparto presente (magari lasciando comunque ampio margine di iniziativa ai propri comandanti subordinati).

La cara Dany avrebbe a tutti gli effetti potuto essere il comandante più indicato per infondere spirito, unità e volontà combattiva nelle varie e diversificate truppe (grazie alla sua fama GODLIKE di liberatrice di popoli e generatrice di draghi), magari coadiuvata da uno staff assolutamente competente in fatto di strategia e tattica (Jamie Lannister, che ricordiamo non aveva draghi e le ha quasi rotto il coolo in passato) e da un nordico pulentùn come il Giovanni Neve, capace di darle la legittimità che sembra mancarle a Grande Inverno. Avrei aggiunto anche il sagace Tyrion che spesso ha dimostrato di capire le situazione e di dare un punto di vista intelligente.

Invece no, zia e nipote vanno dillà con i draghi, senza essere MINIMAMENTE intenzionati a comandare alcun ché, dei vari bravi combattenti (ma pessimi comandanti) vengono messi a capo di fazioni a casaccio, Jamie viene messo sotto una troglodita capace solo di menare le mani e Tyrion in panchina, con le nonne.

Se avessero avuto anche Cristiano Ronaldo, lo avrebbero messo a giocare a golf.

Se proprioproprioproprio dovessi trovare un comandante di tutto questo ambaradan, anche se un po’ tirato, individuerei il caro Bran. E’ l’unico ad avere informazioni di un qualche valore sul nemico, a individuare grazie ad esse il suo centro di gravità e, a conti fatti, elaborare l’unica vera strategia in grado di comprometterlo. Grazie al suo carisma da veggente viene, fortunatamente, creduto e riesce a conquistare la vittoria. Bravo Bran.

L’INTELLIGENCE

Non c’è.

Cioè ragazzi. Di sti morti nessuno sa un cazzo. Non si sa dove sono (se non tipo mezza giornata prima perché lo si scopre a casaccio), non si sa quando potrebbero attaccare, ne a conti fatti il loro potenziale, tanto che la battaglia è un continuo di loro che fanno cose che non si aspettava nessuno.

L’unico che dice un paio di cose è Bran, che sa ma se lo tiene per se perché si, bofonchia un paio di cose (perché non è simpatico e non gli piace avere amici), da un paio di disposizioni e poi morite pure che sta cosa me la risolvo io.

Il cosiddetto ciclo intelligence, e l’acquisizione di informazioni, fa parte integrante della pianificazione della battaglia, anche attraverso l’organizzazione di piccole operazioni militari al fine di ottenerle.

Avrei visto molto bene la cavalleria Dothraki a effettuare una serie di esplorazioni mediante combattimento preventive, in modo da fornire quanti più dati possibile sul nemico ad affrontare.

Invece no. A pascolare nel freddo fino al momento clou, a una certa gli accendono le spade e tutti a morire a casaccio. Olè.

La cavalleria.

Ma ne riparleremo.

IL CENTRO DI GRAVITà

Il centro di gravità di uno schieramento è quella cosa che se compromessa gli inibisce la capacità e/o volontà di continuare a combattere.

Per fare un paragone scacchistico è il re. Non è la pedina più forte del gioco ma è sicuramente quella più importante.

Inutile dire che individuare quello che è il centro di gravità, proprio ed avversario, è di fondamentale importanza perché il nostro sforzo principale andrà, per forza di cose, indirizzato ad esso.

E’ palese che il CDG dell’esercito dei mortaccioni è il Night King stesso, mentre per l’esercito alleato è Grande Inverno.

Per le truppe dei (quasi) sette regni perdere draghi, re, regine ed eserciti interi non comprometterebbe totalmente l’esito della battaglia; Perdere la città invece, farebbe perdere senso a tutto lo sforzo bellico e porterebbe sicuramente ad una ritirata per una riorganizzazione futura.

Per la fortuna di Giovanni Neve, zia Dany e Bran, il disadattato, è l’unica cosa che imbroccano dopo una serie di cappellate immani.

Lo sfortunato re ghiacciolo invece è l’unica cosa che sbaglia. Con il re (Grande Inverno) ormai assediato da alfieri, regine, cavalli, l’asso di bastoni e Parco della Vittoria con quattro alberghi sopra, sceglie di fiondarsi sul pedone Bran.

Così. Perché gli sta sul cazzo.

Esposto come un pirla, si fa fottere da un repentino colpo di mano delle forze speciali (Arya), che appena ha sotto tiro l’HVT (high valuable target) lo mette fuori combattimento.

HOOAH!

LO SPAZIO ED IL TEMPO

 

Sono rappresentate da due gemme dell’Infinito.

Ah no scusate, ho sbagliato fandom.

Come abbiamo detto nelle precedenti analisi, la scelta del tempo e dello spazio è propria del comandante vincente, che deve tentare in tutti i modi di imporla all’avversario, indirizzandolo nella situazione più congeniale.

In questo caso l’esercito dei vivi neanche ci prova. Rimangono li, a Grande Freddo, ben consapevoli della propria inferiorità, ad aspettare non si sa che cosa.

E il re Algida glielo serve prontamente.

È lui a scegliere il dove (campo aperto, a ridosso del proprio obiettivo) e il quando (di notte).

In una situazione di inferiorità numerica sarebbe auspicabile quantomeno provare ad indirizzare il nemico verso una zona che consenta di sfruttare una particolare conformazione del terreno che la renda meno determinante (Hey, qualcuno ha detto “Termopoli??”). Visto l’efficacia che il trinceramento a pali e fuoco ha avuto, quantomeno nel rallentare l’avanzata nemica si poteva provare a farlo in una zona più congeniale, magari mettendo diverse linee da usare in successione, e usando poi artiglieria e fuoco aereo sulla massa rallentata come se non ci fosse un domani (urlando cose come GIVE ‘EM ALL YOU GOT), mentre le truppe a contatto si occupavano solo di tenere lo schieramento nemico quanto più possibile nella nostra Killing Zone prescelta.

Invece il Night King si piglia palla e campo.

Per quel riguarda il tempo decide di attaccare di notte.

Perché?

Beh ragazzi, perché di notte non si vede veramente un cazzo.

Lasciate perdere i nostri contesti urbanizzati o prossimi ad essi, che hanno sempre quello che viene definito “inquinamento luminoso” dovuto all’illuminazione artificiale.

Se avete avuto mai la (s)fortuna di camminare in un bosco di notte, vi sarete resi conto che anche sperare di muoversi senza una qualche tipo di lucetta è praticamente impossibile. La luce di sottofondo che viene mostrata nelle scene notturne dei film è quanto di più falso ci sia al mondo (anche se ovviamente necessaria per esigenze cinematografiche).

E’ questo il principale motivo per il quale nell’antichità, salvo sparuti casi, le battaglie si interrompevano al calare del sole e riprendevano all’alba. Nessuno avrebbe visto nulla, con fuoco (o spadate) amico e gente che si perdeva per strada senza capire un cazzo. Nel caos della battaglia, un autentico toccasana.

Solo nell’epoca moderna, grazie alla scoperta dei visori ad intensificazione luminosa NVG (Night Vision Goggles), si è cominciato a sfruttare appieno le possibilità offerte dall’arco notturno, soprattutto a discapito di chi ne era sprovvisto.

Ed è esattamente il caso dell’esercito dei mortaccioni. A quanto pare non sembrano risentire della mancanza di illuminazione e riescono a direzionare con efficacia il proprio sforzo bellico anche in assenza di essa.

I vivi invece, non vedono un cazzo. I nemici gli arrivano da tutte le parti, li fanno cagare addosso e vanno a morire verso il nulla più assoluto.

E il regista per dimostrarcelo sceglie di non fare vedere un cazzo neanche a noi, con scene così buie che a confronto la foto del buco nero toccava mettersi gli occhiali da sole.

Chapeau.

Sicuramente una informazione QUANTOMENO sulla posizione del nemico nei giorni antecedenti avrebbe potuto permettere una azione preventiva, con il riposizionamento dell’esercito in un luogo più congeniale e un intercettamento del nemico alle prime luci dell’alba.

Ma non importa.

GLI ASSETTI ALLEATI ED IL LORO UTILIZZO

Ma le cose sono andate così. Nonostante strategie di preparazione a uccello di segugio, comandanti assenti e piani improbabili, l’esercito assemblato a Grande Inverno è decisamente rilevante da un punto di vista di qualità di truppe assemblate, anche se, ovviamente, in palese inferiorità numerica rispetto il nemico che dovrà affrontare. Vediamo come sono state utilizzate.

LA CAVALLERIA

La strega Melisandre gli buffa le spade con un incantesimo. Poi, dal nulla, caricano il nulla.

Muoiono tutti.

Fine.

Non ho veramente capito il perché di questa scelta. Palesemente idiota come scelta tattica, che sembra quando su Age of Empire cliccavi completamente a cazzo un edificio nemico nel bel mezzo della sua fortezza e scoprivi che ci avevi mandato per sbaglio tutti i tuoi costosissimi cavalieri scelti (ma solo quando erano crepati), non ho capito neanche il senso da un punto di vista registico/di sceneggiatura.

Ma non è questo il luogo in cui parlarne.

La cavalleria è una categoria veramente preziosa (e costosa) che deve essere utilizzata per la sua vasta mobilità nel momento più opportuno. I suoi usi più premianti sono l’esplorazione (anche mediante combattimento) e come forza di manovra nell’infuriare della battaglia, riuscendo a coprire con rapidità vaste aree.

Un altro utilizzo sicuramente premiante è sicuramente mediante le sue leggendarie cariche con le lance, capaci di incutere stupore e terrore nell’avversario e a spezzarne lo schieramento. Ricordiamo sicuramente quelle della cavalleria francese, vero terrore dell’Europa medievale, e quella del Capitano Abba, comandante del Savoia cavalleria durante la ritirata di Russia, che, caricando, assieme ai suoi cavalieri i carri armati sovietici, riuscì a dare respiro al già martoriato Regio Esercito.

Questo utilizzo è ovviamente efficace nel caso di avere cavalieri armati con lance, ma soprattutto contro un esercito capace di provare emozioni come la paura, ed è assolutamente stupido contro un esercito di non morti senza cervello.

Io la avrei utilizzata nei fianchi dello schieramento, facendogli fare avanti e indietro per “contenere” l’orda, in posizione defilata rispetto la loro carica, e indirizzarla verso il mio nocciolo duro.

Che in questo stato sarebbe stata…

LA FANTERIA OPLITICA (gli immortali)

Questo tipo di fanteria di stampo greco-romano è riuscita praticamente a conquistare tutto il mondo antico.

Un muro di lance e scudi sul quale si sono abbattute orde di barbari, ricevendo in cambio un po’ di corna spezzate.

L’utilizzo che viene fatto nella puntata è parzialmente corretto, in quanto riescono a resistere stoicamente abbastanza bene tenendosi solidi, tuttavia vengono lasciati da soli nel loro sforzo e finiscono per collassare.

Non è stata prevista l’importantissima riserva, ossia un gruppo di guerrieri scelti, fuori dallo schieramento iniziale e pronti disponibili all’utilizzo nel caso uno dei fronti avesse dovuto mostrare punti di cedimento.

Come riserva avrei tenuto la…

LA FANTERIA MEDIOEVALE (le truppe di Westeros)

Dotati di armature e di una buona preparazione nella scherma, dimostrano per tutta la puntata di saper spazzare morti senza particolari problemi.

Ce li avrei visti bene ad intervenire nei punti di rottura e a respingere l’emergenza consentendo agli immortali di rifiatare e di ricomporre lo schieramento, per poi defilarsi mano mano e tornare immediatamente disponibili nelle mani del Comandante.

L’ARTIGLIERIA

Utilizzata completamente a cazzo, un paio di colpi e devono subito interrompere perché i Dothraki sono lanciati in mezzo agli altri e li rischiano di colpire con fuoco amico.

In fase di preparazione della battaglia vanno preparate una serie di linee immaginare, delimitate da particolari riferimenti del terreno, che consentano alle proprie truppe di capire fin dove la propria artiglieria andrà a sparare, in modo da non finire nella loro campana di tiro.

All’inizio si fa il cosiddetto fuoco di preparazione in modo da scompaginare lo schieramento nemico, ma, una volta che questo viene a contatto con i nostri, si deve mirare in profondità, per fiaccare i rincalzi.

Anche in questo caso, assetti preziosi (dei quali il nemico non disponeva) completamente utilizzati ad minchiam.

L’AVIAZIONE

I draghi. Praticamente dei giganteschi UH-1 della guerra del vietnam, capaci di sparare Napalm sulle truppe nemiche durante le fasi di predominio aereo e a trasformarsi in dei caccia pronti al dogfighting in caso di arrivo del un drago nemico.

Assetti preziosissimi (già in passato utilizzati abbastanza stupidamente) che proprio per questo motivo all’inizio della battaglia fanno il disastr stanno fermi ad aspettare che compaia il Nightking.

WHAT

Attenzione, non in volo con compiti di osservazione aerea (mi sarebbe anche andato bene, visto l’importanza che rivestiva l’individuazione dell’HVT) ma proprio fermi su un roccione. A guardare il nulla.

Questo finché zia Dany non dice VABBEH BASTA e si fionda nell’azione, conseguendo l’achievement “hai finalmente fatto qualcosa, ecco un biscottino”.

Se la cavicchiano anche abbastanza bene, considerando anche che la visibilità si riduce di parecchio, inficiando di parecchio le operazioni aeree, fino ad IL MOMENTO.

In battaglia, la fase in assoluto più critica per un elicottero è sicuramente la fase in cui questo deve stazionare al suolo.

L’unico motivo per cui deve essere effettuata questa operazione è per l’imbarco/sbarco di truppe e deve essere svolta in assoluta rapidità e soprattutto con TONNELLATE DI FUOCO DI COPERTURA.

E’ il momento in cui sparano tutti, mitraglieri di bordo, fanti a terra ed elicotteri d’attacco, perché il nemico deve assolutamente tenere la testa bassa e non avvicinarsi al prezioso assetto.

L’atterraggio di un drago in mezzo a un’orda di non morti me lo sarei aspettato solamente se era assolutamente necessario e soprattutto con QUESTA CAZZO DI BELVA CHE SPARAVA FUOCO E DIMENAVA LA CODA-MARTELLO IN OGNIDDOVE.

Fatto quello che doveva fare, rapidi come speedy gonzales, fuori dalle balle e ci si rimette in volo.

Invece no. Atterraggio modello romanticismo al tramonto, e cincioneggiamento al suolo senza un perché. Risultato? I morti si attaccano alla bestia come delle groupies di Justin Bieber e la cara zia Dany n’altro po’ perde pure un altro delle sue macchine da guerra.

TOTALLY DUMB

Insomma.

Anche questa puntata ci ha regalato delle pazzesche emozioni, contornate da un po’ di stupideria che vabbeh, e io sono in trepidante attesa del seguito, considerando che ci regalerà uno scontro più equilibrato e sicuramente altrettanto spettacolare.

Ci vediamo la prossima volta per un’altra analisi bellica?

Fatemi sapere che ne pensate!

Hail Fanacea!

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