Game of Thrones: L’arte della Guerra 2

Nell’articolo precedente abbiamo analizzato gli aspetti strategici delle puntate fino alla 7×3 ( trovate qui). Oggi invece vi parleremo delle strategie impiegate dai nostri generali nell’ultimo infuocato episodio: 7×4 “Spoils of War”. Spoiler tattici in arrivo. Siete avvisati.

La risposta di Daenerys non si fa attendere. È evidente quanto la madre dei draghi non sia di certo anche una campionessa di strategia militare, complice sicuramente la sua poca esperienza. Capisce però che forse Tyrion, membro traditore dei Lannister e suo primo consigliere, non è così profondamente convinto di voler vedere la sua famiglia annientata e, dopo aver chiesto consiglio ad un meno coinvolto Jon Snow, decide di prendere l’iniziativa, regalandoci probabilmente una delle puntate più esaltanti di tutta la serie, fino ad ora.

Utilizzando la potente cavalleria Dothraki e il fuoco del suo maestoso Drogon, al termine della quarta puntata, sorprende le truppe di Jaime in campo aperto e le massacra a suon di “Dracarys!” (che, per chi se lo fosse sempre chiesto, significa Fuoco di Drago).

In questo caso è lei a imporre la sua volontà e i suoi ritmi all’avversario: sceglie il campo di battaglia più vantaggioso (Robert Baratheon nella prima stagione disse: “solamente un pazzo affronterebbe i Dothraki in campo aperto”) e il tempo più propizio, ovvero quando le truppe dei Lannister sono stremate dalle battaglie appena concluse e dalla marcia verso Approdo del Re.

Jaime commette il madornale errore di non disporre delle vedette a lungo raggio durante lo stazionamento del suo esercito e si accorge dell’arrivo dei Dothraki soltanto dal rumore degli zoccoli, quando è ormai troppo tardi. Una grave falla nella sicurezza che pagherà a caro prezzo.

L’esito della battaglia vede la schiacciante vittoria di Daenerys che, finalmente, usa una delle sue armi migliori e lo fa senza alcuno scrupolo: il drago.

L’impiego militare di Drogon è fondamentale almeno quanto il suo ruolo di strumento psicologico. Il risultato ricorda per certi aspetti quello ottenuto da Annibale con gli elefanti, portati dall’Africa più che per il loro potenziale bellico, per terrorizzare le fila dei Romani che si trovarono a fronteggiare dei mostri che non avevano mai visto.

L’esercito Lannister, così come quello romano, è formato da veterani che hanno già visto gli orrori della guerra ma mai un drago, che diventa quindi l’unica cosa che può spaventarli a morte.
La manifestazione del drago, infine, è anche la manifestazione del potere magico e sovrannaturale della leader avversaria che, non solo è stata capace di dare alla luce una nuova generazione di creature volanti, ma addirittura di piegarla al proprio volere. Una donna che trascende l’essere umano comune e si erge quasi al livello di una Dea. Terrificante!

 

Ma, nonostante le ottime pensate, anche questa volta Daenerys commette alcuni errori.

  • Massa: Utilizza solo un drago su tre disponibili. La scelta è comprensibile in un’ottica di risparmio per la costituzione di una riserva (unità militari, spesso scelte tra le migliori disponibili, da utilizzare nei momenti più critici) ma sarebbe stato più saggio schierare due draghi in combattimento e tenerne uno nelle retrovie, in attesa di essere impiegato.
  • Obiettivo: L’obiettivo principale è sicuramente quello dell’annientamento dell’esercito nemico ma ne viene tralasciato uno quasi altrettanto importante: il bottino. Vengono bruciate senza ritegno tutte le carovane con i rifornimenti logistici dei Lannister che tanto sarebbero servite agli eserciti della Madre dei Draghi.
  • Economia delle forze e Sicurezza: È abbastanza sbagliata la gestione delle forze in campo. Stiamo parlando della cavalleria e delle CAS (Close Air Support), ossia dell’utilizzo del fuoco dato dall’aviazione. Parlare di aviazione in uno scenario medievale è sicuramente bizzarro ma siamo in un fantasy con dinamiche molto simili a quelle del nostro mondo e possiamo considerare un drago alla stregua di un aereo caccia bombardiere o di un elicottero d’attacco.
    Una cosa importantissima nell’utilizzo dell’aviazione d’attacco in battaglia è il suo coordinamento, in modo che venga evitato a tutti i costi il “blue on blue” ossia l’uccisione accidentale delle proprie truppe. Nelle moderne forze armate vengono infatti formati soggetti speciali che si dedicano esclusivamente ad aiutare il comandante terrestre nell’impiego e nel coordinamento dello strumento aereo (i cosidetti JTAC).
    Il drago viene usato per un attacco dimostrativo all’inizio, quando la carica di cavalleria è già lanciata, e poi continua a sparare fuoco quando ormai gli schieramenti sono mescolati e diventa impossibile scindere le truppe alleate da quelle nemiche. Nella puntata ciò non viene mostrato ma sono sicuro che più di un Dothraki sia finito abbrustolito nelle simpatiche operazioni aeree.
    Più intelligente sarebbe stato utilizzare il drago (o come dicevo prima, più draghi) soprattutto all’inizio, per scompaginare le formazioni dell’esercito nemico, magari da una direttrice di attacco diversa per ingannare l’avversario, per poi lasciare alla carica di cavalleria lavoro facile contro la sua preda preferita: la fanteria a formazione larga. Successivamente il drago si sarebbe potuto utilizzare per contenere la battaglia nella Killing Zone prescelta, impedendo alle truppe dei Lannister di sottrarsi alla battaglia per riorganizzarsi e contrattaccare, o per tagliare loro la fuga.
    Così facendo invece la formazione non viene rotta e la carica dei Dothraki quasi si arena su di un muro fatto di scudi e lance Lannister.

Nonostante gli errori, Daenerys ha dalla sua un superiore potere militare e gioca molto bene sulla sopresa, fattori che le consentono una facile vittoria.

BONUS: La carica finale di Jaime. Coraggiosa, disperata, quasi sicuramente mortale, contro un nemico assolutamente superiore, è un inno alle gesta dei cavalieri di tutte le epoche, del loro coraggio e del loro sacrificio.

Non sono rari gli esempi di truppe a cavallo che si sono gettate in azioni suicide per colpire il nemico con un’azione folle, e per questo assolutamente imprevedibile, consentendo una vittoria strategica al proprio esercito al prezzo di una sconfitta tattica (il proprio annientamento).

È il caso, tanto per citarne uno, della battaglia di Pozzuolo del Friuli della Prima Guerra Mondiale, dove i reggimenti di cavalleria italiani si sacrificarono caricando le truppe austroungariche ormai lanciate in un’inarrestabile avanzata dopo aver rotto il fronte italiano a Caporetto. Il loro ultimo gesto aiutò a rallentare l’avanzata nemica e consentire così alle armate del regio Esercito di riorganizzarsi e stabilire un nuovo fronte sul Piave.

In questo caso Jaime è solo un cavaliere innamorato che combatte le guerre della sua dama ed è probabilmente consapevole delle conseguenze fatali del suo gesto, ma sa bene che l’uccisione di Daenerys potrebbe stravolgere l’esito della guerra.

Nel gigantesco gioco di scacchi di Westeros, Jaime è il cavallo che si sacrifica per l’uccisione della regina nemica. Ma, anche questa volta, grazie al colpo di scena finale, entrambi i pezzi rimangono sulla scacchiera.

La nostra analisi delle battaglie del Trono di Spade finisce qui e, sperando che la serie continui a regalarcene di altrettanto emozionanti, ci rivediamo alle prossime!

HAIL FANACEA!

 

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