Godzilla vs Kong: l’intrattenimento ignorante si fa kaiju

Godzilla vs Kong

Finalmente ci siamo. È arrivato Godzilla vs Kong, il capitolo conclusivo del Monsterverse, iniziato nell’ormai lontano 2014 con il reboot di Godzilla, pronto ad offrire ai fan quello che hanno sempre desiderato: botte da orbi tra mostri giganteschi, in un ring composto da grattacieli.

Per i due protagonisti del film gli anni sono passati: Kong si è lasciato crescere la barbetta ed ascolta musica vintage, è diventato un hipster, Godzilla invece è passato dall’essere il beniamino pupillo dell’umanità ad un randomico contestatore dei simboli del capitalismo, entrando nella fase di ribellione che contraddistingue tutti i teenager.

Volano ceffoni tra Godzilla e King Kong

Non occorre dilungarsi troppo sulla trama, che prevedibilmente non ha alcun senso ma ha il solo scopo di proporre scenari che giustificano le scazzottate tamarre. Dopotutto non si guarda un film che ha Kong e Godzilla nel nome aspettandosi un concatenarsi di eventi coerenti.

I mostri ci sono, sono grossi, non hanno riguardi per gli edifici che finiscono nelle loro traiettorie e hanno un fortissimo prurito alle zampe. E tutto questo ci piace. Dai mega raggi laser che disintegrano un porto industriale, si attraversa tutto lo spettro di scenari che arriva fino alle scazzottate in mezzo al mare stando in equilibrio su giganteschi portacontainer, senza disdegnare i terreni di scontro classici quali terre esotiche e metropoli.

Alla fine i due colossi uniranno le loro forze e sconfiggeranno il vero cattivo, per tornare infine a regnare indiscussi nelle loro terre lasciando di stucco gli umani che nel frattempo cercano di capire cosa stia succedendo.

Neanche gli attori riescono a far finta di credere alla trama

Perché sì, nonostante il film sia zeppo di scontri adrenalinici, estremamente dinamici ma mai caotici, esplosivi quanto basta e tamarri anche il doppio, ci sono ben due sottotrame portate avanti da personaggi umani che si intrecciano in questa storia di testosterone, pelliccia e laseroni.

Da una parte abbiamo il team Kong, due ricercatori e una bambina che tentano di empatizzare con la bestia, fortunatamente il loro minutaggio è ridotto al minimo e soprattutto parlano poco, quindi interferiscono il giusto.

Dall’altra abbiamo il team Godzilla, capitanato da Millie Bobby Brown che porta con sé la “maledizione Stranger Things”, ovvero un gruppetto di nerd sfigati che tenta di risolvere la situazione, nonostante siano perennemente illuminati da luci al neon anni ‘80. Hanno la sfortuna di dover fungere da parte narrante per il cattivone, quindi le loro scene sono come il prezzemolo.

Team King Kong vs Team Godzilla
#TeamKong vs #TeamGodzilla, e tu da che parte stai?

Complessivamente il film è una montagna russa adrenalinica che offre il divertimento preannunciato, anche se ogni tanto si ferma nel mezzo della corsa per cinque minuti prima di continuare la discesa. Le manate che si scambiano i mostri sono intervallate dai momenti con gli attori in carne ed ossa, che purtroppo non hanno altro effetto oltre a quello di allungare inutilmente il brodo, vista l’assenza totale di una trama.

Ci sono due modi per vedere questo film: potete lasciarvi trasportare dalle rocambolesche scene d’azione come se le quasi due ore della pellicola fossero un’ottima carrellata di scontri tra due wrestler di stazza colossale. Oppure potete cercare di dare un senso a al susseguirsi delle scene, ottenendo un singhiozzante tentativo di riproduzione di Pacific Rim in cui si dà troppo spazio alle creature alte meno di 20 metri.

Godzilla Gojira
Sentire “Gojira” in originale è sempre un piacere

La mia personale interpretazione della pellicola si colloca un po’ nel mezzo: alla fine della fiera Kong non è altro che la metafora del classico giocatore di GDR. Ha bisogno che gli si indichi la strada con una freccia altrimenti non sa che pesci pigliare, se la prende con le persone sbagliate, e quando non sa cosa fare spacca tutto quello che ha a portata. Per sconfiggere i nemici ha bisogno di avanzare di livello e di ottenere un nuovo equipaggiamento magico, e comunque finisce per prenderle dal personaggio che lancia palla di fuoco (spara raggi laser dalla bocca, in questo caso).

#teamgodzilla

King Kong è il vero protagonista
Lo sguardo di chi sa di essere il protagonista, il grugno di chi è consapevole di avere un film in meno del suo co-protagonista

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