Hellboy: una recensione a freddo

   *sospiro*

Sono andato a vedermi Hellboy tre settimane fa. Nel frattempo, ho dovuto subire le varie critiche, recensioni negative e commenti sprezzanti riguardanti il flop che si è inevitabilmente rivelato essere. E ognuno di essi mi colpiva come una coltellata: non perché a me il film sia piaciuto, badate, ma perché io Hellboy lo amo, lo adoro fino al midollo, ed è la stessa ragione per la quale probabilmente non dovrei essere io a scrivere questa recensione.

Ma ormai me l’hanno chiesto, quindi la frittata è fatta. Mettiamo in chiaro fin da subito che per me Hellboy non è David Harbour, né tantomeno Ron Perlman: Hellboy è questo:

Ed ora che abbiamo stabilito di che stiamo parlando, direi che è il caso di iniziare.

 

Problemi

 

Non so nemmeno da dove cominciare, ad essere sincero, ma cercherò di ordinare un po’ le idee

  • Non è Hellboy. Ve lo dico sin da subito, il fatto che questo sia “l’Hellboy che si avvicina di più a quello dei fumetti”, come dichiaravano certe recensioni che ho avuto modo di leggere, è un’emerita castroneria. Per dire, il primo film del 2004 era molto più attinente alla trama.                                                                                              No, quella che ha messo in piedi Marshall è tuttalpiù un’opera citazionistica fine a sé stessa, che inesorabilmente crolla ogni volta che la trama tenta di svilupparsi in modo significativo.

 

  • Il gore. Io non disprezzo un po’ di sangue che scorre, anzi, e nei fumetti stessi ne scorre letteralmente a pacchi. Tuttavia, c’è una sostanziale differenza tra la violenza che si può trovare nei suddetti rispetto a quella che ti viene propinata nel film, ed è più o meno quella che passa dal sorseggiare un calice di porto, seduti su di una poltrona di velluto di fronte ad un camino acceso, rispetto a tracannare un fiasco di clinto al banco dell’osteria di paese gestita da cinesi. Fatto sta che Marshall ti sbatte in faccia, nelle peggiori prospettive da 3D, gente squartata senza che vi sia una reale motivazione dietro, artistica o di trama, e dal mio punto di vista è servito unicamente a degradare ancora di più la sua opera.

 

  • Trevor Bruttenholm. Per coloro a digiuno, il padre adottivo. Ora, così come Hellboy non è Hellboy, il professore è ben lontano dalla sua rappresentazione originale. Ma non è questo il punto: il problema è che viene strumentalizzato per introdurre una difficile relazione genitoriale, il classico tormento del padre autoritario e del figlio in costante ricerca della sua approvazione, che finisce poi per crescere disilluso e ribelle; insomma, roba già vista. Andrebbe anche bene, se tutto ciò non fosse in realtà un forzato tentativo di far empatizzare gli spettatori con il protagonista, una banalizzazione del personaggio priva di qualunque forza o energia creativa che non fa altro che contribuire all’affossamento della pellicola.

 

  • – La mania dei comprimari. Nel film, Hellboy si trova affiancato da due personaggi dalle capacità straordinarie. Perché ovviamente non era mai stato fatto prima.     Da una parte abbiamo la ragazza ribelle dalla forte personalità che “sa cavarsela da sola”, dall’altra lo sbirro bacchettone che non si fida del protagonista ma poi si ricrede. Ebbene sì, hanno copiato il format di una serie poliziesca. Tralasciando i personaggi completamente stravolti (Ben Daimio richiederebbe una recensione a parte), ancora un volta la banalità del copione brilla della luce di mille soli quando avrebbero potuto lasciare Hellboy da solo e tentare di sviluppare qualcosa di originale. Perché, per chi non conosce la serie, sappiate che l’Hellboy del B.P.R.D. non è che una piccola parte del suo percorso, mentre per più di metà della serie principale egli vaga da solo per il mondo, essenzialmente alla ricerca di sé stesso: avrei tanto voluto vedere quella parte, ci ho davvero sperato, ma sembra che sul grande schermo ciò non avverrà mai.
  • I cattivi. Oh, raga, io la Jovovich non la sopporto. Ecco, l’ho detto, che liberazione! Non sopporto la sua monoespressione, la sua gestualità, la sua doppiatrice… Quindi non mi esprimo a riguardo, essendo pesantemente influenzato in questo senso. Ci sono altri cattivi però: Gruagach, il suino aiutante della regina di sangue ed un’altra strega, la Baba Yaga del folklore russo; prima cosa, entrambe le rappresentazioni, esteticamente, sono assolutamente perfette, come anche parte del loro background. Dove sta il problema allora? Di nuovo, per l’ennesima volta, non sono che pallide ombre di ciò che i veri personaggi dovrebbero essere: entrambi vengono resi ridicoli da comportamenti grotteschi che li abbassano alla stregua di mostri, quando sono molto di più e molto più profondi. Ancora, ci si ferma alla superficie.
  •  La scelta della trama. Qua mi sono effettivamente stupito di vedere con quale arroganza hanno preso parte dei capitoli finali della serie principale, ne hanno completamente cambiato lo svolgimento a loro piacimento ed hanno dichiarato di essersi ispirati a quelli. Non hanno capito una fava, insomma. Oltre al fatto che modificando la trama originale hanno cambiato una delle conclusioni più epiche nella storia del fumetto, hanno essenzialmente segato le gambe anche a qualsiasi sviluppo futuro, al quale il film sembrava quasi disperatamente puntare. Insomma, c’erano tanti episodi ai quali potevano decidere di ispirarsi ed hanno preso il peggiore per un “primo capitolo”.

 

Purtroppo non ho altri 660 punti da aggiungere per rendere la recensione più tematica. In realtà era anche iniziato bene: la scena della lucha tra Hellboy e Camazotz, il suo ex collega trasformato in un vampiro, se pur in un contesto differente, è stata veramente perfetta, tanto che mi aveva quasi fatto dimenticare la brutta sensazione che avevo ancor prima di entrare in sala. Ma poi… Beh, già lo sapete.

Perché non si può averne una serie su Netflix? Perché dovrò sorbirmi altri anni ed anni di gente che pensa ad Hellboy con sufficienza perché conosce solo i film? Perché McShane era molto più figo su American Gods?

Come, abbiamo finito il tempo? Va beh, sigla và.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.