Interstellar: fanacei al Cinema

interstellar1

Sono un masochista.

Senza esperienza editoriale ho deciso di cimentarmi in una recensione cinematografica, e come prima recensione ho scelto uno dei film più controversi e complicati degli ultimi anni: Interstellar di Christopher Nolan. Sono un masochista perché ho scelto di imbarcarmi a parlare di una delle pellicole più assurde dell’ultimo quarto di secolo, di un’opera fortemente voluta dai suoi creatori e che ha spaccato il mondo degli amanti della fantascienza in due. Sono un masochista soprattutto perché non sono uno dei detrattori di questo film, ma anzi mi arrovello per cercare di far apprezzare le sfaccettature tanto odiate da tantissimi spettatori.

 formule interstellar

Christopher il precisino

Nolan è da sempre un regista ruffiano: è un cineasta che propone generalmente opere che tendono a far ragionare lo spettatore, che lo obbligano a prestare attenzione ai particolari e a tutta quella serie di paradossi ed intrighi spazio-temporali, e che poi regala sempre il contentino della spiegazione finale che fa quadrare tutto (eccezion fatta per Inception naturalmente, l’unico con un finale velatamente aperto) e che soprattutto TI FA SENTIRE UN GENIETTO.


Nolan è un bravo bimbo studiato ed intelligentone, un insopportabile primo della classe. Ecco, questa cosa, che a tanti da sui nervi, a me fa piacere: mi da soddisfazione, mi sembra di risolvere un piccolo rompicapo con successo trovandoci dentro la sorpresina; e Interstellar, per il livello di intrecci temporali, misteri e rivelazioni, regala un senso di completezza salvifica alla fine.

interstellar-2001

Nolan come Kubrick?

La sensazione che si ha è che le 3 ore di pellicola apparentemente impossibili da districare, come un infernale gomitolo galattico, si sciolgano fra le tue dita come i capelli nel balsamo. A tanti questa cosa proprio non va giù, tanti vorrebbero domande a cui dare risposta in prima persona, senza la dipanazione così chiara degli eventi, magari un alone di mistero su “Loro”, i fantasmi della cameretta e gli alieni del tesseratto.
Proprio come fece Kubrick nel capolavoro unico e fondamentale del genere.

Già, il vecchio Stan: il confronto con lui ha diviso forse più di tutto il resto (dai dialoghi, alla fisica, al discorso sull’amore). Chi grida al capolavoro, paragonando i due film, e chi disintegra Interstellar, come fosse la peste del cinema sci-fi in quanto scopiazzatura ruffiana del grande caposaldo.
Chiamatemi leccaculo, ma io sto nel mezzo da questo punto di vista. Riconosco che siamo davvero su due livelli diversi, ma vedo Interstellar come il personale tributo di un devoto del cinema ad un’opera perfetta ed inarrivabile che ha già segnato un genere, e che ne rappresenta la massima aspirazione. Ogni citazione che Nolan fa a 2001 per me non è altro che un omaggio, e presupporre che sia una copiatura significa insultare la propria intelligenza.

Sono due modi diversi di affrontare il tema della crescita dell’uomo: nel caso di 2001 la sua evoluzione ed elevazione ad essere superumano, nel caso di Interstellar la sua ricerca pionieristica di nuove soluzioni a nuovi problemi. In entrambi i film l’umanità arriva ad uno scopo evolutivo finale, nel secondo caso da sola (con un delizioso paradosso temporale alla Johnny B. Goode) e nel primo più probabilmente per un intervento esterno (alieno o divino che sia).

interstellar-amore

La forza dell’Amore

Veniamo ad uno dei punti dolenti del film, quasi unanimemente condannato, perfino da chi ha gridato al capolavoro: il tema dell’amor che move il sole e l’altre stelle, il motore principale della spinta evolutiva dell’umanità.

In quasi tutti i film del cineasta londinese ricorre un tema: per il primo Batman fu la paura, il secondo la follia, in The Prestige l’abnegazione e così via. Il tema più forte di tutti, quello che probabilmente nessuno si aspettava, compare proprio nello sci-fi, quello forse meno adatto vista la ricchezza del calderone di idee che è il film. Nolan decide invece di regalarci il sentimento sovrano, il più importante nella vita di ognuno proprio in questo film: l’amore che spinge una donna a partecipare ad una missione disperata alla ricerca del suo compagno, l’amore che riunisce un padre ed una figlia separati da anni luce di distanza, da anni di salti temporali e che permette la salvezza dell’umanità.

Ecco io non riesco a non pensare al fatto che il regista abbia voluto conservare l’amore per questo film, quello che più aveva a cuore tra i suoi progetti, il film che ha senza dubbio consacrato il suo minuzioso perfezionismo per le inquadrature, i movimenti di macchina, la fotografia, il montaggio sonoro. Perché sì, mai sono uscito dal cinema con una sensazione addosso come quella che mi ha lasciato questo film. Al di là delle sue molte imperfezioni, della trama fin troppo incasinata, dei facili sentimentalismi smielosi e dell’inaccuratezza scientifica di alcune (forse troppe) cose, è riuscito a svegliare qualcosa dentro di me, mentre molti intorno a me si addormentavano: un brivido unico. Più che stare al cinema mi è parso di montare sulla più mirabolante delle montagne russe del mondo, e per un amante delle giostre come me è stato bellissimo. Quando sono uscito dalla sala sono entrato in bagno per sciacquarmi il viso, e il mondo intorno a me ballava il valzer. Mi sentivo leggero.

Per concludere, Interstellar è un film che a me è piaciuto molto: non è il capolavoro che cambierà la fantascienza, non sarà lo spartiacque della cinematografia sci-fi moderna che tutti auspicavano, ma è fuori discussione che si tratti di un film girato magistralmente, con ambientazioni mozzafiato e scene talmente forti da farti sentire a bordo dell’Endurance. Un film con la profondità solita dei film di Nolan ad alto budget, un po’ scontata e forse superficiale, ma tutto sommato genuina.

Rimango molto affezionato alla pellicola comunque: nonostante non siamo di fronte al degno successore di 2001 come molti speravano, in quanto risulta essere inferiore ad altri film usciti di recente (Chris, saluta Alfonso!), per qualsiasi problema di scrittura possa avere, per me hanno spiccato le interpretazioni dei personaggi (in primis naturalmente il Rust Cohle mattatore della baracca) e le atmosfere sconfinate del vuoto spaziale, con speciale menzione al passaggio nel wormhole, rappresentato con sublime eleganza.

Non andartene docile in quella buona notte,

I vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;

Infuria, infuria, contro il morire della luce.

Benché i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta,

perché dalle loro parole non diramarono fulmini;

non andartene docile in quella buona notte.

Infuriati, infuriati, contro il morire della luce.

HAIL FANACEA!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.