Kaiji: i sentieri sconosciuti dell’animazione

Determinati temi sono difficili da declinare in una trama avvincente, personaggi comuni (che non hanno caratteristiche di invincibilità, particolari doti o un background avvincente) sono difficili da far assurgere a protagonisti di una storia. Il maestro Nobuyuki Fukumoto è riuscito a fare entrambe le cose: il manga Tobaku Hakairoku Kaiji, attualmente ancora in pubblicazione, parla di gioco d’azzardo e di cosa gli uomini sono disposti a fare pur di vincere. Il protagonista è Kaiji Itou, ragazzo spiantato senza un soldo in tasca che cerca di sopravvivere nella grande Tokyo.

Dal manga sono state tratte due serie animate prodotte dalla Madhouse: Gyakkyō Burai Kaiji: Ultimate Survivor (2008) e Gyakkyō Burai Kaiji: Hakairoku-hen (2011) di 26 episodi ciascuna.

Poiché le due serie trattano la medesima storia verranno considerate nel presente articolo come un’opera unica.

TRAMA

Kaiji è un giovane disoccupato. Come tale ha seri problemi economici e vivacchia tra lavoretti e gioco d’azzardo. Non per sua colpa si ritrova fra capo e collo un enorme debito, ed è così costretto ad accettare la proposta dello strozzino che ha bussato alla sua porta: partecipare a un particolare gioco che potrebbe renderlo libero, azzerando il suo debito. Si ritrova quindi su una misteriosa nave da crociera, in compagnia di altre persone nella medesima situazione economica, pronto a tutto per portare a casa il risultato sperato. Inizierà così l’epopea di Kaiji che si destreggerà in giochi d’azzardo sempre più particolari e difficili a cominciare da una particolare variante di… carta, sasso e forbici!

TEMATICHE

Kaiji parla del lato oscuro e sporco di una società che misura il successo di una persona con gli zeri del suo conto in banca. Parla di falliti, uomini di mezza età, ragazzi senza arte né parte, che perdono il loro tempo davanti a una slot machine piuttosto che a costruirsi un futuro. È colpa loro? O di un mondo troppo competitivo che li esclude, spingendo la loro debole psiche a buttarsi nel tunnel della ludopatia? L’opera non prende posizione chiara su questo: da un lato ci sono individui senza scrupoli, veri e propri criminali, che approfittano della situazione, dall’altro è certo che Kaiji in molti casi nei guai ci si ficca da solo (quindi c’è una sorta di responsabilizzazione del protagonista. Alla fine, se Kaiji è un cazzaro, la responsabilità è sua).

L’anime però parla anche di riscatto.

Infatti se nel mondo della luce, delle persone per bene e morigerate, Kaiji è l’emblema del fallimento: senza lavoro, senza un ruolo sociale, senza una famiglia, senza rispetto per alcunché (quindi un rifiuto per una società come quella giapponese), nel mondo delle tenebre, delle fumose stanze che sanno di sudore e sigarette, dei soldi che vanno e vengono, Kaiji è, a suo modo, un genio.

Precisiamo subito: Kaiji è un ludopate e su questo non c’è dubbio. Detto questo, più di qualche volta allo spettatore viene il dubbio che se Kaiji si fosse applicato di più nella sua vita, invece di essere un pigro indolente, avrebbe raggiunto vette altissime.

Il dubbio viene perché, al contrario di altri ludopati, Kaiji ha nella maggior parte del tempo una cristallina capacità di discernimento e di calcolo del rischio mentre gioca. Durante il dipanarsi della trama la sua mente è capace di elaborare piani ai limiti dell’assurdo e strategie complicatissime. Poi però il tarlo della ludopatia si fa sentire, il genio si oscura e Kaiji finisce a fare l’ennesima boiata. Però il riscatto c’è, Kaiji raggiungerà livelli nel gioco che nessuno ha mai osato raggiungere, entrando nella leggenda di quel mondo oscuro e malfamato.

Attenzione, però, c’è riscatto ma non redenzione.

Nessuno, al di fuori dei suoi compagni di avventura e dei gangster che l’hanno conosciuto, saprà mai delle sue imprese. Inoltre, senza farvi spoiler, vi assicuro che Kaiji è un pigro indolente nella prima puntata e tale resterà fino all’ultima (magari con qualche amico in più, questo sì).

ESTETICA E COMPARTO TECNICO

Il tratto di Fukumoto è molto particolare. Nasi abnormi, contorni spessi ed espressioni facciali al limite del grottesco. Tutte caratteristiche riprese in toto dal character designer Haruhito Takada nelle due serie.

Senza dubbio si è di fronte a un design molto atipico per gli standard dell’animazione giapponese, ma che secondo me si combina benissimo con la storia. Com’è già stato detto Kaiji parla dell’oscurità dell’animo umano, della miseria che porta il gioco d’azzardo della bruttezza di una parte della società odierna. Dunque nulla di più adatto che non facce brutte, quasi deformi. Il narratore è onnisciente, scelta un po’ vintage, ma che in quest’opera ha il suo senso. La storia viene infatti raccontata come una sorta di leggenda oscura, una parabola sulla discesa all’inferno e la sua risalita alla luce del sole.

Le animazioni sono fluide e le musiche costituiscono la ciliegina sulla torta in ogni situazione. Io poi ho amato particolarmente la opening della prima serie.

https://www.youtube.com/watch?v=GLY0FhNc6VI

CONCLUSIONE

In definitiva vi consiglio caldamente questa serie. Al di là delle tematiche più o meno profonde, siamo di fronte a una storia che vi terrà incollati allo schermo dall’inizio alla fine. Infatti praticamente ogni puntata si conclude con un cliffhanger che vi spingerà a vedere la successiva. I giochi elaborati sono molto interessanti e ci si appassionerà ai colpi di genio di Kaiji per risolvere le situazioni più disperate. Il protagonista è infatti il perno della storia. Posso, senza ombra di dubbio, annoverare l’eterno fallito Kaiji Itou tra i mei personaggi preferiti.Purtroppo il gruppo fansub italiano che lo subbò è scomparso e con esso le puntate, potete comunque trovare le due serie in sub eng dal gruppo Horriblesubs.

HAIL FANACEA!

2 commenti su “Kaiji: i sentieri sconosciuti dell’animazione

  1. Sapreste linkarmi un sito sicuro dove guardare, meglio se c’è la possibilità di scaricare, in sub ita questa serie?

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