Kong Skull island: elicotteri ed esplosioni

Attenzione attenzione! Il seguente articolo sarà ad alto contenuto elicotteristico. La sua consultazione è sconsigliata a deboli di cuore, amanti degli unicorni e a quei debosciati dei piloti di aeroplano.

Per tutti gli altri si raccomanda di allacciare per bene le cinture, indossare il proprio elmetto con la scritta “born to kill” e caricare il sistema d’arma M23. Si vola nel 1973, è la fine della Guerra del Vietnam e gli elicotteri hanno appena cominciato a scrivere la loro gloriosa storia.

Ma cosa c’entra il famoso scimmione creato nel 1933 con quel periodo storico?
La risposta arriva subitissimo, con la semplice visione del trailer:

Sin dai primi trailer il film Kong: Skull Island, ennesimo reboot del famoso franchise sul primate a cui piace terrorizzare New York, mostra un’ambientazione abbastanza anomala per mostroni creati all’inizio del XX secolo.

Una giungla orientale, M16, soldati disillusi, fotoreporter pacifisti a caccia di scoop, napalm come se piovesse, bandane rosse e ovviamente l’indiscusso protagonista: l’elicottero e la nascita delle operazioni aeromobili.

CAVALLERIA DELL’ARIA BITCHES.

Apocalypse now, Platoon, il Cacciatore.

Il film urla a tutta forza le citazioni verso questi capolavori cinematografici che hanno consacrato a leggenda quel periodo, ponendo però contro ai soldati americani un nemico anomalo, fatto non di agguerriti vietnamiti, ma di stupendi mostri giganti. La trama è la seguente:

1973. All’indomani del ritiro delle truppe americane dal Vietnam, due scienziati sui generis convincono Washington a finanziare una missione segreta alla scoperta di un’isola nel sud del Pacifico. Quando gli elicotteri superano la nube tempestosa che nasconde l’isola al mondo esterno, fanno ben presto conoscenza con un gigantesco gorilla, venerato come un dio e chiamato Kong.

Lo dico subito, il film mi è piaciuto, pur con tutti i suoi difetti, ma non siamo qui per fare la classica banale e inutile recensione cinematografica.

Noi siamo di Fanacea, ci bagniamo forte dell’awesomeness delle cose che ci appassionano e andiamo sempre oltre la semplice visione di un film, cercando quel contenuto capace di darci qualcosa in più.

Io sono ONEHELOFAPILOT e, come si capisce dal nome, faccio il magazziniere in una casa di produzione di statuette in ceramica per il presepe.

Oggi siamo infatti qui per vedere oltre le finte verità che ci propina il film e notare le superbe cazzate che l’industria cinematografica di Hollywood fornisce ogni volta sul mondo militare e, in questo caso, sul volo militare con gli elicotteri da guerra.

Questo perché il re Kong è ovviamente il protagonista indiscusso della pellicola, maestoso, carismatico ed invincibile; ma se si dovesse trovare un co-protagonista non potrebbe che essere lui.

La leggenda volante, l’elicottero militare per eccellenza, il “papà” delle aviazioni degli eserciti occidentali, l’UH-1 “Huey”.

Entrato in servizio nel 1959, è stato con il conflitto vietnamita che ha avuto il suo battesimo del fuoco, svolgendo egregiamente il suo lavoro.

Non ci è voluto molto tempo per capire che l’UH-1 era destinato ad entrare nella storia dell’aviazione e da allora è stato impiegato in ogni conflitto armato che il nostro mondo perennemente in guerra ha visto.

Ha all’attivo quasi 60 anni di attività volativa ed ha volato qualcosa come 3 milioni di ore di volo complessive, venendo acquisito da quasi tutti gli eserciti occidentali, nelle più disparate versioni.

Tanto per giocare in casa, la versione in servizio all’Aviazione dell’Esercito Italiano si chiama AB 205 ed ha avuto il suo ultimo upgrade nella versione M.E.P. (Mission Equipement Package).

È vero, nel film è presente anche un CH-47 e un HH-3, ma quelli sono elicotteri per piloti scarsi, e non meritano l’attenzione di questo articolo. TIÈ.
(E già qui cominciamo con la prima cazzata, visto che l’esercito mmmerigano non ha mai impiegato HH-3)

Inutile dire che la notizia dell’impiego dei cari UH-1 in un nuovo Blockbuster, ed il fatto che, trattandosi un film, ci dovesse essere solo una cosa che questi alla fine di tutto avrebbero potuto fare,

ossia esplodere,

è stata da subito ben accetta da tutti i piloti di UH-1 o dai semplici appassionati.

king kong skull island helicopter

In realtà, prima che Kong ne faccia delle simpatiche polpette di fuoco, il film regala un enorme tributo alla figura dell’elicottero, concedendo diversi minuti di scene stupende che registicamente mi hanno fatto sb…attere i pugni sui poggioli della sedia del cinema dall’emozione.

Partiamo quindi con la nostra severa analisi da poco dopo l’inizio, con gli uomini del colonnello Samuel L. Jackson (perché Samuel L. Jackson in realtà interpreta se stesso in ogni suo film) imbarcati sulla nave in attesa di decollare verso la famigerata isola nella quale verranno schiaffosminchiati dall’abnorme bestia scimmiesca.

Vediamo quindi i loro momenti di relax, con questi prodi soldati che si fanno fotografare in pose idiote a petto nudo senza senso per far capire al pubblico che “HEY, se non si era capito siamo dei fratelli d’arme, veterani e disillusi, scherziamo e ridiamo ma abbiamo visto la guerrissima” e poi tutti pronti per la missione.

Le cose per i nostri soldati, come si capisce già dal trailer, andranno malissimo, e così anche le performance degli sceneggiatori che, pur vestendo una raffinata divisa da Sommelier, ci propineranno malamente del Tavernello ad alto budget.

Pronti? Si comincia.

Il volo strumentale

Skull Island è circondata da una perenne nube cattivissima (a giudicare dalle scene successive sembra anche una di quelle stronze, ossia i temibili cumulonembi) che l’ha celata per tutti quegli anni all’osservazione delle navi che vi si avvicinavano.

Poco prima del decollo il capo della missione di ricerca chiede al Colonnello, che in questo caso è l’Air Mission Commander (ossia il comandante di tutta la missione aerea) se i suoi elicotteri e i suoi equipaggi siano in grado di volare attraverso le nubi.

“MA CERTO NOI CE L’ABBIAMO DURO COME LA LEGA” risponde il caro Samuel, citando il suo amico Bossi.

Peccato solo che il volo nelle nubi sia consentito, e assolutamente sicuro, solo con aeromobili ed equipaggi certificati IFR (Instrumental Flight Rules), ossia che siano in grado di volare solamente con l’utilizzo degli strumenti e che sia necessario un costante contatto e controllo degli enti del traffico aereo (sicuramente assenti nei pressi di Skull Island), che monitorino la posizione e deconflittuino eventuali altri traffici.

Non sono a conoscenza di tutte le centinaia di versioni e derivati dell’UH-1, ma sono sicuro che quello utilizzato a fine anni ’70 nella guerra del Vietnam non avesse la strumentazione necessaria per poter effettuare questa tipologia di volo.

I piloti volavano esclusivamente con il volo a vista (ossia guardando fuori), il quale è maledettamente pericoloso se svolto dentro a una nube, tanto che è equiparabile ad una situazione di emergenza.

Dentro a una nube la visibilità si azzera completamente e i nostri organelli responsabili del nostro equilibrio, non avendo più la possibilità di aiutarsi con la vista, cominciano presto a sbarellare mandandoci in disorientamento spaziale.
In poche parole: cominceremo presto ad assumere assetti volativi completamente sbagliati e pericolosi, rimanendo fisicamente convinti di essere in un tranquillo volo livellato.

Inoltre vi è sempre il pericolo di trovarsi nella famosa “nube con l’osso” (ossia che nasconde una montagna) soprattutto se ci muoviamo in un territorio di cui non sappiamo nulla, come la nostra sconosciutissima Skull Island.

I prodi piloti non solo si infilano nelle nubi alla grande, ma ci vanno pure in formazione stretta, dove il costante contatto visivo è di fondamentale importanza.
Così, a naso, penso sia uno dei migliori modi in cui ammazzarsi.
Ragazzi, cominciamo bene.

I controlli all’avviamento

Facciamo un passo indietro. I nostri piloti sono seduti sugli elicotteri parcheggiati sul ponte della nave, pronti ad avviare i motori e partire.
Non vi sono gruppi di avviamento esterni che possano fornire corrente per l’avviamento e quindi tutti si devono affidare esclusivamente alle batterie dell’elicottero.

Quella dell’avviamento è una fase molto delicata: si rischia di fare casino, bruciare un motore con un avviamento troppo caldo oppure di affettare qualche ignaro che gira nelle vicinanze.
La fase diventa ancora più delicata se l’avviamento si affida solamente alle batterie dell’elicottero, in quanto richiede abbastanza energia elettrica che può scaricare completamente la batteria e lasciarti a terra come un cretino, soprattutto se ripetuta più volte.

Insomma non bisogna cazzeggiare con gli avviamenti, soprattutto se non hai gruppi di avviamento esterni.

Il comandante chiede al primo pilota:
“Batteria?” – “Controllata!”

E questa cosa ci sta. Alla fine basta semplicemente spostare un selettore sul cielo cabina per vedere sul voltmetro la carica della batteria, per vedere se ha voltaggio sufficiente per l’avviamento.

“Generatore?” – “Controllato due volte!”

E qui cominciamo con le mega puttanate. I generatori sull’UH-1 sono due: uno principale e uno secondario, servono a fornire corrente all’impianto elettrico dell’elicottero e a ricaricare le batterie, prendendo energia dal moto del rotore principale e dal moto del compressore del motore a turbina. In sostanza funzionano, e se ne controlla quindi il funzionamento, solo quando il motore è avviato.

Come diavolo ha fatto a controllare che i generatori funzionassero se l’elicottero era spento? Ha avviato il motore, controllato e rispento il tutto?

Sarebbe già stupido farlo con i gruppi di avviamento esterni a disposizione, sarebbe uno spreco di tempo, di carburante ed un inutile riscaldamento dei motori, che dopo potrebbero essere troppo caldi per un successivo avviamento; se uno ha anche una limitata carica della batteria è proprio la cosa più idiota che si possa fare.

“Avviamento?” – “Controllato tre volte!”

E sei tre volte imbecille avrei detto io, per le stesse ragioni di sopra.

Il decollo con il comando passo ciclico

Questo è l’errore che più in assoluto fa bagnare le mutandine ai registi di Hollywood nei loro sogni più efferati. In Kong come in altri film (tanto per citarne uno: Tropic Thunder) adorano mostrare questa manovra.

Per parlarvene, e farvi capire la fondamentale idiozia di questa scena, ho bisogno di un paio di minuti per spiegarvi i comandi di volo dell’elicottero nella maniera più potabile possibile.

I comandi sono principalmente tre:

  1. Il comando passo ciclico (quello che negli aeroplani si chiama cloche) che si usa con la mano destra.
  2. Il comando passo collettivo (una sorta di leva/bastone che si tira su e giù) che si usa con la sinistra.
  3. I pedali

Tralasciando i pedali, che non ci interessano per questa spiegazione, andiamo con i primi due. Entrambi hanno un funzionamento istintivo.

Inclinando il ciclico inclineremo di conseguenza l’elicottero nella stessa direzione: tirandolo indietro scenderà di coda e salirà di muso (una manovra che serve per rallentare o andare indietro), viceversa inclinandolo in avanti (manovra che serve per mandarlo avanti e accelerare), e si inclinerà di lato a destra o a sinistra inclinando il ciclico a destra o sinistra (manovra che serve per virare).

La cosa è ugualmente istintiva per il collettivo: è sostanzialmente il comando per la potenza e tirandolo verso l’alto elicottero andrà su, abbassandolo andrà giù.

In foto: Sua maestà il collettivo, che gli elicotterari più bruti chiamano “il bastone”.

Adesso vi faccio una domanda semplice: siamo su una barca e vogliamo fare un decollo assistito di potenza, quindi far sì che l’elicottero vada su. Qual è il comando che dobbiamo azionare? Vi do ventordici secondi per sbirciare sopra la risposta.

“FATTO?” (Cit. Giovanni Muciaccia)

Devo ovviamente tirare il collettivo (mano sinistra) su.
Facile no? E invece no.

Perché in tutti i film di Hollywood il gesto convenzionale di decollo è il ciclico (mano destra) che viene brutalmente buttato all’indietro.

Così facendo non solo non decolliamo, perché non viene data potenza all’elicottero, ma otteniamo il bellissimo effetto di schiantare il nostro elicottero di coda, probabilmente distruggendo anche il rotore di coda, trasformandoci in una vorticosa trottola di morte.

Si decolla! (ma non di ciclico)

DISCLAIMER ONLY FOR TRUE HELO PILOTS: so che ho fatto le cose molto più semplici e approssimative di quelle che in realtà sono, ma se avessi dovuto spiegare tutto per filo e per segno stavamo qui un paio di giorni.

Il volo in formazione

Per raggiungere l’isola viene optato per un volo in formazione stretta.

Anche quello in formazione è un volo che comporta dei pericoli, bisogna infatti essere sempre alla giusta distanza dall’aeromobile che ci precede, non troppo distante se no rischiamo di perderlo, non troppo vicino sennò rischiamo di impattare.

Inoltre è molto difficile stimare la velocità del veivolo che ci precede e ci si accorge di sue eventuali variazioni solo con cospicuo ritardo.

Se il leader della formazione, ossia quello in testa, non è bravo a mantenere la velocità costante, quelli dietro sono costretti a rallentare ed accelerare in tutta fretta, e l’effetto si amplifica con quelli ancora più indietro (che saranno costretti a manovre sempre più brusche) creando così un effetto a fisarmonica che è pericoloso e rischia di far disgregare la formazione.

Per ridurre questa difficoltà è quindi fondamentale che la formazione sia il più ordinata possibile e possibilmente sia posizionata sullo stesso livello di volo, o con al massimo gli elicotteri che sono dietro a una quota leggermente più bassa, per garantire la continua visibilità degli aeromobili che precedono. Questo perché le “finestre” che permettono ai piloti di vedere fuori sono situate davanti e sopra.

Inutile dire che la formazione del Colonnello Jackson si posiziona completamente alla stracazzo, con elicotteri sopra, sotto e ai lati.

Solo a vederli il mio senso di ragnopilota si è acceso come un allarme.

Il volo tattico

Una volta superata la nube gli equipaggi si trovano di fronte alla famigerata Skull Island. Un’isola inesplorata, completamente sconosciuta, che deve essere analizzata e ricognita da tutto il personale della missione.

Adottiamo quindi un volo ad una quota abbastanza alta per avere una buona visibilità e avere più facilità a osservare l’area, magari riuscendo a vedere per tempo quali ostacoli ci si possono parare davanti?

Ovviamente no.

“Andiamo con il volo a bassa quota!” Comanda Jackson, ubriaco di machismo e voglia di elicotterare duro nei canaloni dell’isola.

Il cosiddetto “volo tattico” è un volo prettamente militare che si sviluppa a una quota relativamente bassa (che va a seconda dei profili dai 5 metri di altezza ai 100 circa) che ha la funzione di sottrarsi ad un’eventuale osservazione radar (le onde radar hanno infatti difficoltà a individuare aeromobili che volano prossimi al terreno), ridurre il rumore e occultarsi meglio all’osservazione nemica.

È un volo relativamente pericoloso, soprattutto se in formazione e condotto su terreno inesplorato, visto che con la bassa quota la visibilità si riduce e vedremmo eventuali ostacoli solo all’ultimo momento, non avendo il tempo per evitarli.

Il volo tattico è premiante solamente se vi è una minaccia nemica che può osservare e colpire gli aeromobili e conviene accettare il rischio di condurlo solo nella sopracitata casistica (e ovviamente in addestramento).

L’isola di Skull Island è disabitata e sconosciuta. Cosa diavolo ti vai a infilare in una situazione del genere? Con decine di elicotteri al seguito?

Colonnello Jackson, hai voluto fare il cazzone esaltato e posso capirti, ma la Sicurezza Volo ti perseguiterà e ti denunzierà alla polizia postale 11!!11.

L’allarme della Master Caution

Gli elicotteri, dopo un po’ di scene orgasmiche di pura esaltazione elicotteristica, incontrano la scimmia pelosa Kong, che essendo stato bocciato alle selezioni per piloti nutre del risentimento per tutto ciò che vola.

Come li vede arrivare comincia a scassadistruggere tutto, come un Kylo Ren al quale hanno appena rubato la merenda. Dopotutto, come già detto, era solo questione di tempo: per gli elicotteri nei film, c’è solo una cosa che possono fare.

Elicotteri in avaria, elicotteri che cadono, suoni dell’allarme generale a tutto volume per trasmetterci l’ansia che si stanno tutti schiantando malissimo.

Ovviamente il suono dell’allarme generale che si sente non è assolutamente quello dell’UH-1, ma ne viene messo uno molto Hollywoodiano più da “allarme generale della stazione spaziale che sta per esplodere”.

Quando un “WEEEOOOWEEOOO” è più televisivo di un “BE-BE-BE-BE-BE-BE”.
(Lo sentiamo nel trailer postato sopra al minuto 0:44).

Come ruotano gli elicotteri in avaria: non così

Anche qui partiamo dalle basi.

Per volare l’elicottero ha bisogno della rotazione di un rotore principale che prende il moto dal motore. Tuttavia, per il principio della fisica azione-reazione (che fa rispondere una qualsiasi forza con una uguale e contraria), se il rotore viene fatto girare in un senso da una forza, l’elicottero per risposta sarebbe portato a ruotare nel senso contrario.

Questo è il motivo per cui esiste il rotore di coda che, con la sua spinta, genera una forza che contrasta quest’ultima e fa andare l’elicottero dritto.

(… ma anche la rotazione del rotore di coda genera un’azione uguale e contraria cheOHBASTALAFINIAMOQUA.)

I rotori dell’UH-1, come tutti quelli degli elicotteri occidentali, girano in senso antiorario e per forza di cose l’elicottero sarebbe quindi portato, se non ci fosse il rotore di coda o andasse in avaria, a girare nel senso opposto, ossia quello orario. Giusto?

Ma gli elicotteri in avaria del film invece girano tutti in senso antiorario.

Che spettacolo.
(osservabile nel trailer postato sopra al minuto 0:42)

This man is on fire

Un uomo finisce nel rotore principale. L’elicottero prende fuoco. Così, senza nessun motivo. Tutto nella norma.

Non si sopravvive a quegli impatti!

Gli elicotteri cadono da una quota approssimativa di 30 metri, con assetti di planata propri dei ferri da stiro.

Quasi tutti quelli a bordo si salvano con solamente un po’ di sporco sui pantaloni, ma nella realtà il più fortunato di loro avrebbe quantomeno le gambe rotte.

Esplode tutto

Ok, siamo in un film e quindi gli elicotteri devono esplodere (e la cosa ci può anche stare visto che i serbatoi del’UH-1 portano 830 litri di carburante) ma almeno esplodono bene? La risposta è ovviamente no.

Tanto per ricordare un caso cito una scena dove Kong afferra un elicottero al volo, lo spezza a metà (come Gesù) e sbatte i pezzi a terra. Che ovviamente esplodono entrambi.

Esplode anche la metà della cabina di pilotaggio, che non aveva combustibile all’interno.

Chiudo il tutto con alcune inesattezze sulla versione di UH-1 presente nel film, che non è storicamente accurata: presenta infatti il tagliafili (quella grossa pinna di squalo sopra la cabina) e ha il rotore di coda completamente colorato sbagliato.

La nostra mattanza di cazzate militaristiche per oggi finisce qui, ma sappiate che, se siete stati attenti ed avete preso appunti, da oggi siete dei piloti migliori di tutti gli sceneggiatori/registi di Hollywood.

Se volete vedere precipitare Elicotteri come non ci fosse un domani il film lo trovate Qui

Figo eh? Per il resto… ci vediamo al prossimo volo!

HAIL FANACEA!

fanacea helo on UH-1

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