La cicogna, le api e lo xenomorfo: le xenoteorie pt. 1

Dopo la sbornia natalizia di trailer, immagini e anticipazioni varie su Alien: Covenant (al riguardo vi consiglio lo splendido articolo de IL CAPO che trovate qui su Fanacea) mi è salita in groppa una salutare scimmia. Per tenere a bada il suddetto primate da qui al 17 maggio (salvo rinvii), ho optato per un bel ripasso della saga. Recuperata al volo la Alien Quadrilogy in blu-ray mi sono dunque rituffato nell’universo horror-fantascienzo creato da Scott in quel lontano 1979.

Ma anche così non era abbastanza. Ogni film visto ha creato in me quel desiderio di conoscenza, e quella curiosità quasi morbosa per i dettagli, che ogni fan-boy ha avuto almeno una volta nella propria carriera di nerd. Ho deciso così di addentrarmi negli inferi delle fan theory a tema Alien, come un novello Ripley pronto a scendere nei sotterranei oscuri di Hadley’s Hope.

Sono rimasto talmente affascinato dalla mole di informazioni trovate nei più disparati forum e blog di appassionati, che ho deciso di rendere partecipi anche voi lettori di Fanacea. Ecco quindi l’idea di una mini-serie di articoli con le migliori teorie che sono riuscito a scovare, nella speranza di farvi appassionare ancora di più (qualora fosse possibile) alla saga di Alien.

In questa prima puntata affronteremo una teoria molto interessante, e molto fondata, riguardante il ciclo riproduttivo degli xenomorfi.

Da che mondo è mondo sappiamo che il primo stadio del nostro alieno assassino preferito è l’uovo. Come James Cameron ci insegna, nel suo seguito Aliens, a deporre queste uova è uno xenomorfo super sviluppato, ovvero la regina che potete ammirare qui sopra. La regina e la sua attività di deporre uovo sono vitali per la sopravvivenza della specie (you don’t say?) e per questo gran parte delle attività “sociali” degli xeno sono basate attorno a ciò. L’organizzazione della loro specie è infatti simile a quella delle api: i droni (ovvero gli alien lavoratori) prima costruiscono un nido sicuro in cui viene situata la regina, in seguito si occupano di procacciare umani in modo che possano diventare ospiti per i facehugger che usciranno dalle uova. Inoltre si occupano della difesa delle uovo e della regina, la quale, per citare il soldato Hudson, “è quella che manda avanti la baracca”.

Tutto questo sistema di perpetrazione della specie però viene reso palese solo a partire dal secondo film della saga, ovvero l’Aliens di James Cameron che ho citato prima.

Nella stesura del primo film invece i nostri protagonisti si trovavano a fare i conti con un solo xenomorfo, il quale, sarebbe logico dedurre, non avesse alcuna possibilità di riprodursi. Non proprio. In realtà esiste una scena eliminata dalla versione cinematografica del primo capitolo che può gettare una luce diversa sulla riproduzione degli xenomorfi.

Qui trovate la scena tagliata dell’edizione director’s cut.

Nella scena vediamo Ripley, ormai ultima superstite dell’equipaggio, aggirarsi in una sala motori della  Nostromo e ritrovare al suo interno una sorta di proto-nido alieno. All’interno del rudimentale nido ritrova Dallas e Brett all’interno di due bozzoli. Il bozzolo di Dallas è il classico bozzolo necessario ad immobilizzare un ospite per l’inseminazione, mentre quello di Brett è molto più peculiare.


Vediamo infatti il corpo di Brett quasi liquefatto assumere una forma ovoidale, e l’unica parte riconoscibile, la testa, ormai quasi priva di tratti somatici e dello stesso colore del bozzolo che lo contiene (ad eccezione dei soli capelli). Inoltre osservandolo si nota anche la formazione di “creste”, simili all’apertura superiore delle uova.

La teoria dominante in merito è quella dell’“eggmorphing”, ovvero della trasformazione di un umano in uovo ad opera dell’alieno. Infatti grazie all’acidità dei propri fluidi corporei e alle proprie secrezioni resinose, lo xenomorfo sarebbe in grado di creare un uovo, all’interno del quale il DNA umano viene distrutto e ricomposto in modo da creare il primo stadio di un nuovo alieno. Questo spiegherebbe anche il perché dei due bozzoli: uno per creare un nuovo facehugger e uno per contenere l’ospite futuro.

Questa teoria ha inoltre il pregio di ricollegarsi Prometheus e al famoso “black goo” (la melma nera degli space jockey/ingegneri). Infatti essendo l’alien la forma finale e “perfetta” raggiunta dalla melma nera, è plausibile pensare che esso sia in grado di sfruttarne le capacità di ricombinazione cellulare, in qualche modo.

È chiaro che sia un metodo dispendioso e poco efficiente, per cui la loro evoluzione li ha portati ad organizzare la propria vita attorno ad una regina in grado di produrre centinaia di uova alla volta, facendo così prosperare la specie. L’abilità di eggmorphing sarebbe dunque relegata al ruolo di extrema ratio, da utilizzare in condizioni estreme o di isolamento (come sulla Nostromo), in modo da garantire comunque la sopravvivenza.

Certo, si potrebbe pensare che questa fosse solo un’idea iniziale scartata in seguito, ma il fatto che la scena sia stata reinserita nella Director’s Cut del 2003 la rende di fatto canonica all’interno della saga.

A voi la parola dunque! Che ne pensate di questa teoria sul primo, mitico, Alien? Illuminante, o sono solo fregnacce? Fatemi sapere che ne pensate, e, se ne conoscete, segnalatemi pure nuove teorie che vi sembrano interessanti.

Se non lo avete ancora nella vostra collezione vi ricordiamo che potete trovare l’intera saga ad un prezzo super (30 euro) su Amazon a questo link.

Alla prossima puntata,

HAIL FANACEA!

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