La notte dei morti viventi: Romero ed il risveglio del proletariato

La notte dei morti viventi, il risveglio del proletariato il quarto stato

Lasciata sedimentare la tristezza per la perdita del maestro George, ho deciso di rivisitare con la dovuta calma e attenzione la celeberrima tetralogia dei morti viventi, approfondendo la visione con la lettura di varie recensioni e saggi sull’opera Romeriana. La cosa che ho trovato in comune a molti articoli era l’attribuzione costante a Romero di una forte critica sociale e politica, da sempre espressa tramite le sue pellicole. Il problema che ho notato è che quasi nessuno si spinge mai nel dettaglio, e a parte qualche vaga indicazione (la violenza, il consumismo, il complesso militare-industriale), mi è risultato quindi difficile trovare una disanima esauriente del Romero-pensiero. Ma qui a Fanacea siamo amanti della precisione, ed ecco perché ho deciso di imbarcarmi in questa analisi sociopolitica dei film di Romero. Con colpevole ritardo ecco quindi la mia analisi.

Per facilitarmi nell’indagine e nell’esposizione ho individuato due binari tematici con cui analizzare i film: i rapporti umani-umani, e i rapporti umani-zombie. Nel primo filone ricadono le tematiche maggiormente sociali, mentre il secondo è più esplicitamente politico. Ora è ovvio che per chiarezza cercherò sempre dove possibile di attenermi a questa suddivisione binaria, è altrettanto vero però che quelle che stiamo per affrontare sono opere complesse, ricche di sfumature, metafore e significati diversi, quindi mi riservo di abbandonare tale “metodo” laddove rischi di limitare il campo di analisi.

Prima di cominciare però mi urge fare un’ultima premessa: Romero era un socialista dichiarato, ciò che traspare dai suoi film potrebbe trovarvi d’accordo come no, ma resta il fatto che sono opere fondamentali per la storia del cinema, quindi meritevoli di essere scoperte e godute a prescindere dalle inclinazioni personali.

Detto questo, possiamo pure cominciare con la sua opera prima, nonché, primo capitolo della tetralogia classica.

Night of the Living Dead (La Notte dei Morti Viventi)

poster della notte dei morti viventi

LA CRITICA ALLA SOCIETà

Come da premessa la prima parte dell’analisi sarà dedicata alle tematiche sociali, le quali vengono veicolate tramite i protagonisti umani e i loro rapporti.

Comincerei dunque introducendo quelli che sono i protagonisti del film: Ben, un uomo solitario nonché il capo del gruppo, e la famiglia Cooper, composta dall’irascibile e diffidente Harry, la moglie Helen e la loro figlia. Ci sono poi i due fratelli Barbra e Johnny e la giovane coppia di fidanzati, Tom e Judy.

Innanzitutto balza all’occhio il personaggio di Ben, vero leader del gruppo di assediati nonché uomo di colore. Ricordiamoci per un secondo l’anno di uscita del film, il 1968. Ebbene un protagonista nero e totalmente positivo era per l’epoca qualcosa di abbastanza rivoluzionario. È difficile non vedere in questa scelta una presa di posizione a favore del movimento di emancipazione degli afroamericani, che proprio in quel decennio aveva ottenuto importanti conquiste per la parità dei diritti. In contrapposizione a Ben troviamo la famiglia Cooper, “capitanata” dal padre Harry. Ebbene il nucleo familiare dei Cooper è il perno di una feroce critica al perbenismo borghese: innanzitutto la moglie e la figlia scompaiono totalmente da qualsiasi processo decisionale, trovandosi relegate a dover subire le conseguenze delle pessime decisioni di Harry, il capofamiglia; inoltre sempre Harry in molte occasioni rivela il suo razzismo verso Ben mascherando il suo odio per lui dietro alla preoccupazione di mantenere al sicuro la famiglia, senza però vedere i pericoli che si celano all’interno della stessa (ci torneremo tra poco). In realtà, grazie al suo piano, Ben sarà l’unico a sopravvivere alla nottata, ma questo purtroppo non basterà a salvarlo dalle armi dei suoi simili, infatti sul finale sarà un gruppo di redneck capitanati dallo sceriffo locale a siglare la dipartita del nostro protagonista, coronando l’uccisione con la frase “eccone un’altro da bruciare”. Le ultime inquadrature indugiano sul cadavere di Ben circondato dai suoi aguzzini armati di ganci da macellaio: un altro duro attacco al razzismo che riporta alla mente le immagini delle esecuzioni e dei linciaggi compiuti dal Ku Klux Klan.

ben viene ucciso nella notte dei morti viventi
Fuori un altro

Partendo proprio dal finale vorrei introdurre un altro tema preponderante del film: la violenza. Il 1968 non fu solo un anno di forti contestazioni interne, ma anche l’apice della guerra in Vietnam. I veterani erano in gran maggioranza civili costretti ad addestrati per diventare agenti di morte, e vissuti gli orrori della guerra tornavano in patria venendo velocemente dimenticati dallo Stato e dalla società, divenendo spesso dei reietti “infettati” dal virus della violenza. E qui c’è il primo, facile, parallelismo col film, una violenza esterna che piomba improvvisamente nella società e ne dilania il tessuto. Ma anche la violenza della società stessa che nel difendersi diventa peggiore del male che vorrebbe contrastare. Nel film questo processo è palese ed è rappresentato dai personaggi peggiori (Harry prima, lo sceriffo con le sue “bande” nel finale), nella realtà questa repulsione verso “l’infetto” è celata, ma altrettanto distruttiva.

Si diceva, la violenza portata dall’esterno, ma c’è anche il conflitto nato all’interno: nel film la figlia dei coniugi Cooper è malata, lo sappiamo dal primo momento in cui entra in scena. Ebbene sarà proprio la figlia una volta trasformata dall’infezione a mettere in atto un conflitto di tipo generazionale (di nuovo, siamo nel ‘68, apice di movimenti e rivolte studentesche/giovanili in tutto il mondo), uccidendo letteralmente la madre.

Karen Cooper diventa una Zombie nella notte dei morti viventi
Matricidio. Il conflitto generazionale e l’alleanza di giovani e lavoratori

Vi sarete accorti che stiamo scivolando lentamente nel secondo filone di analisi, ovvero il rapporto (e lo scontro) tra umani e zombie, prima di procedere quindi concluderei la disanima dei personaggi viventi parlando dei due comprimari più marginali (e spesso dimenticati nelle sinossi del film), ovvero la coppia di fidanzati Tom e Judy: i padroni di casa. Loro sono infatti i discendenti dei proprietari del ranch (nello specifica Tom è il nipote). Questa legame di discendenza con gli originali proprietari del maniero in cui si svolgono le vicende li identifica allegoricamente con la classe latifondista, una aristocrazia terriera ormai in declino, e quindi destinata all’irrilevanza. E proprio la loro decadenza (in senso politico) li rende agli occhi di Romero quasi pietosi. Al contrario della cattiveria e dell’egoismo di Harry, Tom e Judy appaio quasi dei bonaccioni, salvo l’essere già condannati a sparire dalla scena a causa della loro ignavia. La coppia infatti non elabora mai una propria strategia di sopravvivenza, limitandosi a seguire gli ordini degli altri in modo opportunista. Questo atteggiamento è un riflesso della tendenza di inizio ‘900 dei latifondisti e dei proprietari terrieri ad affidarsi ad uomini forti e metodi brutali pur di mantenere il possesso delle terre (la casa), il loro atteggiamento era però arrivato al parassitismo sociale, vivendo di rendita sulle terre ereditate ed incapaci di elaborazioni politiche o contributi sociali che andassero oltre la mera difesa del proprio privilegio secolare.

LA POLITICA DIETRO I MORTI VIVENTI

Con questo abbiamo passato in rassegna i rapporti di forza tra i “viventi”, passiamo ora al vero protagonista dell’opera romeriana, ovvero lo zombie, il morto risorto, provando anche a capirne la profondità simbolica, e quindi perché, in fondo, il buon George “tifasse” per loro.

Cominciamo riassumendo in maniera sbrigativa la metafora alla base di tutta la saga degli zombie romeriani: il morto vivente come simbolo del proletariato in marcia.

i morti in marcia nella notte dei morti viventi
Il quarto stato si avventura fuori dalle tenebre

Ma qual è quindi questo cammino intrapreso dal nostro zombie/proletario?

Se il morto vivente rappresenta la classe lavoratrice, il suo risveglio (fisico nel film, politico nella realtà) rappresenta il cammino e l’evoluzione del movimento operaio. Romero auspica un risveglio delle coscienze, un ritorno alle origini che riporti l’umano a riconsiderare la propria esistenza e i propri bisogni, e nel fare ciò a distruggere il vecchio mondo per poterne creare uno nuovo. Il risveglio lo vediamo nell’atto della rinascita dello zombie, il quale appare allo spettatore come stupido e impotente, ma che a ben vedere si rivela quasi sempre migliore delle controparti umane. Lo zombie infatti non è malvagio, è mosso dall’istinto e dal suo bisogno primario. Inoltre lo zombie non tradisce mai i propri simili, quello vediamo farlo sempre e solo dagli umani. È chiaro quindi il perché Romero parteggi nei suoi film per i non morti, cosa da lui ammessa in più occasioni.

Ne La notte dei morti viventi gli zombie sono ancora in una fase “embrionale”, sono infatti in assoluto i più lenti e deboli di tutta la saga, ed infatti si riesce facilmente ad averne ragione in uno scontro fisico (come viene affermato anche dai protagonisti). L’unica  forza che possiedono è, e sarà sempre, il numero. Ma trovandoci ancora all’inizio della epidemia/rivoluzione gli zombie non hanno ancora abbastanza proseliti per poter sovrastare gli umani, infatti le uniche persone realmente in pericolo sono quelle che si trovano isolate in piccoli numeri (come i nostri protagonisti). Possiamo quindi affermare che in questo prima pellicola i nostri zombie/rivoluzionari si limitino ad “azioni simboliche” verso piccoli nuclei nemici, continuando nel frattempo a fare quanti più proseliti possibili, senza però riuscire ancora a scardinare il potere e il dominio degli uomini sul pianeta.

In quest’ottica è possibile rileggere il ruolo di alcuni dei protagonisti umani e delle loro azioni nei confronti dei non-morti.

Cominciando analizzando i personaggi dei fratelli Johnny e Barbra. Il primo compare praticamente solo ad inizio film, la maggior parte delle sue battute sono di insofferenza e di scherno verso i morti. Egli non porta rispetto e anzi scherza sull’eventualità che essi possano tornare realmente in vita (e verrà chiaramente smentito di li a poco). Barbra invece è una donna molto remissiva, e una volta subito il trauma del primo incontro con un non morto cadrà per quasi tutto il resto del film in uno stato semicatatonico, diventando un personaggio totalmente passivo rispetto allo svolgersi della trama. Rileggendo questi atteggiamenti e personalità in un’ottica di scontro di classe, vediamo come essi rappresentano la parte di borghesia più menefreghista e passivamente conservatrice. Il fratello non crede che gli strati popolari (i morti) siano in grado di risvegliarsi, e infatti non perde occasione per deriderli e mancargli di rispetto. Quando però questo risveglio avviene esso è il primo a cadere vittima dei primi vagiti di rivolta dei risorti. La sorella a sua volta è totalmente incapace di reagire al pericolo del nemico di classe. Cresciuta nel privilegio ed educata alla sottomissione familiare al fratello, ella è infatti incapace di opporre resistenza, e cade nel torpore per il resto del film. E’ una trasposizione horror della classica casalinga anni ‘50 dalla mentalità “casa e chiesa”, totalmente avulsa al mondo esterno e dedita unicamente al proprio piccolo mondo, e per questo incapace (perché non abituata) di compiere scelte in un momento di crisi e in assenza di una figura maschile famigliare di riferimento (nel film, il fratello). Le reazioni dei due fratelli sono fondamentali per i morti viventi, essi infatti, specialmente in questa fase iniziale di rivolta, si avvantaggiano grandemente dell’indifferenza e dell’inazione piccolo-borghese per acquisire il più possibile forza “facendo proselitismo” tra i vivi. Non a caso il film è “la notte” dei morti viventi. Storicizzando si potrebbe dire che per loro era il momento più buio, quello in cui la loro forza (la massa) non è ancora tale da essere decisiva per soverchiare i viventi, ma proprio per questo anche il momento (storico) in cui un sollevamento è più sentito come necessario.

lo sceriffo si organizza nella notte dei morti viventi
Sceriffo, polizia e milizie armate. Le forze reazionarie

Il finale rimane dubbio, nonostante la sensazione che i non morti non siano stati sconfitti del tutto non ne vediamo più aggirarsi nei paraggi. Di converso vediamo molti poliziotti e miliziani armati marciare sicuri e galvanizzati lasciandosi dietro cumuli di nemici eliminati. Romero non li presenta certo come eroi, anzi si può dire con certezza che i “sopravvissuti” siano la proprio la parte peggiore dei viventi (e la scena dell’uccisione di Ben sta proprio lì a ricordarcelo). La reazione è quindi ancora forte, e questo significa che la battaglia non è finita, la rivoluzione dei non morti non ha ancora trionfato.

Si conclude così la prima parte della avvincente e rivoluzionaria saga dei morti viventi. Nella prossima puntata affronteremo il film che da molti è considerato come l’opera magna della filmografia zombie: l’iconico Dawn of the Dead (Zombi).

Chiudo invitandovi a lasciarmi i vostri pensieri e riflessioni nei commenti e su facebook. 🙂

HAIL FANACEA!

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