Legend of the Galactic Heroes: i sentieri sconosciuti dell’animazione

Legend of the Galactic Heroes

Avevo in mente già da un po’ di scrivere questo articolo, idea poi rimandata di mese in mese. Il motivo di questa titubanza è che non mi sentivo in grado (e nemmeno ora, a dire il vero) di rendere per iscritto, in maniera sintetica ma efficace, l’imponenza, la magnificenza e oserei dire la perfezione di una serie OVA che è un caposaldo dell’animazione e della fantascienza giapponese. Una serie che, a distanza di anni, è ancora saldamente al primo posto nella mia classifica personale e che, nonostante la sua lunghezza, riguarderei sempre.

Oggi parliamo di Legend of the Galactic Heroes (d’ora in poi LoGH), serie OVA di ben 110 episodi (la più lunga serie OVA di sempre), trasposizione animata del ciclo di romanzi di fantascienza scritti tra il 1982 e il 1987 da Yoshiki Tanaka. Prima, però, qualche coordinata.
LoGH è una space opera, ovvero

“[…] un sottogenere della fantascienza ambientato tipicamente nello spazio esterno, caratterizzato dall’avventura romantica e spesso melodrammatica con viaggi interstellari e, non di rado, battaglie spaziali, in immensi universi spesso dominati da imperi galattici. Nato nella letteratura, il genere ha poi riscosso successo anche nella televisione, nel cinema e negli altri media.” (Wikipedia)

Caratteristica saliente della space opera è l’epicità, che potremmo definire come la narrazione delle gesta di eroi o di interi popoli.

LoGH prende tutti gli aspetti della space opera e li esalta all’ennesima potenza.

“Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi”
– Brecht

In un lontano futuro l’umanità ha colonizzato la galassia e due entità politiche si scontrano ormai da secoli: l’Impero Galattico e l’Alleanza delle Repubbliche Unite. Due entità che sono state costruite nei minimi dettagli dal punto di vista storico e culturale e che sono molto differenti tra loro.

Da un lato abbiamo l’Impero Galattico, chiaramente ispirato alla Prussia e alla Germania pre-Grande Guerra. Una monarchia assoluta dominata dal Kaiser galattico, la cui corona è saldamente in mano alla decadente dinastia dei Goldenbaum. La società è quella tipica delle monarchie assolute, un popolo di borghesi e contadini senza diritti e una ricca aristocrazia terriera (o, in questo caso, planetaria). Meraviglioso è il connubio tra tecnologia avanzatissima ed elementi richiamanti la cultura germanica e norrena, a cominciare dai nomi delle ammiraglie imperiali che richiamano la mitologia vichinga e le figure storiche del Sacro Romano Impero Germanico (le navi Brunilde, Beowulf, Barbarossa, Siegfrid per fare alcuni esempi), meravigliose sono le uniformi dei soldati e degli ufficiali ricalcate su quelle dell’esercito prussiano. Per non parlare dei balli dell’alta società e di mille altri dettagli che ci fanno dimenticare di star guardando un’opera di fantascienza.

Dall’altro abbiamo l’Alleanza delle Repubbliche Unite che ricalca chiaramente gli U.S.A.: istituzioni democratiche, popolazione molto meno omogenea dal punto di vista etnico (se nell’impero sono di fatto tutti tedeschi con nomi tedeschi, nell’alleanza ci sono tutte le etnie). Le divise, il mito della fondazione dell’Alleanza celebrato dai cittadini e lo stile di vita riprendono chiaramente quelli degli Stati Uniti attuali.

Ebbene, il destino vuole che in entrambe queste compagini politiche, entrambe in decadenza per motivi diversi, nasca un condottiero straordinario. In seno all’impero nasce, Reinhard Von Musel, un brillante ufficiale della piccola aristocrazia deciso a farsi strada a suon di vittorie sul campo di battaglia, per poter afferrare la corona del kaiser e riformare l’Impero, portandolo agli antichi fasti.

Dall’altro Yang Wenli, uno storico che si è arruolato solo per garantirsi la pensione, che crede fermamente nella democrazia ed è deciso a fermare l’incedere del Reich. Questi due campioni si scontreranno nel corso degli anni a suon di battaglie spaziali e strategie per far prevalere le proprie ragioni, che sono di natura tutt’altro che egoistica e che adesso analizzeremo in breve.

Da segnalare che, nello sviluppo degli eventi, la serie prende a riferimento fatti e personaggi storici reali quali per esempio la guerra civile romana, la guerra delle due rose, le figure di Alessandro Magno ed Efestione.

“Tutti gli stati che hanno avuto o hanno imperio sopra gli uomini, sono stati o sono repubbliche o principati”
– Machiavelli

Entrambi i campioni di questa epopea spaziale, ovvero “L’uomo dei miracoli” Yang Wenli e “il marmocchio biondo” Reinhard Musel  sono portatori di una visione che va ben oltre la mera rivalità personale.

Reinhard è un giovane aristocratico schifato dal clientelismo dei nobili e dalle ingiustizie sociali che pervadono il Reich. Lui crede nella meritocrazia (infatti nel corso della serie si circonderà solo di giovani talentuosi anche non aristocratici, l’élite dell’impero che lo aiuterà nella scalata al potere) e nella giustizia. Ma crede anche che solo una leadership forte, se non assoluta, possa permettere ciò. Inoltre l’idealismo di Reinhard dovrà scontrarsi con la real politik fatta di intrighi e di scelte politiche pesanti. La scala che porta al trono sarà una scala sporca di sangue.

Yang Wenli, per contro, non odia affatto Reinhard ma, anzi, ammette che se fosse nato nel Reich non avrebbe esitato a seguirlo. Però, oltre che un soldato, è anche uno storico ed è convinto che la visione di Reinhard abbia dei limiti: una leadership forte deresponsabilizza il popolo che non è più tenuto ad occuparsi della cosa pubblica. Inoltre, leader straordinari come Reinhard sono eccezionalmente rari mentre, nel corso della storia, molti dittatori sono stati tutt’altro che governatori capaci. Yang Wenli vuole evitare l’egemonia imperiale sull’intera galassia, affinché un  seme di democrazia e un’idea alternativa di società possa sopravvivere. Per farlo dovrà scendere a compromessi e sopportare le peggiori angherie da parte di una classe dirigente democraticamente eletta, pusillanime e incapace.

La grandezza della trama sta anche in ciò: non esiste una visione giusta e ogni sistema ha le sue fragilità. Lo spettatore si schiererà, ma non sarà indotto che parte scegliere.

 

“Il coraggio, nei semplici soldati, è un mestiere pericoloso che essi hanno abbracciato per guadagnarsi da vivere.”
– François de La Rochefoucauld

Ad affiancare i due protagonisti principali è presente un cast di oltre 150 personaggi tra soldati, ammiragli, politici e famigliari. E la cosa straordinaria è che tutti, che compaiano per una sola puntata o che fungano da personaggi cardine per tutte le stagioni, sono ben caratterizzati. Se non pochi esaltati, nessun soldato della serie ama la guerra. Ognuno persegue i propri ideali, chi deciso a difendere la democrazia e chi innamorato della visione di rinascita imperiale di Reinhard. Tutti hanno una famiglia e una storia personale. Spettacolari sono le puntate a tema incentrate sulle storie dei singoli ammiragli, a spiegare il loro passato e il perché di certi atteggiamenti. Impossibile non provare simpatia per il valoroso ammiraglio Mittermeyer (soprannominato in battaglia “Lupo della Tempesta”), oppure curiosità per il passato del geniale (un genio militare riconosciuto pari a quello di Reinhard) ma inquietante ammiraglio Oskar Von Reuental. Oppure Kircheis, il migliore e unico amico di Reinhard e il suo miglior consigliere, un vero e proprio Efestione. Per non parlare del figlio adottivo di Yang, Julian Minci, gentile ma risoluto e il coraggioso Dusty Attemborough, sempre a fianco di Yang in tutte le battaglie. Persone normali, con tutti i loro pro e contro, attori in quel grande palco che è la storia dell’umanità.

 

Sviluppo della storia, musiche, caratteristiche tecniche

La grandezza della trama e dei temi affrontati è confezionata in una serie OVA di grande qualità. La scelta del formato direct to video ha permesso di non lesinare in scene di sesso e violenza (spettacolari sono gli scontri dei fanti in esoscheletro e armati di ascia nei corridoi delle navi).

Le animazioni di buona qualità anche se, complice il fatto che erano due studi di animazione diversi a disegnare, il design si modifica nelle varie puntate e stagioni. “Difetto” assolutamente passabile in tanta perfezione.

Impossibile non menzionare le musiche. Ad accompagnare le battaglie navali in mezzo alle stelle c’è il meglio della musica classica: Mozart e Beethoven, solo per citare i più famosi.

Come guardare Legend of the Galactic Heroes

Logh si compone di un blocco di 110 episodi di 25 minuti, suddivisi in 4 stagioni.

Prequel importante a LoGh è il film “Legend of the Galactic Heroes: My Conquest is the Sea of Stars” che narra la prima battaglia in cui Reinhard e Yang si incontrano/scontrano.

Dopodiché si può guardare “Legend of the Galactic Heroes: Overture to a New War”, film che è sostitutivo delle prime due puntate e ne amplia il contenuto.

Esistono poi varie serie OVA (che in tutto compongono ulteriori 52 puntate) che costituiscono il Gaiden, ovvero prequel che vanno ad implementare il passato dei personaggi. Aggiungono poco o nulla alla storia. Li si può guardare per completezza.

Infine c’è il film “Legend of the Galactic Heroes: Golden Wings”. Storia carina incentrata sull’infanzia di Reinhard, ma un pugno in un occhio come design.

I primi due film che ho citato e una sessantina di puntate sono state subbate in italiano dai LOGH Project. Purtroppo è un fansub defunto, quindi per la serie vi consiglio il sub eng, facilmente reperibile.

Novità 2018

Lo studio Production I.G. ha annunciato nel 2017 che farà un remake della saga. Questo mese è uscito il trailer (https://youtu.be/mzD7EsRO9lw). Da fan della serie storica, non ho preconcetti, ma il design dei personaggi mi convince fin lì. Vedremo.

Conclusione

In definitiva se siete amanti delle storie importanti, della filosofia politica, dell’epica, delle trame che si dipanano pian piano ma che non annoiano mai nemmeno per un secondo, Legend of The Galactic Heroes è quello che fa per voi.

Per l’importanza dei romanzi da cui è tratto (oltre 15 milioni di copie vendute in Giappone) e per l’importanza che la serie ha nel mondo dell’animazione si può dire che LoGH è lo Star Wars giapponese.

Qui parliamo di un capolavoro non solo dell’animazione. Qui parliamo di Arte, e la A maiuscola non è affatto un refuso.

Hail Fanacea!

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