Madama Butterfly: una tragedia illustrata

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Estate alle elementari, vacanze, spiaggia, un meraviglioso “Ascolta il mio cuore” di Bianca Pitzorno, tanto tempo libero che quasi non ricordo più: fu così che scoprii “Madama Butterfly”, opera preferita della piccola protagonista, la favolosa Prisca Puntoni.

Vuoi l’amore per la lettura e le storie drammatiche, vuoi la passione per il Giappone, la tragedia di Puccini mi conquistò così, con un breve riassunto su un libro che con l’opera non centrava proprio nulla, e da allora mi è sempre rimasta nel cuore.

Così quando due mesi fa sono incappata in questo libro, pieno di meravigliosi dipinti a olio di Benjamin Lacombe, giovane illustratore francese, non ho potuto fare a meno di comprarlo.

Il testo di questa edizione non è quello conosciuto ai più: si tratta infatti di una rivisitazione romanzata dell’opera originale, narrata da un Pinkerton che nel prologo si dichiara pentito e angosciato dal rimorso per come ha trattato la bella Butterfly.

I puristi forse storceranno il naso, ma la lettura si è rivelata più piacevole del previsto, anche se un po’ irrispettosa nei confronti di Chōchō-san (vedremo più avanti perché), e le illustrazioni… beh, se non ve ne siete già innamorati dalla copertina forse non serve che continuiate a leggere!

Madama Butterfly: l’opera

Madama Butterfly è un’opera in tre atti (primo atto, secondo atto: prima parte, secondo atto: seconda parte) composta da Giacomo Puccini nei primissimi anni del ‘900. Inizialmente etichettata come un fiasco clamoroso da chi assistette alla prima alla Scala di Milano, venne velocemente rieditata dall’autore, e la versione così sistemata fu un successo, tanto che tutt’oggi viene ancora rappresentata nei teatri di tutto il mondo.

Da qualche anno al teatro La Fenice di Venezia va in scena un’originale rivisitazione scenografica, molto minimalista nei costumi e nell’ambientazione, ma di grande impatto visivo.

Madama Butterfly si svolge in Giappone: il luogotenente Benjamin Franklin Pinkerton della marina degli Stati Uniti, giunto a Nagasaki per affari, prende in sposa un po’ per vanità e un po’ per spirito d’avventura la bellissima apprendista geisha Chōchō-san, secondo la legge giapponese che consente “ogni mese di rescindere i patti”.

Il console Sharpless sembra l’unico ad aver intuito la forte natura dei sentimenti di Butterfly, che ha addirittura rinnegato la propria religione per abbracciare quella americana (attirando così a sé l’ira e il disprezzo dei familiari, che la rinnegheranno a loro volta durante la cerimonia) e prova inutilmente ad avvertire Pinkerton: “badate: ella ci crede”.

A inizio del secondo atto ritroviamo Chōchō-san da sola e ridotta sul lastrico: sono passati ben tre anni e Pinkerton è tornato in patria a solo un mese dal matrimonio, lasciandola con la falsa promessa di far ritorno la primavera successiva.

Tanti cercano invano di far ravvedere Butterfly, che accecata dall’amore si crede ancora in tutto e per tutto una sposa americana e rifiuta seccamente i pretendenti, compreso il ricco Yamadori che potrebbe aiutarla a risollevarsi economicamente. Sharpless tenta di mostrarle una lettera di Pinkerton in cui appare evidente che per lui è stato solo un gioco e dove dichiara di essere ora felicemente sposato con l’americana Kate, ma fallisce. Scopriamo inoltre che Butterfly ha avuto un figlio da quella relazione (prova inconfondibile sono gli occhi chiari e i capelli biondi, come il padre).

Messo a conoscenza di ciò da Sharpless, Pinkerton fa ritorno a Nagasaki accompagnato da Kate, per prendere il bambino e portarlo con sé in America. Butterfly vede la nave al porto e pensando ancora che sia tornato per lei lo aspetta tutta la notte sveglia in casa. Quando finalmente va a coricarsi, convinta dalla sua ancella Suzuki, arrivano tutti e tre di soppiatto, ma a quel punto Butterfly si sveglia, capisce come stanno le cose e acconsente infine a lasciargli il bambino.

Tuttavia, stravolta dal dolore, dopo averlo bendato e abbracciato un’ultima volta, si toglie la vita con lo stesso pugnale cerimoniale con cui si era ucciso il padre su invito dell’imperatore, con inciso “Con onor muore chi non può serbar vita con onore“.

Madama Butterfly: edizione illustrata

La prima cosa che salta all’occhio quando si scioglie il nastro che chiude il volume e lo si apre è la rilegatura delle pagine, che in realtà sono costituite da un unico foglio molto spesso piegato a fisarmonica: possiamo sfogliare il fronte, e leggerlo come un libro normale (la storia è scritta lì), oppure dispiegare il retro, che si estende per ben dieci metri, e ammirarne i vari disegni che in pochi tratti e tinte riassumono la bellezza dell’opera e la delicatezza di Butterfly.

La storia inizia un po’ prima rispetto all’opera di Puccini: Pinkerton qui incontra Chōchō-san nel giardino dei fiori, ne rimane stregato e va dall’organizzatore di matrimoni Goro per scoprire chi è e come fare per averla in moglie. Nonostante qualche difficoltà iniziale (Chōchō-san è un’apprendista geisha, e in quanto tale non potrebbe sposarsi) i due vengono velocemente a patti e il matrimonio viene organizzato in pochi giorni.

La cerimonia si svolge come da copione, tranne per i “pochi oggetti da donna” che qui Butterfly mostra a Pinkerton quando arrivano a casa, e non durante la cerimonia.

Qui arriviamo alla nota dolente: l’autore sembra voler giustificare in qualche modo il comportamento del luogotenente: Butterfly è troppo seria, Butterfly è piena di strane e opprimenti abitudini, i suoi rituali giornalieri sono monotoni ed esasperanti.

La stoccata finale arriva con la descrizione della futura moglie Kate: “Kate era tutto quello che Butterfly non era: libera, sorridente, indipendente, e mi guardava con aria beffarda”. Insomma, per me il secondo atto di Lacombe è un gigantesco ‘meh’.

Il terzo atto si conclude abbastanza in linea con l’opera: il console Sharpless fa visita a Chōchō-san, portando con sé una lettera del tenente dove lo mette a conoscenza della sua “vera moglie americana”. Poi si viene a sapere del figlio, e così via, fino alla morte di Butterfly.

Al di là della manomissione del secondo atto con questa descrizione poco lusinghiera e totalmente gratuita nei confronti di Butterfly, questo libro è un piccolo capolavoro a livello artistico e, come detto sopra, la lettura scorre comunque piacevolmente. Ma sono soprattutto le illustrazioni a tenerti incollato, traboccanti di dettagli (basti guardare la trama dei vestiti di Butterfly) e dai colori molto saturi, anche quando verso la fine virano su toni più freddi, ad accompagnare il senso di tristezza che permea questa bellissima tragedia.

Chiudo con il piccolo trailer di presentazione ideato da Lacombe, il link al libro, e vi auguro buona lettura!

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