Made in the Abyss: Come diavolo ho fatto ad innamorarmene?

Quando guardi a lungo nell’abisso, l’abisso ti guarda dentro.” (F. Nietzsche)

Questa è una frase che, per esempio, non c’entra un cazzo.

Però fa sempre figo iniziare le cose con un aforisma e bisognava metterne  uno dove c’era scritta una cosa che c’era anche nel titolo che fa un po’ riflettere e ti da quell’aria da “quello che l’ha capita”. Quindi, sia quelli della serie che io lo abbiamo fatto.

Perché ci troviamo qui a parlare di questa serie, visto che in FULL METAL ANALISI parliamo solo di GUERRA CATTIVERIE COSE VERE COSE MASCHIE?

Partiamo proprio dalle note per me dolenti: la serie è un anime (categoria che di solito faccio fatica ad apprezzare) con due protagonisti con le facciotte Chibi (che detesto). Proprio per il fatto che io sia riuscito a superare questo scoglio e sia riuscito ad apprezzare questa serie fa capire che tutto il resto è very molto incredibilmente bello.

Il setting della serie è basato su un Grande Buco™, che è stato scoperto molto tempo fa, e che, ai tempi della serie, è  stato solamente parzialmente esplorato. Questo perché la sua esplorazione è molto difficile e pericolosa: il suo interno è popolato di creature fantastiche e molto spesso ostili, un ecosistema in continua variazione, che cambia a seconda della profondità raggiunta e da una “Maledizione” che colpisce quelli che si trovano a risalirlo, che passa dall’essere un leggero malessere se ci si limita ai primi strati, a roba veramente PESA™ (e non spoilero nulla) se lo si fa da quelli più bassi.

Al suo interno, oltre ad un incredibile ecosistema, si trovano anche reliquie di una civiltà (forse) scomparsa, alcune dotate di misteriosi poteri. Questo ha fatto si che attorno  al Grande Buco™ ed alla sua esplorazione, si creasse un incredibile interesse e che si formasse una grossa società, che vive ai suoi margini, interamente dedicata alla sua scoperta e catalogazione. La categoria degli esploratori è molto gerarchica ed è divisa in base alle capacità di esplorazione: si passa dai fischietti rossi (prevalentemente bambini che esplorano solo i primi strati) fino ai temibili fischietti bianchi, i veri maestri del settore, gente così fuori dal comune da sviluppare personalità e atteggiamenti anche estremi, forse anche dovuti alla loro lunga permanenza all’interno di un ambiente così logorante.

“Com’è fatto IL BUCO?”

La prima parte del BELLO di questa serie è questa: gli scenari di questa ambientazione sono uno spettacolo per gli occhi, un tripudio di colori e varietà che ricordano i fantasy di grande splendore per la loro ricchezza e cura dei particolari. Parte del fascino è lo scoprire che cosa si celerà nello strato successivo e poi in quello successivo ancora, ricordando di molto la discesa dantesca nei meandri dell’Inferno.

La storia parla di Riko, una bambina fischietto rosso figlia di una fischietto bianco scomparso, e di Reg, un droide che lei trova nei primi strati che è completamente privo di memoria. Riko viene spinta all’avventura da una misteriosa lettera che sembra provenire dalla madre, mentre Reg dal volere scoprire di più sul proprio passato. Partono così per quello che sembra essere un viaggio di sola andata e si avventurano nei meandri di quel posto così fantastico e così terribile.

Riko e Reg che stanno per morire.

E qui veniamo al secondo punto: la storia non gli risparmia nulla. Riko e Reg sono una combinazione efficace, la prima una secchiona che ha studiato molto gli ambienti che sarebbero andati ad affrontare mentre il secondo ha dalla sua un corpo meccanico e una forza bruta da non sottovalutare, ma sono pur sempre dei bambini che si avventurano in un ambiente più grande di loro. Riko non ha mai fatto più di qualche centinaio di metri di profondità e Reg non si ricorda manco come trovare il pisello all’interno delle mutande. Sono tutte cose che spesso pagheranno, divenendo loro malgrado protagonisti di momenti di una brutalità che risulta VERA ed assolutamente difficile da accettare.

Perché è vero che il fascino dell’esplorazione può attrarre tutti, e che ci sentiamo di essere dei gran viaggiatori a muoverci in un mondo che è stato ormai completamente scoperto e che viene reso sempre più alla portata di tutti, ma la amara verità è che la vera esplorazione vuol dire muoversi in un ambiente spesso ostile, in cui anche la gente esperta e super preparata è spesso MORTA MALISSIMO.

Siamo lontani da grandi classici dell’avventura come “Nadia: Il mistero della pietra azzurra” (che comunque adoro), splendidi ma sempre in una “zona sicura” che tutela i protagonisti e la loro sicurezza, qui ci avventuriamo in una serie che si rivela essere incredibilmente adulta e che non si risparmierà nulla. Non lasciatevi ingannare dal tono soft delle prima puntate, perché la serie rivelerà il suo cuore nelle fasi finali.

Aggiungete quindi un po’ di mistero e piccoli colpi di scena, che riveleranno cose sul passato dei protagonisti e dei personaggi che andranno ad incontrare, che sicuramente incuriosiscono e avvalorano il tutto.

La prima serie la trovate su Netflix e sarà seguita a breve da dei lungometraggi che continueranno le avventure di Riko e Reg.

Che aspettate? Gettatevi nell’ABISSO!

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