Mostri di carta: tra scienza e magia in quel di Padova

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È importante coltivare la passione non meno dell’intelligenza, poiché questa senza quella è priva di valore.
Sembra una frase coniata apposta per Fanacea, invece è una citazione di Max Perutz, premio Nobel per la chimica.

Marco Ciardi sta parlando da neanche un’ora e io già voglio iscrivermi al suo corso di laurea. Mi trovo con Luca al centro culturale Altinate San Gaetano di Padova e la sala è straordinariamente piena e giovane, per un evento di questo tipo: che si possa finalmente cominciare a smettere di dire che la cultura in Italia è morta?

L’incontro di stasera, il primo di sei appuntamenti bisettimanali che proseguiranno fino ad aprile, s’intitola “Ippogrifi, draghi e unicorni: scienza e magia da Galileo a Harry Potter” ed è tenuto dal professor Marco Ciardi, che insegna Storia della scienza e della tecnica all’università di Bologna.
Questi sei incontri si inseriscono nell’ambito dell’edizione 2017 del Premio Letterario Galileo e sono curati dal CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze.

Si parte con Coleridge e la sua “Ballata del vecchio marinaio”, per arrivare ad Harry Potter in un flusso ininterrotto di argomenti inusuali, divertenti e in apparenza lontanissimi tra di loro.

Si scopre così che i mostri che assillano il vecchio marinaio assomigliano molto agli Elementali di Magic, che Leopardi a 10 anni studiò fisica e chimica presentando opere in merito di fronte a tutta la Recanati che contava (e noi oggi abbiamo perfino abolito gli esami alle elementari), che Nicolas Flamel è esistito davvero e che Sir Isaac Newton era anche un alchimista.

Molto interessante anche l’approfondimento relativo alle fonti utilizzate: il lavoro dello scrittore infatti necessita di una conoscenza molto vasta in diversi campi.

Nicolas Flamel in tutta la sua bellezza

Ad esempio la Ballata del vecchio marinaio è stata analizzata a fondo nell’opera “The road to Xanadu: a study in the ways of the imagination” di John Livingstone Lowes, che dimostra come dietro ad ogni verso si celi un riferimento che Coleridge ha riutilizzato. Anche Mary Shelley citò più volte le opere di Coleridge nel suo Frankenstein, in segno di riverenza e conoscenza del suo lavoro, dovuto al fatto che il poeta era anche un amico di famiglia. Quello che colpisce è che gli autori riservano un sacco di attenzione per i dettagli, dettagli che aiutano a rendere indimenticabile un’opera.

Si prosegue poi a parlare di Isaac Newton, padre della scienza moderna ma ancorato ad un modo di pensare antico, quello degli alchimisti che ritenevano la conoscenza un bene per pochi, per gli eletti. Galileo invece pensava che la scienza fosse per tutti, ecco perché pubblicò il suo studio sul movimento terrestre in volgare e non in latino, suscitando molto scalpore e rendendosi oggetto di critiche e dissensi.

 

Sono quasi le 23.00, il discorso e gli interventi sono finiti e partono gli applausi. Contentissimi di aver sconfitto la stanchezza post-lavoro e il barbaro traffico di Padova, io e Luca stiamo già mettendo a calendario la partecipazione ai prossimi incontri.

Il professor Ciardi ha detto un sacco di cose pazzesche e una di quelle che ci ha colpito di più è stata la considerazione che non importa cosa si studia ma come lo si studia e che, come disse Carl Sagan “Più che un complesso di conoscenze, la scienza è un modo di pensare”.

Speriamo di vedere altri fanacei mercoledì 15 febbraio per “Leggende, gatti alati e fantasmi: il fascino del mistero” con Lorenzo Montali, noi ci saremo! HAIL FANACEA!

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