Il Porco Rosso: il volo di Miyazaki nell’aviazione italiana

“Questo film narra la storia di un maiale, soprannominato Porco Rosso, che si batte contro i pirati del cielo a rischio del suo onore, della sua donna e dei suoi beni, ambientata nel Mar Mediterraneo, all’epoca degli idrovolanti.”

Ammettiamolo.
Noi italiani siamo veramente esterofili. Viviamo circondati dal più grande patrimonio naturale ed artistico al mondo, sguazziamo lamentandoci in un posto che, con tutti i suoi difetti, si può chiamare a ragione “Belpaese”, ma scegliamo, spesso e volentieri, di gettare il nostro sguardo e il nostro cuore fuori i nostri confini, a volte decisamente lontano, e di farci ispirare da cose che non appartengono alla nostra cultura.

Un nostro difetto?

Tutt’altro!

Così come mettere la passata di un ortaggio ornamentale americano su un po’ di pasta con la mozzarella ci ha fatto creare il cibo più amato al mondo, così un regista nostrano prendeva delle storie di samurai giapponesi, le ambientava nel far west (girandole però in Spagna) e creava dei capolavori conclamati.

Sicuramente simpatico è quando il nostro occhio curioso, che girovaga lontano dalle nostre terre, torna come un boomerang verso luoghi a noi molto vicini e ci fa ammirare tutto ciò che il nostro Paese di più bello ha prodotto e del quale dovremmo essere orgogliosi.

Differentemente da quello che si può comunemente pensare, questa volta non stiamo parlando della nostra cucina, ne delle nostre opere d’arte e no, neppure degli Eifel 65.
Questa volta parliamo di Porco Rosso e della grande ode che il maestro Miyazaki ha fatto della nostra aviazione.

mv5botq5mzi1odgynf5bml5banbnxkftztgwotuymdk2mje-_v1_uy268_cr30182268_al_ Porco Rosso è un film d’animazione giapponese del 1992, scritto e diretto da Hayao Miyazaki e prodotto dallo studio Ghibli.

Il maestro Miyazaki, per chi non lo sapesse, è l’esponente più famoso dell’animazione giapponese, considerato uno dei più influenti animatori e secondo molti il più grande regista d’animazione vivente. La sua figura è stata paragonata più volte a quella di Walt Disney per l’importanza dei suoi contributi e ad Akira Kurosawa per la centralità nella storia del cinema giapponese.
Figlio di un ingegnere aeronautico, ha spesso dimostrato una passione per l’ambiente lavorativo del padre e una certa ammirazione per la storia aeronautica tricolore.
Possiamo osservarlo sia in “Si alza il vento” dove Jiro Horikoshi, l’inventore del Mitsubishi A5M e del suo successore, il celeberrimo A6M Zero, viene ispirato nella loro creazione da sogni riguardanti il progettista d’aerei nostrano Caproni, ma anche del nome stesso del suo studio, un omaggio al Caproni Ca.309, aeroplano della Regia Aeronautica, soprannominato, appunto, “Ghibli”.

Ma è soprattutto in questo film, pieno di tutti gli elementi caratteristici dello studio, dove si aggiunge anche una spassionata dichiarazione d’amore verso la nostra aviazione, con attente e ricercate citazioni.porco_rosso_wall_paper_05

Marco Pagot è un asso della Regia Aeronautica che, in seguito ad un misterioso incidente ha assunto per sortilegio l’aspetto di un maiale antropomorfo. Abbandonata pertanto l’aeronautica e la vita mondana, si ritira sulla costa dalmata, guadagnandosi da vivere con le taglie poste sui pirati dell’aria che combatte con il suo idrovolante monoplano Savoia S.21, dipinto di rosso, da cui il soprannome “Porco Rosso”.

Pur presentando elementi fantastici, assolutamente riconducibili alla enorme fantasia dell’Autore (per quanti non lo sapessero, in Italia non ci sono mai stati maiali volanti, a parte i porchi che si tirano img_2511in Veneto, ne bande di Pirati dell’aria), la storia è ambientata negli anni ’20, sulle coste dell’Adriatico. Non è un caso che il buon maestro giapponese scelga di ambientare questa opera durante quel periodo in Italia.

Siamo in piena epoca fascista, che il regista politicamente condanna esplicitamente (facendo dire a Marco “Meglio essere un maiale che diventare un fascista.”) e per la nostra aviazione è sicuramente un’epoca d’oro. Cominciata agli inizi del secolo con l’ammirazione artistica dimostrata dai futuristi, negli anni 20-30 in Italia si concretizza un forte fervore aeronautico, dove industrie, ma anche piccoli artigiani, si gettano nella forsennata progettazione e costruzione di macchine volanti.

In ambito militare l’Aeronautica viene separata nel 1923 dalle altre due forze armate, l’Esercito e la Marina, diventando un ente a se stante di cui il Regime si farà un forte promotore. Espressione di arditismo e futurismo, la nascente Regia Aeronautica diverrà bandiera ed inno della propaganda fascista.

A capo della nuova forza armata viene messo Italo Balbo, che le darà uno sprono senza pari facendo fondare reparti di volo e scuole, di cui onorevole menzione si fa di quello “Alta Velocità”, e incentivando l’evoluzione di questa nuova realtà.

Per la nostra aviazione si apre un periodo meraviglioso, che porterà allo svolgimento di grandi imprese aeronautiche e il raggiungimento di svariati record.
Ricordiamo, tra le tante, il volo Roma-Tokio o le grandi trasvolate atlantiche in formazione, che impressionarono il mondo e ci misero di diritto sul podio (e forse al primo posto) di tutte le aviazioni mondiali.

img_2468 img_2469  img_2472

img_2471
I piloti della Trasvolata del Decennale portati in trionfo per le strade di New York.

Tanto per citare un episodio, i piloti della trasvolata del Decennale vennero portati in trionfo, con parate in loro onore, sia nella città di Chicago che in quella di New York, dove gli venne anche dedicata una strada.
Se è vero che furono gli americani a portare l’aeroplano in Europa, è anche vero che successivamente, dalla Grande Guerra in poi, vennero in Italia per imparare innovative tecniche che i nostri piloti erano riusciti a inventare.
Anche la mania dei record si concretizzò in svariate imprese: Tito Falconi volò a testa in giù per tre ore, Francesco Agello volò a 709 km/h, Mario Pezzi raggiunse la quota di 17000 metri con un Caproni e Umberto Maddalena volò per 67 ore continuative. Alla data del 1939 l’Italia deteneva 33 record da Guinness dei primati: tanti quanti quelli di Francia, Germania e Usa messi assime.

E’ anche un periodo in cui la figura del pilota riveste di un fascino pituttosto particolare.
Prima del pilota di jet anni ’80 alla Top Gun, esaltato, spaccone e arrogante, e prima del freddo e distaccato pilota di bombardiere che scaricava tonnellate di bombe sulle città durante la seconda Guerra Mondiale, il pilota di aeroplano era l’ultima espressione di un antico spirito di cavalleria e signorilità. Un animo nobile che si esprimeva nella poesia del volo, nel raggiungimento del sogno di Icaro, e della sua promessa di libertà.

img_2514Anche il combattimento aereo, sorto nella prima Guerra Mondiale, si contrapponeva nettamente alla sporca guerra di trincea, fatta di fango, filo spinato, mitragliatrici e morti spaventosamente meccaniche, manifestandosi tramite dei signorili duelli che ricordavano quelli tra cavalieri ai tempi di Re Artù. Era infatti frequente che una volta che l’aeroplano sconfitto venisse abbattuto, il pilota vincitore atterrasse nei pressi dello schianto, per sincerarsi delle condizioni del suo avversario e per rendergli gli onori nel caso fosse deceduto. Anche il nostro Marco durante le Grande Guerra non fu da meno, come racconta la giovane Fio.

img_2510
Porterai un po’ sfiga?!?

Terminata la guerra per i fortunati piloti è un’epoca di feste, vita mondana, gare a chi ha la macchina più veloce e voglia di superare se stessi, in sella a quella che era la cavalcatura futuristica per eccellenza. Il tutto, molte volte, anche a costo della vita.
Ce lo ricorda Gina, amore impossibile di Marco, quando racconta di aver rifiutato la proposta dimatrimonio di Curtis, pilota americano, perché già vedova di 3 piloti morti per incidenti di volo.

unione

 

Miyazaki sceglie di farci rivivere tutta la magia di quel particolare periodo, regalandoci l’eccezionale scena in cui Marco si reca all’Hotel Adriano, in una non definita isola nei pressi della costa Dalmata.

Un rombo di motori che piano piano si affievolisce, il tramonto che lascia spazio a una incantevole serata, lo sciabordio delle onde che piano piano si infragono sugli idrovolanti, una canzone in francese cantata dalla classica femme fatale che incanta, e fa innamorare, un pubblico di avventurieri piloti.

Marco, che si dice essere il personaggio più simile al maestro Miyazaki di tutti quelli dello Studio Ghibli, è uno degli ultimi piloti di ventura, con i tratti un po’ alla Humphrey Bogart. Disilluso dalla sua esperienza militare, dove ha visto morire tutti i suoi amici e colleghi, e trasformato in maiale per un qualche sconosciuto sortilegio, è l’ultima espressione di un mondo aviatorio che sta cambiando faccia e che richiede l’asservimento al consolidato Regime (un suo ex-camerata gli dirà che lo Stato è l’ultimo sponsor rimasto per volare).

Lui sceglie di rinunciare a quella vita, al prezzo di una fatta dentro una tenda piantata su un’isoletta nell’Adriatico, aspettando di cacciare qualche taglia per pagare il mutuo del suo idrovolante.

unione-2
“E gira gira l’elica, romba il motor! Questa è la dura vita, la dura vita dell’aviator!”

La storia si dipana poi tra pirati, rocambolesche fughe e una competizione aerea per la mano di una signorina.

img_2486
La gara aerea per la mano di Fio (o l’estizione dei debiti di Porco), con un look molto simile a quelle che si tennero all’inizio del secolo dalle nostre parti.

I primi del ‘900 sono infatti anche gli anni delle grandi gare aeree e di quelle di velocità.
La più famosa fu certamente la Coppa Schneider, una competizione per idrovolanti istituita nel 1911 per incoraggiare il progesso tecnologico in campo motoristico, ma che divenne ben presto divenne una gara di pura velocità su un circuito triangolare.
Il primo premio era di 1000 sterline, ma se un aeroclub avesse vinto 3 gare in 5 anni, oppure 3 gare di fila, avrebbe tenuto la coppa e il pilota vincente avrebbe vinto 75000 franchi. Ogni gara era organizzata dal vincitore di quella precedente e fu contesa tra francesi, americani, italiani e inglesi, venendo definitivamente vinta da questi ultimi nel 1931.

Gli aeroplani italiani del reparto “Alta Velocità” erano tutti di colore rosso, il colore delle macchine da corsa nostrane (come Ferrari, Maserati, Alfa Romeo e Ducati) e una loro degna esposizione la si trova al Museo dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle.

idrocorsa-macchi-e-fiat-museo-storico-aeronautica-vigna-di-valle-3
Idrocorsa del Reparto “Altà Velocità” al Museo dell’Aeronautica Militare

Nota a margine: Il Museo non è molto pubblicizzato, ma è ASSOLUTAMENTE da andare a vedere… se passate nei dintorni di Roma la visita è CONSIGLIATISSIMA (e anche gratuita… luridi spilorci!).

img_2473
Un F-104 special color gareggia con una Ducati.

La nostra tradizione non rinuncerà più al colore rosso, presentando anche oggi alcuni dei nostri veivoli, i più veloci e performanti, in modalità “special color” con la suddetta colorazione.

img_8372
M.C. 72 esposto al Museo dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle.

 

 

 

 

Nonostante il trionfo inglese alla Coppa Schneider il  Macchi-Castoldi M.C.72, che non potè partecipare a causa di problemi al motore, è tuttora il detentore del record di velocità per idrovolanti con motore alternato. L’audace bestiola volò alla velocità di 709,202 Km/h.

Durante uno dei voli prova dell’idrovolante perì il pilota velocista Stanislao Bellini, che ha lo stesso nome di uno dei camerati della Grande Guerra di Marco Pagot.

 

Miyazaki cita la Coppa nel film esplicitamente (“Voli su un

img_2482
Il Maggiore Ferrarin e il suo idrovolante da corsa.

Curtiss, si dice abbia stracciato gli aerei italiani all’ultima Schenider cup”, come effettivamente fece nell’edizione del 1925), e non solo: ci mostra infatti anche Ferrarin, che nel film è un ex commillitone di Porco Rosso, che, pur se rimasto nell’aviazione militare, ora nemica del protagonista, lo aiuta in onore della vecchia amicizia.

E’ una palese citazione di Arturo Ferrarin che, oltre ad aver compiuto grandi imprese come il percorso aereo Roma-Tokyo nel 1920, ha effettivamente pilotato nella coppa Schneider nel 1926 conl’idrocorsa Macchi M.39, aeroplano con cui lo si vede in una scena affiancare il veivolo di Porco Rosso.

Ma la lista dei nomi illustri non finisce qui. A difesa della nave da crociera attaccata dall’alleanza dei pirati si alzano in volo due piloti chiamati Baracca e Visconti.

Francesco Baracca è stato il principale asso dell’aviazione italiana e medaglia d’oro al valor militare, con all’attivo 34 veivoli nemici abbattuti. E’ morto in combattimento nel 1918, ma è ancora oggi uno dei piloti di aeroplano più famosi d’Italia.

PANN_13_80x100h_ok.indd
Francesco Baracca di fronte al suo SPAD S.XIII, con il celeberrimo stemma del cavallino rampante.

Se il nome non vi dice nulla forse riconoscerete quel cavallino rampante che si erge sul suo aeroplano. E’ lo stemma del suo Reggimento di appartenenza, il Piemonte Cavalleria 2°, ma forse vi dirà qualcosa se provate a metterlo su uno sfondo giallo e magari attaccarlo a una macchina tutta rossa di Formula 1. Si è proprio quello li! Anni dopo la morte, la madre di Baracca consegnò quel simbolo a Enzo Ferrari “Metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna.
Pur non presentando il famoso stemma nel film, penso più che altro per questioni di copyright , l’aeroplano di Baracca ne ha uno a forma di ferro di cavallo e il soprannome del pilota è “Lo stallone”.
Adriano Visconti è, invece, un asso della seconda guerra mondiale, con 10 vittorie al suo attivo.

Alle citazioni si aggiunge la motonave dell’Albergo Adriano chiamata Alcione, come il terzo libro delle “Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi” di Gabriele D’annunzio, che oltre ad essere un celeberrimo poeta, era un altro grande aviatore, autore del famoso volo su Vienna. Ha lo stesso nome anche un bombardiere prodotto dalla CRDA.

I pirati dell’aria non hanno, ovviamente, alcuna attinenza storica. Tuttavia il gruppo “Mamma aiuto” è una citazione del soprannome dell’idrovolante CANT Z.501, detto, appunto, “Mammaiuto”. Ad oggi è anche il grido di reparto del 15° Stormo SAR, che, essendo un reparto che si occupa principalmente di “Search And rescue” (Ricerca e soccorso), va a salvare quanti si trovano in difficoltà.

img_2505
Non lo vedi? In alto a destra!

 

Probabilmente lo stemma che si vede capeggiare nell’officina dell’armaiolo dove il protagonista si reca a comperare una nuova mitragliatrice e delle munizioni è quello dell’Alfa Romeo. Come tante case automobilistiche era un tempo anche costruttrice di motori aeronautici.

 

 

Gli idrovolanti della Regia Aeronautica, che si recano in tutta fretta per catturare Porco Rosso mentre sta disputando la sua ultima competizione aerea, sono Savoia-Marchetti S.55, resi celebri per le già citate trasvolate atlantiche Italia-Brasile e del “Decennale”.

img_2492img_2493

Il motore che viene venduto a Marco dal titolare della “Piccolo S.P.A.” è un FIAT A.S.2 che, montato sul Macchi M.39, consentì a Mario de Bernardi di vincere l’edizione della coppa Schneider nel 1926.img_2497

Sopra quest’ultimo appare in bella vista il nome “Ghibli” che, come già detto, è il soprannome del Caproni Ca.309 e padre del nome dello studio di animazione.

L’amore del regista giapponese si dimostra anche in tanti piccoli dettagli che potrebbero sfuggire anche ai più esperti.

img_2490A una prima occhiata potrebbe sembrare che le coccarde tricolori che capeggiano sui Macchi M.5 della prima Guerra Mondiale, apparsi in un ricordo-allucinazione di Porco Rosso, abbiano i colori invertiti rispetto a quella ufficiale, che ha il rosso all’esterno e il verde all’interno.

Tuttavia l’utlizzo della attuale coccarda tricolore aeronautica è successivo a quello in cui è ambientata la scena, che venne adottata solo successivamente per non farla confondere con quelle francesi e inglesi.

A lato di tanta precisione vi sono però anche un paio di “sviste”.

Oltre a clamorosi strafalcioni di italiano (unica caratteristica che condivido con lo Studio Ghibli) come il ricorrente “Non si FO credito” ve ne sono anche alcuni di aeronautici.

L’aereo di Porco Rosso è stato identificato come il SIAI S.21 (citato anche erroneamente nel merchandising come Savoia S.21 o Savoia-Marchetti S.21) quando in realtà è un idrovolante che sembra essere più ispirato al SIAI S.12, idrovolante da caccia e ricognizione e al Macchi M.33, uno da corsa.

Su un aereo compare la scritta delle Poste Italiane, che durante il Regno d’Italia si chiamavano Regie Poste.

Inutile dire che il film, pur nella sua semplicità, è pieno zeppo di argomenti che meriterebbero lunghissime digressioni che però esulano da quello che era l’intento di questo articolo.

Omaggi al cinema Hollywoodiano anni 50′, all’animazione italiana (I fratelli “Pagot” furono i fumettisti e animatori italiani che crearono Calimero) e con importanti tematiche come l’importanza del rapporto con la natura, la forza della figura femminile e la voglia di libertà che in questo film si esprime con il valore del volo.

Uno dei motti italiani dell’epoca recitava “Chi vale vola, chi non vola non vale, chi vale e non vola è un vile.”, ma la pensava allo stesso modo il Maestro giapponese e il suo alter-ego suino:

“Un maiale che non vola è solo un maiale.”

Sperando di avervi passato anche solo un pizzico di orgoglio verso quella che è stata la nostra storia, la curiosità per questo capolavoro d’animazione e, magari, anche un po’ di passione aeronautica, vi invito anche a vedere tutti gli altri lungometraggi dello Studio Ghibli. Prendetene uno a caso… tanto andate sul sicuro!

CIELI AZZURRI A TUTTI e …al prossimo volo! 😉

P.S. Sul perché della maledizione di Porco Rosso la storia non racconta quasi nulla. Perché Marco viene trasformato? Perché in un maiale? Cosa serve a sciogliere il sortilegio?

Ma come altri, migliori di me, hanno fatto notare, lo Studio Ghibli non è la Disney che ci spiega tutto e, devo ammettere, parte del suo fascino si racchiude anche nelle cose non dette, che ci regalano quel senso di incompletezza che fa volare la nostra fantasia.

Alcune intrepretazioni si riallacciano al mito buddista del maiale simbolo dell’ignoranza, altri alla ignobilità del fatto che Marco sia sopravvissuto a tutti i suoi camerati durante la Guerra, altri al fatto che il regista trovasse il maiale un animale simpatico e in un certo modo, visto il suo legame col protagonista, ci si sia raffigurato.

La risposta che mi sono dato io, che ammetto è VERAMENTE MOLTO IMPROBABILE, l’ho trovata girovagando per il già citato museo dell’Aeronautica Militare.

Nella sala relativa ai pionieri del volo e della prima Guerra Mondiale, ho trovato parte di un aeroplano, affianco a quelli famosissimi di D’annunzio, Baracca e Ruffo di Calabria, che assolutamente non conoscevo e del quale, tutt’ora, so veramente poco. E’ messo li, affianco a quelli delle Leggende, e sembra quasi stonare di fronte ai “Pezzi grossi”.

Quello che mi ha sempre colpito è il suo particolare stemma.

img_9835

Chissà!

1 commento su “Il Porco Rosso: il volo di Miyazaki nell’aviazione italiana

  1. Durante la Guerra Civile Spagnola, accanto ai Repubblicani intervennero molti stranieri, per combattere contro Franco ed i suoi alleati Italo-tedeschi.
    Fra questi volontari vi erano anche alcuni piloti italiani che si opponevano al Regime Fascista. Uno di questi pare fosse romano, ex-pilota da caccia, che durante una battaglia aerea ebbe il naso asportato da un colpo di mitragliatrice. Noto ai piloti italiani che combattevano con i Nazionalisti, date la menomazione del volto e le simpatie politiche, fu soprannominato da questi “Il Porco Rosso”. Avevo una monografia Enai sui piloti italiani che volarono per la Repubblica Spagnola, ma l’ho perduta e non ricordo il nome del pilota. In ogni caso è una delle figure alle quali potrebbe essersi ispirato Myazaki per il protagonista, dichiaratamente ostile al Regime.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.