Storia dell’animazione giapponese pt. 2: la seconda guerra mondiale

Storia dell'animazione giapponese: la seconda guerra mondiale

Nel precedente articolo sulla storia dell’animazione giapponese ci eravamo lasciati giusto un po’ prima dell’avvento del conflitto mondiale, con i primi timidi tentativi di creare e diffondere un nuovo media che aveva destato subito grande interesse. Con questo articolo ripercorreremo invece gli anni trenta e quelli del conflitto.

Siamo nell’era Showa, un periodo di grande incremento della potenza economica (e militare) giapponese, a cui corrispose però una progressiva chiusura verso l’occidente e il rafforzarsi di spinte ultranazionaliste.

L’avvento della pellicola

È in questi anni che vede la luce la prima opera sonora realizzata direttamente su pellicola. Kenzo Masaoka, figlio di ricchi possidenti giapponesi, fondò nel 1932 lo studio di animazione Masaoka Eiga Seisakusho. Frutto del suo lavoro fu “Il mondo della forza e delle donne” che, oltre a essere la prima opera dai dialoghi sincronizzati realizzata su pellicola, è anche la prima in cui star del cinema prestarono la loro voce per i personaggi.

Lo studio di animazione di Masaoka contribuì grandemente allo sviluppo della sonorizzazione dell’arte animata e realizzò cortometraggi talmente belli da meritarsi l’appellativo di “Disney giapponese”.

La qualità delle opere sancì la fama ma anche la rovina dello studio di animazione: l’uso massivo della celluloide e l’abbandono della carta fece dilapidare a Masaoka una fortuna.

“Il mondo della forza e delle donne”

Arrivano i soldi, sparisce la libertà

Gli effetti della progressiva militarizzazione e dell’isolamento politico del Giappone ebbero natura ambivalente sul mondo dell’animazione.

Da un lato la libertà creativa venne drasticamente ridimensionata: nel 1934 venne istituita una Commissione censoriale  e venne approvata una legge che riduceva il numero delle compagnie cinematografiche.

Dall’altro le autorità erano ben consapevoli delle potenzialità del nuovo media soprattutto riguardo ai giovani, motivo per cui il mondo dell’animazione iniziò a vedersi piovere addosso finanziamenti non solo dal ministero dell’istruzione, ma anche dalle autorità militari. Inoltre, venne garantito ai piccoli studi un approvvigionamento costante di energia elettrica e venne dato impulso ai processi di produzione della pellicola.

Il divino Momotaro scende in guerra

Tutto questo periodo è ricco di cortometraggi in cui personaggi animati insegnano ai giapponesi a lavorare sodo per la nazione, fare il proprio dovere in ambito bellico e civile, e ripudiare tutto ciò che fosse straniero.

Il campione della propaganda animata fu senza dubbio Momotaro.

Momotaro è, secondo il folklore giapponese, un bambino nato da una pesca gigante che sbarca sull’isola di Onigashima e sottomette i crudeli demoni che vi abitano. Vista anche la popolarità del personaggio, nulla era più adatto ai fini della propaganda.

E infatti la prima opera di questo genere, datata 1931, si intitola “Momotaro dei cieli”, cui seguirà nel 1932 “L’avventura marina di Momotaro” in cui il ragazzo divino affronta degli squali e riceve un encomio dalle autorità militari.

Fu però con l’ufficiale entrata in guerra del Giappone contro la Cina e, dopo Pearl Harbor, contro gli USA che Momotaro diede il meglio di sé.

Nel 1942, per celebrare appunto l’attacco a Pearl Harbor, venne prodotto “Momotaro e le sue aquile dei mari”, creazione di Mitsuyo Seo che realizzò personalmente circa 15.000 disegni (intendendosi per disegno il singolo quadro composto per lo scatto della cinepresa).

Il risultato fu un mediometraggio di 37 minuti, l’opera animata più lunga mai realizzata in Giappone fino ad allora. Vennero utilizzate le migliori tecniche possibili e il mediometraggio venne visto da 650.000 spettatori.

Un trionfo che convinse le autorità militari a finanziare con ancora più mezzi il seguito. Uno staff di settanta elementi, il lavoro di oltre un anno, 50.000 disegni e 270.000 yen (adesso sarebbero oltre 3 milioni) produssero “Momotaro, il divino guerriero dei mari” in cui il bambino della pesca assedia una base navale nemica con il proprio esercito di animali.

“Momotaro, il divino guerriero dei mari”, con i suoi 74 minuti, è il primo lungometraggio animato della storia giapponese.

Non solo propaganda

Accanto ai mastodonti della propaganda militarista, qualcuno riuscì comunque a svincolarsi. Da segnalare Ofuji (già incontrato nel precedente articolo) che riuscì nel 1937, con “la principessa Katzura”, a riprodurre per la prima volta i colori sulla pellicola, oltre a svariate opere a tema favolistico o rivisitazioni di classici (come “Fantasia di Madame Butterfly”, rielaborazione della celebre opera lirica attuata da Wagoro Arai, un dentista con la passione per l’animazione).

Conclusione

Fu un periodo difficile per il Giappone che culminò con le bombe di Hiroshima e Nagasaki. In questo arco di tempo (1917-1945) vennero prodotti centinaia di opere animate di cui non è rimasto molto (sebbene ci siano stati alcuni miracolosi ritrovamenti del 2008 in una bottega antiquaria di Osaka).

È impossibile negare che, senza i fondi concessi dalle autorità militari, l’arte animata giapponese non avrebbe fatto in quegli anni quel prodigioso salto tecnico che abbiamo descritto. Un prodigioso salto tecnico che ha gettato le basi per l’argomento del prossimo articolo: la nascita dell’animazione industriale.

2 commenti su “Storia dell’animazione giapponese pt. 2: la seconda guerra mondiale

  1. ne l’ avvento della pellicola ,scusate la mia stupidità ,ma con “la prima opera realizzata direttamente su pellicola” intendete che tuta la parte d’intermezzo con la cellulosa non c’è? Poi dite che l’uso della cellulosa fece dilapidare a Masaoka una fortuna, se realizzava le sue opere direttamente su pellicola come mai spese una fortuna in cellulosa? Intendete che comunque c’era il passaggio con la cellulosa o che poi è passato all’uso della cellulosa?

    1. Grazie per il commento perché mi ha permesso di accorgermi di un refuso: Masaoka spese una fortuna in celluloide non in cellulosa, appunto perché fu il primo ad abbandonare la carta ritagliata in favore della pellicola. Con riguardo alla prima domanda riporto il virgolettato del libro da cui ho tratto l’informazione “…la realizzazione della prima opera compiuta d’animazione nipponica con dialoghi sincronizzati e registrati su una traccia ottica direttamente su pellicola”. Da questo deduco che la fase d’intermezzo con la cellulosa non c’è.
      Ancora grazie per il commento!

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