Storia dell’animazione giapponese pt. 3: il dopoguerra

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Con questo terzo appuntamento andremo ad analizzare un periodo che va dal dopoguerra fino alla fine degli anni ’50. Un periodo difficile, ma senza dubbio interessante.

GLI AMERICANI A TOKYO

Con il Giappone in ginocchio e l’assenza di beni di prima necessità, era chiaro che l’animazione non era una priorità del Paese: i copiosi fondi erogati dai militari svanirono e molti studi chiusero i battenti.

Non solo. Come la produzione cinematografica, anche quella di animazione venne sottoposta allo stretto controllo degli americani e tutte le opere contenenti temi nazionalisti e militaristi vennero sradicate. La mannaia cadde ovviamente sui film di Momotaro descritti nel precedente articolo, ma fortunatamente i giapponesi non furono così ligi nella censura e dei negativi vennero ritrovati negli anni ’80.

LA GUERRA DI COREA E LE FRONTIERE APERTE

Dopo un periodo di ristrettezze economiche, fu paradossalmente l’ex nemico americano a dare una svolta.

Nel 1950 scoppiò infatti la Guerra di Corea e gli americani affidarono ai giapponesi le commesse militari, che funsero da straordinario volano per l’economia, che tornò a livelli prebellici. Lo spropositato aumento del PIL investì anche il settore dell’animazione che iniziò a rifiorire grazie a nuovi capitali.

L’apertura delle frontiere, inoltre, permise agli animatori giapponesi di confrontarsi con svariati lungometraggi Disney, arrivato con oltre dieci anni di ritardo: Biancaneve, Pinocchio, Fantasia, Dumbo, Bambi, Cenerentola e Alice nel Paese delle Meraviglie.

LA TOEI E L’AVVENTO DEL COLORE

Protagonista di questa fase è sicuramente la Toei. Questa compagnia, celebre per aver dato i natali ad anime del calibro di Uomo Tigre, Dragon Ball, I Cavalieri dello Zodiaco, nasce come studio cinematografico nel 1950. A dirigerla venne insediato Hiroshi Okawa, una volpe degli affari. Okawa, infatti, decise di rivolgersi a segmenti di pubblico nuovi:  giovani, analfabeti e contadini. Costruì dunque i propri cinema in zone periferiche e vicino alle stazioni ferroviarie, incentivando una campagna di biglietti a basso costo e promozioni. Visto i target di riferimento, l’orientamento anche verso l’animazione venne naturale.

E fu sempre Okawa, vedendo il successo dei cortometraggi a colori e avendo come riferimento la Disney, a voler produrre il primo lungometraggio a colori mai realizzato in Asia.

Dopo varie traversie e la fondazione della Toei Dogasha, studio di animazione affiliato a mamma Toei, nasce il lungometraggio a colori Hakujaiden, opera che segnò una nuova era per l’animazione nipponica.

Per lisciarsi gli investitori da Hong Kong, si scelse un soggetto ispirato al folklore cinese: Xu-xian, un ragazzino, compra un piccolo serpente bianco che poi sarà costretto a liberare, senza sapere che è in realtà la dea dea Pai-Nyan. Anni dopo si incontrano e si innamorano, scatenando l’ostilità del monaco esorcista Fa-Hai. Alla fine i due innamorati vivranno felici e contenti. Da sottolineare l’influenza della Disney: Xu-xian viene trasformato in una sorta di principe azzurro e c’è un lieto fine assente nella leggenda originaria.

A questo lungometraggio ne seguirono altri che riscossero una grande successo di pubblico non solo in Giappone. Il lungometraggio Shonen Sarutobi Sasuke fu il primo prodotto nipponico del genere a ricevere una distribuzione degli USA col titolo di Magic Boy. La Toei continuò a perseguire l’obiettivo di conquistare l’estero e il film Saiyuki, tratto dal famoso mito cinese del Re Scimmia Son Goku, venne distribuito non solo in USA, ma anche in Europa dove ottenne dei riconoscimenti.

Da segnalare, in ultima battuta, il film “Il piccolo principe e il drago a otto teste”, basato sulla leggenda giapponese del principe Susanoo che si batte con un drago. Lo staff creativo si ribellò al diktat aziendale che imponeva canoni disneyani, volendo creare qualcosa di originale. Il risultato fu un film assolutamente inedito nel character design e nella fluidità delle animazioni.

CONCLUSIONE

Mentre la Toei inizia il percorso che la porterà alla gloria, ma anche a gravi scontri col proprio personale sia per motivi artistici che sindacali, una grande rivoluzione giunge nella terra del Sol Levante: la tv entra nelle case giapponesi.

Dell’enorme impatto che questo ha avuto per l’animazione, ne parleremo nel prossimo articolo.

HAIL FANACEA!

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