The Babadook: il tragico segreto che si cela dietro al Mostro

the babadook analisi

Life is not always as it seems. It can be a wondrous thing, but it can also be very treacherous. — Samuel

“The Babadook” è un film horror psicologico del 2014 scritto e diretto dalla regista australiana Jennifer Kent. Narra la storia di Amelia, di suo figlio Samuel e di un mostro di cui il bambino ha tanta paura: Mister Babadook, una specie di “uomo nero” che Samuel ha conosciuto per la prima volta tra le pagine di un libro per bambini. Amelia ha perso il marito durante un incidente stradale mentre la accompagnava in ospedale per far nascere Samuel, evento che porta Samuel ad avere un senso di protezione compulsivo verso la madre per salvarla dai pericoli, e in particolare dal Babadook, la cui presenza si fa reale a tal punto da diventare il peggior incubo anche di Amelia.

Una breve introduzione riguardo la gothic novel inglese e i temi di cui tratta, ci serviranno per comprendere al meglio il cosiddetto “cinema di genere” a cui appartiene il film, il quale, nel corso della storia, ha spesso celato tematiche ben più nobili di quelle dichiarate in apparenza, proprio come questo genere letterario in cui affonda le radici. Questo preambolo sarà fondamentale per saper leggere il film in tutte le sue sfaccettature, con particolare premura verso quelle inerenti alla psicologia dei protagonisti e alla situazione che stanno vivendo. Infatti, il cuore dell’articolo verrà dedicato a “The Babadook” e all’analisi psicologica del mostro attraverso il personaggio di Amelia. 

La Gothic Novel

La Gothic Novel, o romanzo gotico, nasce in Inghilterra a metà del ‘700 in risposta al bisogno della società di evadere dalla realtà. Appartiene al genere “gothic” che in questi anni, e in quelli a venire, farà la fortuna di moltissimi scrittori come Mary Shelley, Bram Stoker, Edgar Allan Poe, Charles Dickens etc.
Il tema principale del gotico (genere che unisce elementi romantici e dell’orrore) è principalmente la paura, un’emozione che allontana dalla realtà e dalla razionalità (il gotico sarà infatti il punto di partenza della letteratura fantastica) e che porta inesorabilmente alla follia. Altro tema fondamentale toccato dalla gothic novel è quello del rimosso, un processo inconscio che permette di entrare in comunicazione con alcune rappresentazioni della mente appartenenti al passato (eventi solitamente traumatici) che il conscio aveva represso, rimosso, ma che appaiono tramite altri meccanismi mentali distorti come i sogni, riproducendo fantasie perverse ed ossessive. Il sogno è quindi il veicolo di una geografia interiore malata che da consci non si riesce a decifrare, provocando inquietudine, incertezza e conflitto a livello psicologico e sociale. Solo conoscere, o meglio ri-conoscere, questi eventi traumatici può scongiurare il disturbo. Esiste un termine, molto usato in psicanalisi, che definisce questi processi mentali e psichici che è diventato di fondamentale importanza anche nella gothic novel: il perturbante, “the uncanny”, ovvero

tutto ciò che si presenta come estraneo e non familiare al soggetto, generando in lui angoscia e terrore, e la cui origine si connette, contraddittoriamente, a ciò che gli era già noto da lungo tempo, ma che era diventato oggetto di una rimozione.

“The Babadook” è un film che affronta tutti i temi che caratterizzano il genere gotico, tra i quali la paura, il terrore, il sogno e il rimosso. Tuttavia, non è un film che fa paura e basta. Non è di certo l’horror i cui spaventi improvvisi ci fanno soltanto saltare dalla poltrona, o che si ferma a scene cruente e disgustose come moltissimi altri sanno fare. No. Perché parla ad ognuno di noi, se letto nel modo giusto, e lancia un messaggio forte e chiaro che questo articolo ci aiuterà a cogliere.

The Babadook: i protagonisti

Samuel

Samuel (Noah Wieseman) è un bambino di sei anni. È molto dolce e affettuoso con la mamma, ma anche estremamente problematico. Spesso viene escluso dal resto dei suoi compagni a causa dell’atteggiamento aggressivo che ha verso tutti e per la sua iperattività a volte ingestibile. L’origine di questi suoi problemi comportamentali è Babadook, che lo terrorizza a tal punto da decidere di volerlo sconfiggere, non solo per proteggere sé stesso, ma anche la mamma. Per difenderla dal mostro, costruisce le armi che gli servono per distruggerlo, e lo fa in cantina, dove la madre tiene tutti gli affetti del marito. Amelia è evidentemente provata dal suo comportamento, ma cerca in tutti i modi di dimostrarsi amorevole e paziente, anche se c’è qualcosa che spesso la porta ad allontanare Samuel quando la abbraccia, per esempio, o quando durante la notte la cerca ossessivamente.

Samuel, per la verità, vuole solo difendere la mamma da Babadook, un mostro di cui Amelia comincia ad averne veramente abbastanza. Samuel ne è tormentato a tal punto da coinvolgere anche la sorella di Amelia, Claire, rendendola sempre più consapevole della tribolazione che sta procurando ad Amelia. Lui dice di vederlo, ne è terrorizzato, la madre invece continua a ripetergli che non esiste. Ma Samuel sembra conoscerlo meglio di chiunque altro…

Se il Babadook fosse vero lo vedremmo, proprio qui e adesso. — Amelia
Prima vuole spaventarti, solo così poi lo vedrai. — Samuel

Babadook comincia a rivelarsi alla madre attraverso le crisi convulsive di Samuel, spaventandola a morte. Il bambino urla senza sosta: “Vieni fuori! Vieni fuori!” Chi è che deve venir fuori? Babadook? Da dove? Non lo sappiamo, ma ciò che è chiaro è che non è un mostro qualunque, è grande e aggressivo. È reale, e finalmente Amelia lo capisce. A Samuel vengono prescritti degli ansiolitici perché possa calmarsi, come se potessero mandare via il mostro. Ma una mattina bussano alla porta: è il libro di Mr Babadook che Amelia aveva strappato e buttato nella spazzatura. Più tenta di nasconderlo, più lui si manifesta, e con delle nuove, orribili pagine che completano la sua storia…

Amelia

Amelia (Essie Davis) è una madre dolce e premurosa, difende il figlio Samuel a spada tratta dagli insegnanti che lo vorrebbero dividere dal resto dei suoi compagni di classe per l’atteggiamento molto pericoloso, e dalla sorella Claire che non lo vuole persino più vedere. Sembra quasi che Amelia non voglia affrontare realmente i problemi che ha suo figlio, annullando così se stessa, la sua vita sentimentale e il suo benessere psicofisico. È sempre rigida e preoccupata, la fronte è costantemente corrugata e le occhiaie per le notti insonni rivelano tutto il disagio di una madre che non sa come comportarsi con il proprio figlio. Amelia non sa come affrontare il malessere di Samuel, scappa da qualcosa, ma cosa?

Quando quella mattina si ritrova davanti alla porta di casa il libro di Mr Babadook, si accorge che le pagine che aveva strappato sono state incollate, e la storia prosegue, ora agghiacciante più che mai.

Comincerai a cambiare con me dentro. Il Babadook cresce, e dalla pelle ti esce. Dai, vieni a vedere cosa c’è sotto!

Le nuove terribili scene del libro di Mr Babadook e le sue manifestazioni, prima alla stazione di polizia e poi attraverso una telefonata, la rendono sempre più consapevole di essere pazza. La ragione sta in poco tempo lasciando spazio alla follia e alle allucinazioni, tanto che, durante una delle tantissime notti insonni, il mostro finalmente le appare. Entra dentro di lei attraverso la bocca, esattamente come aveva preannunciato il libro. Babadook è entrato, Babadook è in lei.

La mattina seguente, Samuel le chiede di mangiare. È affamato e non si sente molto bene a causa dei farmaci. Ma tutto l’amore, tutta la premura e l’affetto di una mamma dolce che avevamo scorto in lei nel prendersi cura del figlio sono ora scomparsi, lasciando spazio ad odio, rabbia e disdegno.

Dopo l’ennesima notte in preda al delirio, la mostruosità insidiatasi in Amelia diventa finalmente chiara e certa quando si accorge di avere un coltello in mano, e il sogno di uccidere il figlio le rivela la geografia malata della sua mente, quel luogo appartenente al subconscio che aveva rimosso nel tempo. È questo il momento in cui ragione e follia non hanno in lei alcun confine, in cui ogni criterio di giudizio l’ha abbandonata. È “il sonno della ragione” ad aver generato il peggiore dei mostri: sé stessa.
L’uccisione del cane e le urla terrificanti rivolte a suo figlio rappresentano perfettamente un mostro, una bestia che si arrampica alla porta ordinando a Samuel di farla entrare, per poi dirgli di aver desiderato fosse stato lui, Samuel, a morire in quell’incidente stradale, e non il marito.

Tutta la rabbia che Amelia aveva represso, tutta la sofferenza e l’odio che aveva per il figlio per avergli portato via il marito finalmente esce: l’odio di una madre mai accennato, mai rivelato, represso e rimosso. Un mostro che portava dentro di sé e che non era mai riuscita a far parlare.

Il vero mostro: “the darkness in ourselves”

“The Babadook” segna il debutto di Jennifer Kent come regista cinematografica. L’idea è nata, una decina d’anni prima, quando un’amica si è confidata con lei raccontandole di avere qualche problema a relazionarsi con il figlio. Non riusciva a calmarlo a causa di un mostro che vedeva dappertutto. L’amica, poi, è riuscita a venirne a capo cominciando a dialogare con il mostro, come se fosse vivo, reale, come se anche lei riuscisse a vederlo.

And then I thought, well what if it was actually real? That’s how the short idea came about.

E poi ho pensato: “Beh, e se fosse reale veramente? Ecco come ho avuto l’idea.

È così che nasce il cortometraggio “Monster” (2005), dal quale la regista ha adattato “The Babadook”.

Un altro aneddoto che ha aiutato la regista nella scritturazione del film, è anche questo un evento realmente accaduto: quello di un uomo lasciato da poco dalla moglie che, in preda ad una crisi di nervi, ha lanciato la figlia di cinque anni dal finestrino della macchina in corsa, giù per il ponte che stavano attraversando.

I remember being horrified by that. But I also thought, well, he’s a human being.

Ne fui terrorizzata. Ma mi sono anche detta: “Beh, in fondo è un essere umano.”

Questa storia ha portato la regista a chiedersi cosa, veramente, avesse portato quel padre a comportarsi così, concretizzando in lei l’idea e la volontà di voler indagare il ruolo genitoriale da un punto di vista molto reale, e toccando un tema che da sempre la società considera un tabù: quello di affermare che diventare madre è bellissimo e facilissimo. Da sempre le donne sono state educate e condizionate dal pensiero che essere madre è semplice ed è la cosa più bella che possa accadere nella vita di una donna. Ma non sempre è così. Con “The Babadook”, Jennifer Kent ha voluto mostrare una vera madre che stava affogando in quel falsissimo stereotipo, e lo fa raccontandoci la storia di Amelia, una donna incapace di superare il dolore della perdita del marito. Un evento traumatico che per molti anni ha semplicemente rimosso e che si trova, finalmente, a dover affrontare. Lei vorrebbe essere una buona madre, una madre perfetta che ama e accetta suo figlio incondizionatamente, ma anche lei, come tutti, è un essere umano e può fallire. In fondo, per quanto innocente, Samuel le ha portato via il marito, e l’odio inconscio che prova per lui è stato in realtà solo represso, perché troppo spregevole da ammettere anche solo a sé stessa.
Infatti, dopo la visione del film molte madri hanno rivelato alla regista di aver compreso e riconosciuto quei sentimenti di odio e rabbia che mai avrebbero voluto provare, nonostante il fortissimo desiderio di voler essere delle madri perfette e sempre amorevoli. E devono essersi sentite capite e accettate per quello che realmente sono: degli esseri umani che hanno il diritto di sbagliare, e non solamente dei mostri per aver osato odiare il proprio bambino. La Kent è stata acclamata dal pubblico proprio per questo.

Nel momento in cui veniamo a sapere, però, che la regista non ha figli, ci sorge una domanda piuttosto lecita: come ha potuto scrivere qualcosa di così vero, senza aver vissuto in primis l’esperienza di diventare genitore? La regista afferma che non essere madre l’ha aiutata ad analizzare il tema della genitorialità con più obiettività, arrivando a toccare punti forse troppo faticosi, e delicati, per un genitore.

Ecco allora rivelati i motivi per cui Amelia, senza volerlo, allontanava il figlio dopo averla abbracciata; ma soprattutto, ecco finalmente chiara l’origine di Babadook: un mostro che si palesa a Samuel, inizialmente, un bambino fin troppo sensibile per non percepire la sofferenza della mamma e il mostro che risiede, silenzioso, in lei: un senso di colpa e un odio che aveva represso perché troppo difficile da accettare. 

I wanted to talk about the need to face the darkness in ourselves and in our lives. That was the core idea for me, to take a woman who’d really run away from a terrible situation for many years and have to face it.

Volevo parlare del bisogno che tutti abbiamo di affrontare il lato oscuro che risiede in noi. È questo il tema principale, per me: quello di analizzare la storia di una donna che per anni scappa da una situazione terribile, ma che infine deve affrontare.

E finalmente Amelia affronta Babadook. Lo vede e lo riconosce, e difende Samuel dal mostro con tutta la sua voce, con tutte le sue forze. E questa volta è Babadook a spaventarsi, perché è stato finalmente aggredito. Scappa, scende in cantina, e lì resta assieme al ricordo del marito, lasciandola libera e leggera di un peso che per sei lunghi anni non le aveva permesso di vivere. Ma non lo uccide. No. Perché Babadook è ancora lì con lei, ma ora che lo ha riconosciuto e accettato, ora che ha capito che anche l’odio le è concesso, è in grado di domarlo. Perché se i propri mostri vanno prima riconosciuti, poi vanno accettati. E come capiremo alla fine del film, vanno anche addomesticati e nutriti. Accettare il mostro, andarlo a trovare giù in cantina e portagli da mangiare, serve ad Amelia per ricordarsi che anche le parti più buie e fragili di lei, alla fine, vanno accolte ed amate come parte del tutto, come parte dell’imperfezione e fallibilità che tutti, nessuno escluso, abbiamo il diritto di avere.

Quindi il mostro di Babadook non è altro che la rappresentazione di quel luogo oscuro che risiede in noi che davvero ci trasciniamo per tutta la vita se non lo riconosciamo e accettiamo. Se neghiamo la sua esistenza, il Babadook diventerà una bestia feroce e selvaggia che non ci lascerà vivere in pace, né con noi né con nessun altro. È un luogo tenebroso e tante volte mai solcato a causa dei tabù dettati dalla società o dal timore di far soffrire qualcun altro. Una parte di noi, tuttavia, che esiste e che fa parte della nostra umanità perfetta proprio perché anche sbagliata, che una volta accettata renderà tutto più semplice e tollerante nei confronti di noi stessi, perché ci saremo perdonati.

[il film ce lo ha fatto conoscere Federico Frusciante in uno dei suoi bellissimi video che trovate qui]

Se invece cercate il film potete trovarlo qui

Fonti

F. Botting, GOTHIC, London New York: Routledge, 1996.
E. Markman, THE HISTORY OF GOTHIC FICTION, Edinburgh: Edinburgh University Press, 2000.
M. Vanon Alliata, NEL SEGNO DELL’HORROR: FORME E FIGURE DI UN GENERE, Venezia: Cafoscarina, 2007.

https://www.filmjournal.com/node/10171
https://www.theguardian.com/film/australia-culture-blog/2014/may/20/the-babadook-i-was-screaming-all-day
https://www.theguardian.com/film/2014/oct/18/the-babadook-jennifer-kent
https://www.denofgeek.com/movies/the-babadook/32451/jennifer-kent-interview-directing-the-babadook

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