The Haunted Island – A Frog Detective Game: come essere originali con poco

 

Sono diversi anni che gioco quasi esclusivamente a titoli indipendenti: il motivo più pragmatico è la mancanza di abbastanza potere d’acquisto per potermi permettere console, gaming rigs e titoli AAA; l’altro motivo è ideologico e si basa sulla mia convinzione che i prodotti di piccoli team sono ciò che davvero portano avanti il medium, trovando nelle ovvie limitazioni che comportano la produzione di questi un terreno fertile dove poter sperimentare, prendere rischi e, allo stesso tempo, intrattenere in modi quasi inaspettati.

Per questo vorrei parlarvi di The Haunted Island – A Frog Detective Game di Grace Bruxner.

Rilasciato nel tardo 2018, è un’avventura investigativa ambientata in una minuscola isola popolata da animali antropomorfi.

I fattori che caratterizzano questo gioco rispetto alla marea di prodotti presenti negli store di Steam e Itch, presi singolarmente, non scomoderebbero nemmeno il più appassionato indie player. La loro forza deriva dalla loro sinergia e dalla loro coerenza pur rimanendo sempre nel minimalismo delle risorse. E’ un gioco che, pur prendendo ispirazione dalla serietà quasi solenne di alcuni titoli dello stesso genere (à là The Witness o Myst), non si prende sul serio e pretende che il giocatore non lo prenda seriamente.

Il gameplay è già stato visto e rivisto: cammini su quest’isola minuscola dialogando con i vari personaggi, risolvendo puzzle al limite dell’ovvio per cercare di concludere il caso.

I dialoghi sono lineari e basta selezionare tutte le opzioni per mettere insieme tutti i pezzi.

I personaggi sono modellati in modo stranamente semplice, quasi presi direttamente da dei disegni di qualche bambino.

Ma, DIO, quanto ho riso nell’ora scarsa che ci vuole per finirlo completamente. In alcuni momenti ho riso letteralmente di gusto, non ho mai trovato questi elementi come “cringy” o al di fuori del mio tipo di umorismo.

Le parti del caso saranno sì ovvie, ma il modo in cui vengono presentate, tramite gli scambi costanti di battute e momenti imbarazzanti, fanno dimenticare che stai risolvendo un caso da investigatore privato. Raccogliere in giro le componenti per creare un esplosivo è semplice, ma la semplicità viene completamente oscurata quando scopri che le componenti sono lana, oro, dentifricio e pasta (si, per andare avanti nel gioco hai bisogno di un piatto di pasta). L’unico oggetto utilizzabile è una lente d’ingrandimento: non ti servirà mai se non per vedere i personaggi distorcersi, ma che detective saresti se non avessi lo strumento più caratteristico di questa professione?

I dialoghi, DIO, i dialoghi. Come detto prima, ai fini del puro gameplay non ti serve un background in RPG col massimo dei voti: basta selezionare tutte le scelte di dialogo che ti vengono proposte e assolutamente solo quello. Ma come ogni personaggio ha le sue paturnie, il suo modo di sdrammatizzare o solo di interfacciarsi con il protagonista rende il tutto assolutamente unico. E’ una commedia umana (o animale) che non ti lascia in pace finché non è sicura di strapparti almeno un sorriso. Il tipo di umorismo è tra l’observational (simile ad un Jerry Seinfeld depotenziato), il quasi nonsense (facendo un nome, direi Sio) e una spruzzatina di imbarazzo generale (che ricorda vagamente The Office). La ciliegina sulla torta che rende il tutto ancora più adorabile e leggero è il font utilizzato in tutti i testi scritti del gioco: un font hand drawn che ricorda la grafia di un ragazzino alle prime armi con la scrittura.

Ciò che regge tutto questo universo comico è la resa stilistica dell’estetica: il suo stile low-poly non fa che rinforzare la mancanza di serietà che il gioco pretende dal giocatore. Tutti gli assets, come da manuale, sono squadrati, senza texture, ma senza mancare di carattere. L’isola è popolata da piccole creature marittime sempre con un’espressione stupidamente felice, che grazie a delle animazioni scarne rendono viva l’ambientazione.

I personaggi (protagonista compreso) non sono da meno: tutti squadrati, con delle espressioni facciali semplicissime: occhi a palla e una bocca che può variare dal felice all’indifferente al triste. Nonostante ciò sono tutti riconoscibili e le animazioni dei loro movimenti e delle espressioni facciali sono divertentissime nella loro semplicità.

see you, space cowboy…

Concludendo, The Haunted Island – A Frog Detective Game è una piccola perla: se dovessi descriverlo con due parole, sarebbero “funny” e “cute”. La forza che ti cattura è la caratteristica di ogni gioco fatto per bene, ovvero come tutti gli elementi che lo compongono si rinforzano l’un l’altro per creare una coesione che senza alcun tipo di profondità sostanziosa in termini di design, trama o gameplay, riescono a catturarti, a divertirti e a farti pensare che hai speso bene sia il tuo tempo che i tuoi soldi. Sembra sia un gioco fatto da bambini per bambini, ma come ogni cartone animato per adulti, c’è uno strato leggermente più maturo che fa sorridere anche i più grandi, facendo anche riflettere su come questo tipo di prodotti è fatto con una passione difficile da passarci sopra.

Per chi fosse interessato ad approfondire tutti gli aspetti che qui ho menzionato, la creatrice ha condiviso molto del suo processo creativo in un talk presso la GDC (Game Developers Conference): Building Games Around Humor: Lessons from The Haunted Island, a Frog Detective Game – YouTube

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