AsianFiles: 5 film asiatici d’animazione da vedere

Altro giro, altra corsa e questa volta parliamo dei 5 film di animazione giapponese che, a mio avviso ovviamente, più hanno lasciato il segno nella storia di questa arte.

1. Akira
2019, la terza guerra mondiale è appena finita, In una Neo-Tokyo piena di insegne al neon e decadenza, bande di motociclisti si affrontano lungo le strade della metropoli. Tutto sembra tranquillo, fino alla notte in cui Tetsuo, uno dei membri della gang di Kaneda, rimane vittima di un incidente e viene trasportano dai militari in un laboratorio segreto. Da qui partiranno le mille disavventure di Kaneda, tra atmosfera cyberpunk, elementi paranormali e operazioni governative top secret, per ritrovare l’amico rapito.
Un film immenso datato 1988, dal budget di un miliardo e 100 milioni di yen (la cifra più alta mai concepita in quegli anni per realizzare un film d’animazione), per il quale Otomo mette insieme dieci compagnie di produzione giapponesi (il cosiddetto AKIRA Committee), migliaia di animatori, sei studi animati e innovazioni tecnologiche di ultima generazione, credenziali che proiettano inevitabilmente quest’opera tra le più grandi meraviglie grafiche di sempre. Uno scenario suggestivo, animazioni fluidissime e una colonna sonora potente, sono i biglietti di visita con cui Akira, sul finire degli anni ’80, sconvolge la critica internazionale del cinema, scolpendo nell’immortalità il nome di Otomo e aprendo le porte dell’occidente, qualche anno dopo, ai vari Oshii, Kon e Miyazaki e i grandi film di animazione giapponese.


2. Perfect Blue

Satoshi Kon appunto (che si forma lavorando proprio per Katsuhiro Otomo) nel 1997 si cimenta nel suo primo lungometraggio animato, uno spaccato della società giapponese ambientato in una Tokyo nel pieno boom di internet, creando una delle opere che più ha influenzato alcuni tra i registi hollywoodiani più osannati degli anni seguenti.
Perfect Blue è la storia di una giovane cantante di un gruppo Idol diventata attrice la cui carriera sotto i riflettori della ribalta inizia però ad allentare la sua presa sulla realtà, non riuscendo più a distinguere le sue azioni reali da quelle immaginarie.
Uno psicho-thriller perfettamente congegnato: Il regista prende le basi narrative del noir per svilupparle attraverso una complessa sequenza di flashback, buchi narrativi volontari, immagini surreali, effetti destabilizzanti di film nel film, un film unico.
Tra i fan della pellicola c’è sicuramente il regista Darren Aronofsky che, guardando l’immagine qui sotto, c’è da pensare abbia preso in prestito interamente la scena della vasca da bagno dal film di Kon per il suo film Requiem for a Dream (2000).

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Anche il Cigno Nero (2010), sempre di Aronofsky (e daje zio, di nuovo!), è un’ottima estrapolazione dei temi esplorati in Perfect Blue (o un plagio visto che il regista non ha mai ammesso di essere stato influenzato dalle opere di Kon per il suo film), basta sostituire la protagonista “cantante/attrice” con “ballerina” ed il gioco è fatto.

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3. Ghost in the Shell
Insieme ad Akira è il film che, tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90, ha aperto le porte dell’occidente all’animazione giapponese e, a mio avviso, dopo questi due “colossi” non si è più raggiunto un tale impatto da parte dell’animazione jappa sul cinema mondiale (da notare quanto Matrix debba a questo film sia dal punto di vista concettuale che estetico).
Nel 1995 Mamoru Oshii porta sul grande schermo il riadattamento dell’omonimo manga di Masamune Shirow del 1989 restando molto fedele all’originale, condensando in poco più di un ora una storia ricca e articolata.
Si tratta di lungometraggio animato ambientato nel 2029 in cui gli androidi sono perfettamente integrati nella vita sociale di tutti i giorni.
In questo scenario la protagonista, il maggiore Motoko Kusanagi (un cyborg), indaga sugli attacchi informatici di un hacker noto come “Il Burattinaio”, accompagnata dai colleghi Batou, e da Togusa. Nel corso dell’indagine Kusanagi non potrà evitare di riflettere sul suo esistere, sulla ragione del suo essere, sulla sua lenta e graduale presa di coscienza di sé e del mondo.

ghost

Non un semplice cartone animato ma un prodotto impeccabilmente realizzato che offre riflessioni trasversali sulla percezione dell’essere e dell’esistere: filosofia e fantascienza, legate tra loro con una potenza di contenuti straordinaria e, al tempo stesso, una magnificenza visiva capace di generare vero e proprio stupore.
La regia di Oshii è volutamente lenta, estremamente pensata e incentrata sui primi piani ma funziona perfettamente, donando carisma ai diversi dialoghi e spessore ai personaggi di questo inquietantissimo thriller.
Inoltre è confezionato egregiamente: straordinarie fusioni tra disegni a mano e CG, grandissima fluidità delle animazioni, potente colonna sonora new age; tutti elementi che contribuiscono più e più volte a stordire lo spettatore, immergendolo nell’oscura, quasi claustrofobica, civiltà iper-tecnologica e alimentando il suo senso di estraniamento.
Molti ritengono questo film il meno “Oshiiano” per via della troppa fedeltà al fumetto ma personalmente credo che il regista qui sia andato oltre il manga originale per spessore, caratterizzazione dei personaggi e per profondità di contenuti, paragonabile, e non crediate che io stia esagerando, a 2001: Odissea nello spazio e Blade Runner.

 

4. Princess Mononoke
Non potevo stilare una classifica dei migliori film d’animazione giapponese senza citare almeno un film del grande Hayao Miyazaki, la scelta è stata dura perché tutta la sua filmografia potrebbe rientrare in una classifica ma se devo sceglierne uno solo scelgo Princess Mononoke del 1997,tra i film di Miyazaki che forse più mi è rimasto nel cuore.
In questo film, più che in tutti gli altri, il regista manifesta la sua passione per la dicotomia uomo-natura, simbolismo caro a Miyazaki ma che mai raggiungerà tale potenza, così potente da rendere questa pellicola forse la più cruda e “violenta” di tutta la sua produzione: sangue, mostri, lotta frenetica; mai come in questo film il regista ci propone così tanta potenza visiva, solitamente legata ad immagini sognanti e oniriche, con avventure fanciullesche e ambientazioni fiabesche.
Qui non esiste distinzione tra buoni e cattivi, vi è un’esaltazione dell’odio, della guerra e della cupidigia dell’essere umano, un ritratto dell’uomo e della vita, che Miyazaki restituisce in tutte le sue sfaccettature e sfumature.
Per la visione in italiano consiglio la versione ridoppiata del 2014 dove, diversamente da quella originale, i dialoghi sono più fedeli e meno approssimati.

 

5. Paprika
Nonostante la ristretta produzione di Satoshi Kon vi ficco un altro suo film per chiudere la cinquina, sto parlando di Paprika.
“un capolavoro, se non l’avete visto, fatelo!”
Potrei chiuderla qua, non ci sarebbe altro da aggiungere per convincere qualcuno a vedere questo film ma visto che la rubrica lo richiede, vediamolo un po’ più nel dettaglio.
Il film del 2006, ultima opera di Kon, è forse uno delle migliori espressioni cinematografiche riguardanti il tema del sogno, famoso per aver ispirato Inception di Nolan (anche se non credo l’abbia mai ammesso) ma al suo interno troviamo tantissime citazioni o omaggi al cinema, in particolare a registi visionari quali Kubrick e Cronenberg.

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Vi ricorda qualcosa questo bar?
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Qui la citazione a Videodrome di Cronenberg è innegabile

Per quanto riguarda la trama, un’invenzione nota come DC Mini permette agli psicoanalisti di immergersi nei sogni, e quindi nel subconscio dei propri pazienti in modo da conoscere e curare stati alterati e problematiche nascoste dell’io. Le DC Mini vengono custodite con la massima attenzione, eppure alcune di queste vengono rubate. La creazione di un “sogno collettivo” che minaccia la distruzione dell’intera umanità spinge quindi la dottoressa Atsuko Chiba ad entrare in azione all’interno del sogno, per scongiurare l’imminente catastrofe.
Un film difficile, non tanto per la trama, ma piuttosto per il ritmo serrato che Kon ci propone, mai una pausa, mai un momento in cui possiamo riposarci dal sapere se siamo nel sogno di qualcuno o nella realtà, un bellissimo viaggio onirico e visionario nel quale anche noi inevitabilmente veniamo risucchiati dentro.
Vi consiglio di recuperare anche le altre opere di Kon, un regista morto prematuramente all’età di 46 anni con solo 4 film all’attivo, uno migliore dell’altro, ma che lo hanno consacrato tra i migliori registi anime di sempre.
Un uomo dallo straordinario talento e dalla classica pacatezza nipponica, tratto distintivo anche nella sua ultima lettera pubblicata poco prima della sua morte sul suo sito web, dove saluta tutti con la frase:
“Con il cuore colmo di gratitudine verso tutto ciò che esiste di buono a questo mondo, poso la penna.
Vogliate scusarmi, ora devo andare.”  Satoshi Kon

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Si si Nolan, tutta farina del tuo sacco Inception…

 

 

Bene… Arrivati alla fine anche di questa Top 5, spero sia stata di vostro gradimento, ci vediamo alla prossima.

Hail Fanacea!

 

 

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