Utopia: tra sangue e colori fluo

Giallo è la prima definizione di Utopia che mi viene in mente. Giallo come il genere, con una trama intricata e talmente fitta di particolari che perdercisi è davvero un secondo. Giallo come i colori ultra-saturi che il direttore di fotografia utilizza, che rendono l’Inghilterra dei giorni nostri (teatro di questa storia) quasi aliena, dando un taglio assolutamente unico alla serie. Giallo come la borsa da torturatori dei misteriosi personaggi che vedremo apparire nei primi secondi della serie.

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[This is a spoiler free zone, don’t worry!]

Diletti linguistico-cromatici a parte, Utopia si presenta come una serie made in UK che tocca apici altissimi e che, onestamente, mi sorprende non sia acclamata come capolavoro della TV e sia invece relegata al ruolo di serie cult, seguita da pochi appassionati e tragicamente stroncata alla seconda stagione.

Utopia si svolge nell’Inghilterra dei giorni nostri, in un presente per alcuni versi più cupo (si parla ogni tanto di scontri per scorte alimentari e tensione sociale) e per altri versi più splendente (niente Brexit e Trump, per dire). I protagonisti sono personaggi molto diversi tra loro, tutti accomunati da un filo rosso che li collega: sono tutti appassionati di “Utopia”, una graphic novel scritta da un uomo affetto da schizofrenia ed i contenuti della quale sembrano avere sinistre sfumature di complotti e tremende macchinazioni segrete. Quando si viene a sapere dell’esistenza di una seconda parte mai pubblicata, alla ricerca di quest’ultima si unisce uno spietato gruppo apparentemente pronto a qualsiasi atrocità pur di mettere le mani sui presunti segreti custoditi dal manoscritto. Di più non mi sento di dire per evitare spoiler.

La serie è piuttosto breve (due stagioni da 6 puntate ciascuna, ogni puntata dura tra i 45 ed i 50 minuti) e trae beneficio da ciò: non esistono tempi morti, ogni puntata è un mix esplosivo di colpi di scena, rivelazioni ed una trama che ogni volta che sembra essere scontata rivela sempre qualche retroscena che getta una luca diversa su tutto ciò che sappiamo. Il doppio/triplo/quadruplo gioco è all’ordine del giorno ed i protagonisti sembrano scendere man mano nel vortice delirante che non sono assolutamente preparati ad affrontare. La violenza è all’ordine del giorno e non mi sentirei di consigliare questa serie se sangue e torture sono qualcosa che non siete in grado di affrontare in una serie.

Come accennavo nell’introduzione, infine, la fotografia è molto curata ed è la ciliegina su questa torta di sangue e segreti. I colori sono saturi, i campi lunghi ed i primi piani significativi, il tutto unito in un mix di una qualità paragonabile a Breaking Bad, un incubo al neon da cui personalmente non ho potuto (e voluto) svegliarmi fino all’ultima puntata.

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Recitazione eccellente, anche dai più giovani membri del cast, regia fenomenale ed una grande trama: fatevi un favore e guardatela.

Qui di seguito l’intro del primo episodio (migliore di qualsiasi trailer)

E come sempre,

Hail Fanacea!

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